
di Giovanni Iuffrida
Dopo tanto tempo di nebbia fittissima, in questa apparentemente piatta pianura, che intorno al 1940 Antonio Baldini definiva efficacemente la <<fossa dell’Amato>>, sembra sia tornata un po' di mobilitazione. Finalmente si è aperto un dibattito feroce e approfondito. Non sulla nefandezza di scelte urbanistiche scellerate, non sull’incapacità di governo del territorio, non sullo sfascio del sistema culturale – fondato su falsi miti –, non sulle cause del dissesto (finanziario, economico-demografico e sociale), non sul perché sopravvivano alcune partecipate comunali, ma sull’attributo <<straccione>>. Straccione chi?, questo è il tema che attanaglia i cittadini lametini in queste ultime ore. È in fondo la ragione per cui tutti sono attaccati ai social per conoscere gli ultimi approfondimenti sul tema ed essere aggiornati, senza perdere una battuta.
Un picco di mobilitazione intellettiva che sembra via via accettare la più recente definizione della Piana dettata da illustri studiosi che non lascia equivoci: <<depressione tettonica>>. Comunque un’immagine ancora una volta negativa, stando all’etimologia delle parole usate. Ma, se non si vuole essere campanilisti per necessità elettorali, bisogna prendere atto che si tratta di una terminologia che rispecchia scientificamente la realtà fisica e forse umana.
La scossa elettrica della Lamezia stracciona – in parte, o geograficamente localizzata, non fa differenza – di questi ultimi giorni ha messo in moto cervelli assopiti da aperitivi, frutta secca e patatine, ed ha spostato l’attenzione dai tavolini della movida al dibattito “culturale” sui social. Tutti si domandano che cosa si intenda significare con il termine “straccioni”, per cui la città di Lamezia si sta dividendo in due parti equipollenti, senza quindi risolvere il quesito una volta per tutte.
C’è chi sostiene che il significato sia di persona che vive una condizione di disagio e di povertà (ed è una verità) e chi, invece, si attiene ad un significato ancora più nobile, cioè di cittadini che affrontano le difficoltà quotidiane mantenendo integre dignità e identità. Una verità quest’ultima interpretata da Annibal Caro, ma soltanto nella commedia “Gli straccioni” ambientata nel Cinquecento. Ma al di là di questo rimangono aperti tanti quesiti sulla qualità di Lamezia: dalla Brasilia per beoni da movida e dell’immaginario collettivo alla città del malaffare descritta anni fa da un intellettuale dello spessore di Enzo Siciliano. Oppure – e questa è un’alterativa di questi ultimi tempi – di Lamezia “porta della Calabria”. Ma molti imprecano, in coro, “porta puttana!”.
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