
Catanzaro - In scena il 10 febbraio al Politeama di Catanzaro e l’11 all’Auditorium “Casa della Pace Angelo Frammartino”, per la Stagione di Prosa di AMA Calabria, lo spettacolo teatrale “L’Ombra di Totò” con Yary Gugliucci, Annalisa Favetti e Vera Dragone, per la regia di Stefano Reali. Classe 1978, romana, alle spalle numerose esperienze anche nel cinema e alla televisione, Annalisa Favetti esordisce a teatro giovanissima, lavorando con nomi come Proietti e Sordi, e tuttora il suo percorso la porta da esibirsi sui palcoscenici dell’intera la penisola. Non è la sua prima volta in Calabria, regione per la quale ha un sentire particolare, anche nell’ottica del teatro e della cultura in senso lato.
In cosa è innovativa l’immagine di Totò che viene delineata da quest’opera teatrale rispetto a quella che siamo abituati a conoscere, e che la critica odierna propone?
“Questo spettacolo è studiato per portare in scena cose che non sappiamo: particolari, forse un’intera parte della vita di Totò che ci è sconosciuta. Lo fa attraverso la voce della sua controfigura, Dino Valdi, scambiato per Totò redivivo nel giorno del suo funerale: un uomo che era stato la sua ombra, e che da quell’ombra sogna per un attimo di uscire, concedendo un’intervista. Dalle sue parole verranno fuori molti inediti aspetti, anche negativi, della figura di Totò: un attore spesso amareggiato, denigrato dalla critica del suo tempo – come tutti i grandi innovatori –, un uomo con una vita difficile alle spalle, con tratti anarchici, ostile ad ogni genere d’autorità: un artista che sogna un riscatto”.
Quanto è ancora attuale l’opera e la figura di Totò nell’epoca che viviamo? Perché avete scelto di parlarne?
“È attualissimo, perché porta in scena la sofferenza del popolo. La sua comicità è intrisa di drammaticità, proprio per aver attraversato le trasformazioni che hanno portato alla situazione attuale, a partire dal dopoguerra. Totò ha toccato tematiche sociali di stampo neorealista, rifiutando i compromessi, raccontando la miseria, ma anche rivendicando la dignità popolare. Ha trattato la parola come Marinetti e Majakovskij, anticipando uno stile. Sempre però con una profonda leggerezza, che lo avvicinava al pubblico”.
Lei è giovane ma ha già una lunga carriera alle spalle, fatta anche di cinema e televisione. Cosa la lega al teatro, e in particolare alla figura di Totò?
“A Totò mi lega soprattutto il ricordo di mio nonno, che rideva tantissimo guardando i suoi film. Io in realtà lo guardavo da bambina senza capire bene il perché: infatti vedevo già nella figura di Totò tutta la portata drammatica che si nasconde comunque dietro ogni forma di vera comicità. Il mio legame con il teatro è dato in questo momento dallo spettacolo che lo racconta, e che sta già girando l’Italia”.
Era già stata a recitare in Calabria? Cosa si aspetta dal pubblico e dal soggiorno?
“Sono venuta a recitare qui diverse volte, con Alessandro Gassman e Giuseppe Fiorello, o anche con “Una bugia tira l’altra” di Luigi Russo ad esempio. Ho apprezzato molto il modo coraggioso in cui la Calabria ha reagito alla tragedia del naufragio di Cutro: mi sento molto vicina alle problematiche sociali dell’immigrazione e trovo che siete stati meravigliosi nell’accoglienza e nel salvataggio delle vittime. Credo questa sia una terra ricca, che in realtà ha tutto, e che ha tanto bisogno di teatro”.
Giulia De Sensi
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