
Lamezia Terme - Ѐ partito dal saggio “Una Nazione incompiuta. L’Italia dal sistema dei partiti alla crisi della democrazia”, dell’analista e accademico Giuseppe Romeo, il quarto appuntamento della “Maratona della Legalità” al Liceo Scientifico “Galileo Galilei”, che ha visto dialogare con i ragazzi e confrontarsi con l’autore alcuni ospiti d’eccezione: il vescovo Monsignor Serafino Parisi, il magistrato Antonio Baudi e il colonnello Sergio Molinari, comandante del Gruppo Carabinieri di Lamezia Terme, in un incontro moderato dalla giornalista Maria Teresa Notarianni, referente del progetto “Campioni di giustizia”.

Ed è sul concetto di giustizia, a confronto con quello più semplice di legalità, oggetto di uno dei capitoli del libro, che si è focalizzato l’intervento di Monsignor Parisi, a partire da una provocazione: “La legalità da sola non serve. Infatti si tratta di un concetto che non esprime totalmente l’idea della giustizia: questa va intesa come fondamento di un processo di realizzazione dell’uomo che deve essere messo in condizione di esprimere totalmente sé stesso entro certi parametri, dati dalla legge. Eppure la legge non è tutto. Anche le leggi razziali erano leggi. Per realizzare la giustizia, il nomos deve essere contaminato con la Pietas, con l’humanitas, con l’agape, ovvero con l’amore che consente alla norma di superare sé stessa, e da antìnomos divenire “anfìnomos”, ovvero guardare ad entrambi i piatti della bilancia, guardare all’autorità ma anche all’altro e alla sua umanità”. Anche secondo Molinari “il concetto di legge non coincide con quello di giustizia: nel mezzo, fra l’una e l’altra, ci sono le nostre coscienze, le idee, i valori trasmessi in famiglia e a scuola.

Se tutti facessimo il nostro dovere, rispettando gli altri e noi stessi, le notizie di cronaca sui giornali sarebbero pagine bianche”. “La legalità è da intendere come qualcosa che sta dentro di noi” aggiunge Baudi, “non come un legaccio esterno. Ѐ governarci secondo ragione, perché il punto non è solo seguire le regole, di cui siamo pieni, ma è decidere cosa fare davvero della nostra vita: darci noi le regole, ed essere umani. Perché alla base di ogni norma, ad esempio “non uccidere”, c’è un valore, in questo caso il valore della vita”. Si allarga appunto verso il concetto di maturità, inteso in senso collettivo e riferito all’intera nazione, l’intervento di Romeo. Secondo l’autore “l’Italia ha dimostrato di non essere pienamente matura dal punto di vista della legalità. Questo emerge nei momenti d’emergenza o nelle situazioni storicamente particolari: qui la nazione deve riconoscersi in quanto tale, rimanere coesa, non giocare sulla distinzione fra buoni e cattivi. Su questi presupposti non si può costruire un futuro.”
Qui un richiamo alla responsabilità dei mezzi d’informazione, “occupati a confezionare un prodotto-notizia, quando l’applicazione in quest’ambito delle leggi di mercato può essere molto pericolosa. Estremizzando, si può arrivare a dire in questo senso che esistano tre tipi di verità: la verità dei fatti – che conosce solo chi ha vissuto i fatti –, la verità processuale – che non sempre corrisponde con la verità dei fatti –, e infine la verità mediatica – che è ciò che la gente vuole sentirsi raccontare. Su questa strada è difficile diventare una nazione. Per farlo è necessario tenere a mente la Storia, che è un lusso ma un lusso necessario, senza cedere alla tentazione di legarsi a un pensiero breve”.
Giulia De Sensi

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