Lamezia, lotta al lavoro precario e allo sfruttamento nell'iniziativa Pd “Combattere le disuguaglianze per sconfiggere le mafie” al Chiostro

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Lamezia Terme - Un incontro pubblico che si inquadra in un’ottica di apertura al territorio, quello voluto dalla Federazione Provinciale PD nella cornice all’aperto del Chiostro San Domenico, sul tema “Combattere le disuguaglianze per sconfiggere le mafie”, un punto al quale si vorrebbe dare un carattere programmatico, nelle linee d’orientamento del partito rispetto alle politiche per il Mezzogiorno. Ne hanno discusso, insieme con l’ospite speciale della serata don Giacomo Panizza di Comunità Progetto Sud, in un incontro moderato dal segretario provinciale Domenico Giampà, e introdotto dal segretario cittadino Gennarino Masi, il giornalista Sandro Ruotolo componente della Segreteria Nazionale Pd, il segretario regionale Pd Nicola Irto, la presidente del Pd regionale Giusy Iemma, la vicepresidente della Commissione Regionale anti ‘ndrangheta Amalia Bruni.

In apertura Giampà ha voluto esprimere a nome del partito, per il tramite di don Panizza, piena solidarietà a don Luigi Ciotti per le parole violente che gli sono state recentemente rivolte da Matteo Salvini, “rappresentante delle Istituzioni”, nel dibattito inerente il Ponte sullo Stretto. Altro tema collaterale, toccato da Masi in introduzione, la questione dei presunti sperperi sull’illuminazione pubblica di pertinenza comunale, a proposito dei quali “sarà presentata a breve una denuncia a nome del partito alla Corte dei Conti”. Il dibattito prosegue sul tema prescelto, incentrato sulla scelta del PD di effettuare, a partire dal Mezzogiorno, una lotta alle povertà materiali ed educative, contro il lavoro precario o sommerso e contro lo sfruttamento delle fasce fragili, degli immigrati e dei minori – “secondo Save The Children sono 136.000 in Italia i bambini sfruttati”, dice Masi – a favore dell’introduzione del salario minimo (9 euro l’ora), in modo da togliere manovalanza alla criminalità organizzata. Infatti, “la ‘ndrangheta”, sempre secondo Masi, “ha un fatturato annuo di 30 miliardi di euro, e può infiltrarsi nell’economia sostituendosi allo Stato”. Ma criminale non è solo la stessa ‘ndrangheta, quanto il potere corrotto della classe dirigente che sta ai vertici, i colletti bianchi, “chi governa chi governa”, sottolinea don Panizza, “una mafia fatta da gente di partito che entra negli affari in punta di piedi”.

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Questa situazione crea “una disuguaglianza che si verifica qui, ma che viene prodotta altrove” e che “ha a che fare con la dignità del lavoro e più in generale della vita umana”, perché “non è democratico far morire di fame la gente, o lasciarla annegare in mare”. Altri dati relativi alla situazione italiana, in un’ottica politica ed economica, vengono da Giusy Iemma, che riferisce dei “3,7 milioni di Italiani che lavorano nel sommerso”, e in qualità di vicesindaco di Catanzaro con delega all’urbanistica, di una “condizione di degrado” che colpisce zone specifiche del capoluogo, dove è difficile entrare, e dove rischia di instaurarsi un “un welfare mafioso distorto” mentre il governo propone l’autonomia differenziata stornando risorse, contro “il dovere costituzionalmente sancito alla solidarietà”. Anche Amalia Bruni si concentra sui numeri, raccontando di una Calabria che ha “il 16,5% di abbandono scolastico, e il 28,4% di Neet (giovani fra i 15 e i 34 anni che non studiano e non cercano lavoro)”, con una povertà che interessa anche l’ambito sanitario – pure di pertinenza della dottoressa Bruni – con “fragilità ormai endemiche che nutrono il nord, dove esportiamo cervelli, capacità e risorse”, alimentando la disuguaglianza, anche grazie a leggi per arginare i fenomeni criminali non applicate, o modificate in senso controproducente, “come la Legge sul gioco d’azzardo”: temi sui quali è necessaria una lotta di partito, contro la logica dei “colletti bianchi che nutrono le mafie”.

Focalizzato sulle carenze dell’intervento governativo il senatore Irto, che denuncia “il taglio di 300 milioni di euro nella gestione dei beni confiscati da parte dello Stato” che “in prossimità del 19 luglio, data dalla strage di via D’Amelio, mette in discussione la legislazione antimafia, e non vuole evidentemente fare di questa missione la sua priorità, optando per un garantismo che non può diventare negazionismo”.  D’accordo con don Panizza Sandro Ruotolo, che avalla l’obiettivo fondamentale di formare le classi dirigenti, e si dice ottimista per la scelta del PD di occuparsi finalmente del Mezzogiorno, cui saranno destinati il 40 % dei fondi del Pnrr, perché “l’Europa ha capito che non ci può essere sviluppo reale senza abbattere le disuguaglianze”. Ma purtroppo il Governo non sembra dello stesso parere, se “c’è il rischio che in risposta penalizzi il sud tagliando fondi nazionali, in una secessione dei ricchi che non farà ripartire il sistema Italia, e rispetto alla quale è necessario lottare”. Estremo ottimismo anche rispetto all’elezione della Schlein, e ad una linea politica che promuova l’apertura sui territori, la valorizzazione dei giovani, la battaglia sul salario minimo e contro il Decreto Precarietà che “ha tolto la sussistenza a 557.000 lavoratori”. “La situazione è tale - continua Ruotolo - che nella sola Campania ogni anno 5000 minori hanno a che fare con la giustizia, per reati alla persona e al patrimonio, e attualmente in 78 sono accusati di omicidio. Non dobbiamo sentirci estranei a questo stato di cose: parte del problema è anche la sinistra. Apriamo circoli sul territorio, e non pensiamo alla carriera: scordiamocela proprio”.

Giulia De Sensi

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