
Lamezia Terme - Un’improbabile tempesta di neve si abbatte su Napoli, costringendo lo sfortunato Alfredo a rinunciare a un viaggio con sua moglie durante il quale sperava di riallacciare i rapporti con lei. Ѐ la premessa che dà inizio all’azione di “Balcone a 3 piazze”, commedia brillante con Biagio Izzo, in scena al Teatro Comunale di Catanzaro il 28 aprile. Scritta da Mirko Setaro e Francesco Velonà, con un cast d’eccezione composto da Mario Porfito, Carla Ferraro, Roberto Giordano, Adele Vitale e Ciro Pauciullo, la commedia ha un intreccio comico in cui gli intrighi piccanti, lo scambio di ruoli, e il vero e proprio metateatro trascinano inevitabilmente il pubblico in un mare di risate, senza negare un finale a sorpresa. Il protagonista Biagio Izzo, vero maestro di comicità teatrale, racconta in anteprima l’essenza di questo lavoro.
“Balcone a 3 piazze” si può definire un po’ una commedia degli equivoci in chiave moderna. Ѐ questa formula a base di sotterfugi, di teatro nel teatro, a risultare intramontabile?
“Sì, è una commedia degli equivoci, ma molto molto moderna. Riporta ai giorni nostri quella forma di intreccio esilarante, ma qui, nel caso specifico, il vero protagonista sembra essere proprio il balcone, da cui entreranno in scena tutti i personaggi. E c’è un motivo, che si capirà solo alla fine. Infatti, oltre la comicità, c’è sul piatto l’argomento “tosto” della pandemia – anche perché una tempesta di neve e ghiaccio che obbliga in casa le persone costringendole ad entrare in contatto attraverso il balcone, a Napoli, è praticamente una cosa mai vista. Si lascia però emergere il tutto nel finale, con leggerezza, con delicatezza, con originalità. Intanto, una raffica di situazioni, intrighi, curiosità, che terranno il pubblico incollato alla sedia, in un unico atto di ben due ore e quaranta, con ritmi che potevano essere retti solo dal cast di attori straordinari che ho la fortuna di avere al mio fianco”.
Lei è un attore di commedie con una lunghissima carriera alle spalle. Qual è per lei, in senso assoluto, il segreto della comicità, se c’è?
“Non so se c’è, ma in quel caso è semplicemente riuscire a far ridere le persone: è fortuna, modo di porsi, modo di vedere la vita che rende capaci di riflettere la realtà sulla scena, anche esasperandola, ma senza cambiarla: è portare a teatro la verità, in modo tale che la gente si riveda in lei, si riconosca, e finisca per ridersi addosso”.
Dietro la funzione del divertissement, ci sono per lei altri fini “edificanti” nella commedia? Esiste, in altre parole, una forma di catarsi del comico, nel teatro moderno?
“Ognuno la vede a suo modo, ma sicuramente ridere libera, fa stare bene, ed è sempre stato così. Si ride anche sulle cose brutte – la pandemia, ad esempio – ed è giusto. L’importante è che la comicità parta da qualcosa di vero e porti anche ad una forma di riflessione: che cioè non si scivoli mai nella banalità”.
Lei viene spesso in Calabria per recitare. Cosa ama di questo posto?
“Il pubblico – che per me è sempre pubblico, da Canicattì a Bolzano, e va assolutamente rispettato. Ovunque vada, sicuramente anche in Calabria, trovo sempre i teatri pieni di pubblico, trovo una risposta, e anzi per questo colgo l’occasione per ringraziarlo: senza di lui il teatro, con noi dentro, non esisterebbe”.
Giulia De Sensi
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