In Calabria 162 Comuni non hanno nessun laureato fra i dipendenti, a Lamezia sono il 25%

 

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Lamezia Terme - Pochi giovani e pochi laureati. E' questo lo spaccato sulle pubbliche amministrazioni in Italia fotografato dalla fondazione Openpolis nell'analisi sulla composizione del pubblico impiego negli enti locali da nord a sud. E in questo studio - sebbene ci siano realtà più avanzate - nessun luogo d'Italia sembra sfuggire a una realtà consolidata nella Pa: ovvero il personale è per lo più anziano e con percorsi scolastici che nella stragrande maggioranza dei casi non superano il diploma di scuola superiore. "I titoli di studio - spiegano dalla fondazione - aiutano a comprendere il livello di competenze del personale, importanti per lo svolgimento delle mansioni nei comuni. Negli enti locali risultano occupati meno laureati rispetto al resto della pubblica amministrazione. Nel 2020, circa 1 lavoratore su 2 degli enti locali aveva almeno il diploma di scuola superiore mentre il 17% dei comuni non riportava laureati tra i suoi lavoratori dipendenti. Il titolo di studio è uno degli elementi che permette di mettere a fuoco le competenze dei lavoratori, un aspetto importante per il funzionamento efficace della pubblica amministrazione".

"Ad esempio - fanno ancora notare gli analisti della fondazione - è una questione cruciale se si pensa al ruolo che le amministrazioni hanno all’interno del piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr): spesso questi enti sono chiamati a svolgere il ruolo di soggetti attuatori, ovvero partecipare ai bandi ministeriali per assicurarsi le risorse previste dal piano. Inoltre, dopo essere stati ammessi ai finanziamenti, devono assegnare i lavori attraverso le gare d’appalto e assicurarsi che il processo rispetti tempi e vincoli previsti. Infine, contribuiscono alla rendicontazione finale fornendo i dettagli dei progetti di cui hanno responsabilità".

I numeri in Italia 

Nel 2020, la maggior parte degli occupati negli enti locali italiani aveva la licenza di scuola media superiore. Parliamo di 193mila persone, che rappresentavano il 53% dei lavoratori e lavoratrici nel comparto. Seguivano coloro che avevano la laurea (circa 97mila, il 27%) e quelli che avevano finito la scuola dell’obbligo (66mila, il 18%). Erano poco più di 5.400 invece i lavoratori che avevano portato a termine un percorso post laurea, pesando per il 2%. Nel 2020, 1.287 amministrazioni non avevano personale laureato tra i lavoratori dipendenti. La maggior parte di questi si concentrava in Piemonte (446) e in Lombardia (274). Erano invece 65 le amministrazioni in cui non c’è nessun lavoratore con almeno la laurea, anche in questo caso si trovano principalmente in Piemonte (25). Limitandoci ai capoluoghi, quello che riportava la quota di laureati maggiore è Livorno (55%), a cui seguivano Pescara (49%), Carbonia (48%) e Bari (47%). Le percentuali minori invece a Trapani (13%), Siracusa (12%), Caltanissetta e Agrigento (10%). Per quanto riguarda invece i lavoratori con almeno il diploma di scuola secondaria superiore, tutti gli occupati del comune di Lecco ne erano in possesso. Alte quote anche a Roma (96%), Livorno e Pescara (95%). Solo in un capoluogo l’incidenza scendeva sotto il 47% (Ascoli Piceno).

I numeri in Calabria

La Calabria segue il trend nazionale ma paga il dato di essere formata per lo più da piccoli Comuni all'interno dei quali è alta l'incidenza di chi non possiede una laurea. Vi sono diverse amministrazioni che non hanno, ad esempio, neanche un laureato nei propri ranghi come: Vazzano, Jacurso, Cerva, Martirano, Motta Santa Lucia. La fondazioni ha contato 162 enti locali con la voce zero a laureati. Quanto ai grandi Comuni: a Catanzaro sono il 38%, a Cosenza il 35%, a Crotone il 35%, a Reggio Calabria il 23%. Nel Comune di Lamezia sono il 25%, percentuali ben più basse nei comuni limitrofi: a Soveria Mannelli il 9%, a Falerna l'8%, a Gizzeria il 29%, a Decolattura il 18%.

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