Lamezia, storia e tradizioni del gusto nella II edizione del libro “Alla ricerca del cibo perduto” di Ardito e Iacopetta

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Lamezia Terme - Non un semplice libro di ricette ma un viaggio storico, culturale, gastronomico e antropologico attraverso la tradizione di un intero territorio: quella legata al gusto e alla tavola, quella che si declina nei diversi periodi dell’anno, nelle festività, nelle varie fasce della popolazione, dalla montagna al mare, dalla macchia alle campagne coltivate: “Alla ricerca del cibo perduto” si propone di essere tutto questo, e fa di questa sfida il segreto della propria originalità.

“Rinunciando a determinati cibi, legati alla tradizione, rinunciamo ai nostri simboli, e una società in cui le radici popolari sono sbiadite diventa preda delle mode: la finalità del libro è quella di riconsegnare la propria identità alle future generazioni”, sottolineano gli autori Manuelita Iacopetta e Pietro Ardito durante la presentazione alla libreria Tavella, coordinata dalla giornalista Maria Scaramuzzino, introdotta dai saluti del titolare Gioacchino Tavella e animata dai versi a tema del poeta vernacolare Salvatore De Biase. Il libro è stato presentato in una nuova veste grafica, curata da Mayla De Fazio, studentessa dell'Accademia di Belle Arti di Catanzaro, per Grafichéditore dei coniugi Perri e Fragale, con il sottotitolo “Manuale di Sovranità Alimentare per la Calabria del Terzo Millennio”.  

Una novità che porta con sé l’idea – solo apparentemente moderna, come sottolineato dal responsabile lametino di Slow Food Pierluigi Tavella – di preservare attraverso la memoria e l’autodeterminazione il multiforme patrimonio gastronomico della tradizione regionale, una delle principali ricchezze culturali di cui il territorio dispone, non sempre adeguatamente valorizzata. Ne è testimone Nico Serratore, coordinatore generale del Festival “Ali sul Mediterraneo – Libri e Cultura”, secondo il quale il libro, per queste ragioni, “non è solo divertente e interessante, ma anche necessario”.

L’opinione è rafforzata dal parere tecnico del consulente lattero-caseario Fabio Talarico e del rappresentante di ARA Calabria Flore De Nardo, i quali hanno sottolineato l’importanza delle variabili legate al territorio – quali biodiversità, salubrità, clima – rispetto alla qualità delle materie prime che danno vita ad un prodotto che lo caratterizza. È il caso del Caprino nicastrese, il formaggio di capra derivato dalla specie autoctona nicastrese, recentemente studiata e identificata scientificamente, come riferito da De Nardo, nonché oggetto di un monitoraggio finalizzato alla valorizzazione da parte di Slow Food. Il Caprino è stato parte integrante di un ricco buffet organizzato al termine della presentazione, con le ricette tratte dal libro e molti prodotti forniti dai partner, per la gioia del palato degli astanti.

Giulia De Sensi

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