A Lamezia giornata in ricordo di Cristiano e Tramonte, i parenti: "Vogliamo giustizia, riaprire indagini dopo 31 anni"

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Lamezia Terme - Celebrata a Lamezia la "Giornata della memoria delle vittime innocenti di 'ndrangheta". In uno dei luoghi diventati purtroppo tristemente noti, rione Meraglia nella zona ovest della città, si sono ritrovati in tanti. A 31 anni dal duplice delitto dei netturbini, Pasquale Cristiano e Francesco Tramonte, parenti delle vittime, istituzioni, militari e civili, giovani, hanno commemorato i due lavoratori innocenti uccisi senza ancora avere giustizia. Da anni, i familiari chiedono di riaprire le indagini per poter avere almeno la soddisfazione di conoscere i colpevoli, mandanti ed esecutori. Dopo l’introduzione del presidente del Consiglio comunale, Giancarlo Nicotera, l’intervento di Cristina Porcelli di Civico Trame che ha ricordato l’impegno per l’istituzione della Giornata della memoria. Gisella Ferrari per l’Agesci e poi, alternandosi, alcuni ragazzi e ragazze degli Scout che hanno ricordato le vittime lametine di mafia: dal giudice Ferlaino, ai due netturbini Cristiano e Tramonte, il vigile del fuoco Pietro Bevilacqua, i coniugi Aversa, il fotografo ed ex carabiniere, Gennaro Ventura, Antonio Raffaele Talarico. Subito dopo, i ragazzi della Comunità Progetto Sud hanno esposto la “tela della legalità” e letto un messaggio.

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Quindi, il breve, intenso e commosso ricordo di Maria Tramonte che all’epoca dell’agguato mortale aveva 14 anni. Un momento particolarmente toccante è stato l’intervento di Francesco Cristiano che si è rivolto al procuratore Salvatore Curcio chiedendo di fare “il possibile per riaprire le indagini. Vogliamo giustizia - ha gridato - c’è stato e c’è troppo silenzio su questa strage. Mi auguro di vedere gli artefici di questo che è accaduto. Unite le forze e fate giustizia”. E il procuratore Curcio, pur non assumendo un impegno formale, ha parlato di “un caso imbarazzante. Dopo 31 anni è difficile comprendere; tutta la comunità dovrebbe chiedere scusa a voi familiari. La memoria - ha aggiunto il capo della procura - non deve essere una cosa fine a se stessa. Serve a migliorare. Ma - si è chiesto Curcio - dopo 31 anni Lamezia è davvero libera? Avete visto cosa è successo il 7 marzo con un omicidio in pieno centro e dove poteva esserci chiunque di noi. La memoria serve per cambiare, ma non spetta solo alla magistratura e alle forze dell’ordine. È la comunità che deve essere responsabile perché la mafia si nutre di silenzio e indifferenza”.

Altri interventi, quello del deputato Giuseppe D’Ippolito del sindaco, Paolo Mascaro che si è rivolto ai tanti alunni presenti e mandando “un grande abbraccio ai familiari delle vittime”. Ricordando “che i principi di legalità devono essere in ognuno di noi”. Infine, Maria Teresa Morano di Trame e un momento di riflessione di don Pasquale Di Cello. Davanti alla lapide che ricorda i due netturbini, deposta una corona di fiori.

A. C.

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