L'attore Toni Servillo si racconta al Lamezia International Film Fest

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Lamezia Terme - Seconda giornata del Lamezia International Film Fest. Al Parco della Piedichiusa è il giorno di Toni Servillo, uno degli attori di maggior talento del panorama italiano di oggi. Con lui, il direttore del Festival, Gianlorenzo Franzì e Mario Mattia Giorgetti, direttore di “Sipario”. Sollecitato da quest'ultimo, Servillo ha spaziato su molti temi, di fronte ad una platea attenta e interessata. Dal teatro al cinema, alla tv, parlando degli strascichi lasciati da due anni di pandemia. "Il teatro - ha esordito - ha una forza tutta sua, è diretto ed ha conservato questa forza nonostante la pandemia. Il cinema invece purtroppo era in crisi prima e lo è anche ora. Le sale sono vuote. Storicamente il teatro lavora anche in tempi di crisi, mentre il cinema oggi è aggredito dalle piattaforme. In realtà chi produce i film, ci propone anche cosa mangiare". Palesando chiaramente la sua contrarietà ad un'industria, quella del cinema, che oggi è vittima della tv, degli sponsor e dei grandi network le cui produzioni difficilmente si coniugano con il cinema d'autore. "Gli americani ci hanno mangiato l’inconscio e intorno a questo mestiere c'è corruzione. L’attore ha una responsabilità tutta civile, ma non credo che la pandemia segna un prima o un dopo".

Alla domanda su quale ruolo deve avere l'attore in una società consumistica, Servillo ha risposto allargando il campo. "Non ideologizzerei la figura dell’attore. È tante cose". Ammettendo tuttavia che per quanto riguarda il teatro, spesso "attori come Randone, Eduardo De Filippo ed altri, hanno coinciso con i grandi poeti o romanzieri che hanno interpretato. In Russia gli attori di teatro sono chiamati gli artisti del popolo. Con la tv di oggi e i social, la faccenda si è complicata, nel senso che abbiamo politici che recitano. Molti programmi lo dimostrano". Servillo ha paragonato poi il teatro ad una casa, luogo aperto al popolo, un po' come le chiese. Luogo di formazione, luogo verità". Per questo anche un "luogo di civiltà e con una funzione civile". In tempi di crisi e di guerra, ha ricordato altresì Servillo, "il teatro era pieno, gli attori lavoravano e mettevano in scena ciò che accadeva. L’attore ha il compito di essere un tramite fra il testo e il pubblico".

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Servillo ha quindi allargato l'orizzonte alla tv e, riferendosi all'attualità, leggi guerra in Ucraina non ha esitato ad evidenziare la spettacolarizzazione dei un evento che "dovrebbe essere nudo. Invece i vari tg ci informano con sottofondi musicali. Uno spettacolo edulcorato da una recita e lo spettatore si sente intrappolato o nauseato. Siamo subissati da recite continue". Sull'arte Servillo ha tagliato corto, "deve dare fastidio, scandalizzare". E sulla fama intorno al suo personaggio o comunque in generale per un attore, ha ancora una volta sorpreso il pubblico.

"Vivo a Caserta - ha detto - non credo mai di aver subito le conseguenze della fama. Ho sempre vissuto nell’equilibrio del teatro, il cinema l’ho fatto a 40 anni. Il problema della fama non me lo sono mai posto. Esco, faccio la spesa, porto i figli a scuola. Conduco una vita normale". Un Toni Servillo aperto che ha attirato simpatia, confermando le sue doti intrise di semplicità ma al tempo stesso dimostrandosi un grande professionista. Al termine dall'incontro anche per lui, come per Ornella Muti, il Premio Ligea consegnato dal commissario della Calabria film commission, Anton Giulio Grande. Il Lamezia International Film Fest proseguirà fino al 16 luglio con il programma stabilito.

A. C.

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