Lamezia, “Donne custodi, Donne combattenti": giuristi a confronto sul libro del Pm Marisa Manzini

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Lamezia Terme - “Donne custodi, Donne combattenti. La signoria della ‘ndrangheta su territori e persone”. È il titolo del libro di Marisa Manzini, sostituto procuratore presso la Procura generale di Catanzaro, presentato presso il Tribunale di Lamezia. Un appuntamento significativo e di confronto al quale, oltre all'autrice, ha preso parte un nutrito parterre. Ad introdurre i lavori, l’avvocato Angela Davoli, vicepresidente Comitato pari opportunità di Lamezia Terme che ha anche svolto il ruolo di moderatrice dell'incontro e stimolando il dibattito.

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Quindi, i saluti dell’avvocato Giuseppe Pandolfo, Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Lamezia Terme, che ha parlato di un “libro di facile comprensione che mi ha sorpreso e meravigliato, scritto in maniera assimilabile per i giovani. So che spesso la dottoressa Manzini ha un ruolo significativo andando nelle scuole e la ringrazio per questa sua opera”.

Il sindaco Paolo Mascaro, ha accennato agli inizi della sua carriera “quando la Manzini - ha detto - era al Tribunale di Lamezia facendo un lavoro assiduo e importante contro la criminalità organizzata. Un libro come questo, e occasioni così, rappresentano l’architrave per le nuove generazioni, esempio di un messaggio positivo da portare avanti”. L’avvocato Renzo Andricciola, presidente della Camera penale ha messo in luce il significato del libro “una piacevole sorpresa perché si parla di 200 anni di storie di mafia in 126 pagine. Ho scoperto fatti e circostanze - ha evidenziato - che, nonostante il mio lavoro ed essere radicato in Calabria, erano e me sconosciuti e questo libro mi ha arricchito ulteriormente”.

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Un libro, quello della Manzini, che parla tra l'altro di donne di mafia che hanno avuto il coraggio di ribellarsi e "rompere" il vincolo sacrale della devozione alle "famiglie". E l'autrice il Pm Marisa Manzini, nel suo intervento, rotto all’inizio da un filo di emozione “perché - ha sottolineato - parlare in questo Palazzo che è stato il mio primo amore mi emoziona particolarmente. Oggi per me è un ritorno piacevole. Io ho pensato di mettere a disposizione quello che è stata la mia esperienza scrivendo il libro, questo è il secondo dopo "Fai silenzio ca parrasti assai", per metterlo a disposizione dei giovani. Libri semplici per andare anche nelle scuole”. La Manzini ha sottolineato "come sia importante, come diceva Borsellino, parlare di mafia e nel caso della Calabria di ‘ndrangheta. Non vorrei tuttavia - ha precisato la Manzini - che passi come una voglia di apparire da parte mia. I proventi vanno tutti ad un’Associazione, Fervicredo che si occupa delle vittime della criminalità e del dovere".

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Altro significativo contributo al dibattito, quello di Marica Brucci Sostituto, procuratore del Tribunale di Lamezia. “Un libro che ho trovato estraneamente interessante, approcciandomi alla lettura come cittadino più che come magistrato. Ho apprezzato questo libro perché parte dalle origini della ‘ndrangheta; con passaggi chiari, semplici e disarmanti, utili per i giovani e in generale per conoscere il fenomeno della criminalità organizzata”. Nel corso del dibattito, si è parlato di alcuni dei contenuti del libro, con passaggi letti dall'avvocato Davoli che hanno avuto animato la discussione. Si è parlato della scoperta “a Nicastro di uno dei primi codici mafiosi, dell’inizio dei sequestri di persona in questo territorio”. Del ruolo delle donne nelle “famiglie” di 'ndrangheta, della “distorta concezione della religione” che hanno i mafiosi con tanto di simbologia che rimanda alla devozione di Santi.

A.C.

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