
Spezzano della Sila - In riattivazione tre antichi forni che furono in funzione in altrettante popolose frazioni silane. La realizzazione del progetto, varato in partenariato dalle amministrazioni comunali di Spezzano della Sila (capofila), Casali del Manco e Celico, è resa possibile da un contributo di 150 mila euro stanziato dal Gal Sila. L’iniziativa del Gruppo di azione locale rientra in un programma di sostegno per studi e investimenti, presentati dai comuni anche in forma associata, relativi alla manutenzione, al restauro e alla riqualificazione del patrimonio culturale e naturale dei villaggi, del paesaggio rurale e dei siti ad alto valore naturalistico, compresi gli aspetti socioeconomici di tali attività.
“Il Gal – spiega una nota - mira al recupero e alla riqualificazione di immobili tipici dell’architettura e del paesaggio rurale, che rivestono interesse storico e/o testimoniale, rappresentando significative testimonianze materiali della storia e della cultura delle comunità rurali locali, delle rispettive economie agricole tradizionali e dell’evoluzione del paesaggio rurale”. Il progetto integrato che è stato finanziato prevede il recupero di tre forni sociali che ebbero un ruolo fondamentale nell’immediato dopoguerra, quando le famiglie contadine autoctone o assegnatarie di fondi dell’allora Opera Sila producevano da sé il grano, lo trasformavano in farine per poi produrre il pane. “L’obiettivo – si legge ancora nella nota del Gal – è quello di riattivare i forni di comunità per il recupero delle tradizioni e i sapori della tipicità, per poter offrire a residenti, visitatori e turisti ulteriori momenti di aggregazione e di coesione sociale, attraverso eventi e manifestazioni. I forni saranno gestiti da associazione di volontariato, ma saranno aperti a chiunque vorrà usufruirne: famiglie, associazioni che promuovono l’educazione alimentare, corsi di panificazione, valorizzazione di prodotti a “chilometro zero” e di ricette altrimenti dimenticate”. Da un lato, s’intende conservare “il pregio di tali beni e il loro valore storico-culturale o di testimonianza della memoria e tradizioni locali, anche attraverso una destinazione d’uso compatibile”, dall’altro, si vuole contrastare “il degrado o l’abbandono del patrimonio locale, valorizzando i siti di cui tale patrimonio è parte integrante”. Più complessivamente, l’operazione prevede la creazione di un percorso-itinerario che contribuisca a diversificare e a destagionalizzare l’offerta turistica, conservare il paesaggio, promuovere le tipicità locali attraverso il diretto contatto con i turisti e favorire la creazione di opportunità occupazionali nelle zone rurali. (lmp)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
