In Calabria sono residenti 94.203 stranieri: presentato il Dossier statistico Immigrazione 2023

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Catanzaro – Sono 94.203 gli stranieri che vivono in Calabria, il 5,1% della popolazione. È quanto emerge dalla 33esima edizione annuale del Dossier statistico Immigrazione 2023 (curata dal Centro Studi e Ricerche IDOS in collaborazione con il Centro Studi Confrontie l’Istituto di Studi Politici “S. Pio V”) presentato in contemporanea in tutte le regioni. Per la Calabria l’evento si è svolto a Catanzaro, all’Università Magna Graecia. Presenti Aquila Villella, Direttrice Dipartimento di Giurisprudenza, Economia e Sociologia Maura Ranieri, Responsabile Commissione Dipartimentale Attività di Terza Missione, Antonino Mantineo, Responsabile Centro di Ricerca “Laboratorio di Storia giuridica ed economica”. Successivamente, sono seguite le relazioni di alcuni docenti dell’Università Magna Graecia. Un flusso che è sempre esistito e continuerà ad esistere.

In Italia, il numero dei cittadini stranieri residenti - immigrati o nati nel Paese - si è assestato, nell’ultimo quinquennio, sui 5 milioni (5.050.257 il dato provvisorio del 2022, l’8,6% della popolazione), mentre sono saliti a quasi 6 milioni gli italiani residenti all’estero (erano 4 milioni nel 2010), che nel 2018 avevano conosciuto un picco di espatri (155.900) gradualmente ridottosi nei 4 anni successivi (82.500 nel 2022). Il dato calabrese, quindi, si colloca al di sotto della media nazionale che è dell’8,6%. Tra i primi paesi per numero di residenti in Italia, gli stranieri arrivano da Romania, Marocco e Albania. Per quanto riguarda l’ambito lavorativo, tra i settori di attività con maggiore incidenza di stranieri vi è quello del lavoro domestico, poi agricoltura, alberghi e ristoranti, costruzioni. E, in riferimento al numero di occupati, dopo un calo registrato durante la pandemia da Covid, in Calabria, nel 2022 il numero di occupati stranieri è aumentato dell’1,5% rispetto all’anno prima.

A dieci anni dal naufragio di Lampedusa del 3 ottobre 2013 e a meno di un anno da quello di Cutro, tragici eventi costati la vita a centinaia di migranti, il contrasto all’immigrazione irregolare -si legge nella presentazione del dossier - si sta concentrando non sui trafficanti (da non confondere con gli scafisti alla guida delle imbarcazioni) ma sui migranti, accomunati e confusi nella categoria dell’irregolarità, anche quando sono persone in fuga da guerre, crisi climatiche e gravi violazioni dei diritti umani.

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Dal Report emerge che “nel 2022, su oltre 500.000 stranieri stimati in condizione di soggiorno irregolare in Italia (un decimo rispetto ai poco più di 5 milioni regolarmente residenti), soltanto a 36.770 è stata intimata l’espulsione, circa 1 ogni 14 (inclusi 2.804 afghani e 2.221 siriani, che pure fuggono da Paesi in guerra e da gravi pericoli per la propria persona). Di questi, solo 4.304 (11,7%) sono stati effettivamente rimpatriati: una quota estremamente bassa e inferiore a quelle registrate perfino negli anni dell’emergenza sanitaria (15,1% nel 2021 e 13,7% nel 2020), caratterizzati da forti restrizioni nella mobilità internazionale”.

“Preoccupa - si legge - il passaggio da un modello di accoglienza basato sulla protezione e l’inclusione dei richiedenti asilo a un sistema che ne produce l’isolamento, li considera irregolari e li tratta come un pericolo sociale. Invece di incentivare canali sicuri di ingresso per scongiurare ulteriori tragedie in mare e lungo le rotte terrestri, si sta realizzando uno smantellamento del diritto d’asilo e del relativo sistema di accoglienza. Un’opzione che si scontra con la realtà globale di un mondo in cui i migranti forzati già superano i 108 milioni di persone (per il 40% minori) e continueranno ad aumentare nel medio-lungo periodo”.

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