
Lamezia Terme - Venerdì 27 Febbraio, nei locali dell’ex asilo Madonna del Carmine, davanti a un pubblico numeroso, attento e partecipe, si è svolto un incontro di approfondimento sul referendum costituzionale, promosso dalla comunità Masci Lamezia Terme 2 “Don Pasquale Luzzo”. Ad aprire i lavori è stata la moderatrice, la giornalista Nadia Donato, che ha sottolineato l’importanza, in questa fase decisiva, di offrire ai cittadini strumenti di comprensione chiari e rigorosi, utili a valutare contenuti e conseguenze della riforma.
Le relazioni introduttive sono state affidate alla dott.ssa Gabriella Reillo, Presidente della Corte di Appello di Potenza e all’avv. Renzo Andricciola, Presidente della Camera Pena del Tribunale di Lamezia Terme, che hanno analizzato nel dettaglio i punti centrali della proposta di revisione costituzionale. Entrambi hanno chiarito che la separazione delle carriere dei magistrati non rappresenta, nei fatti, una novità assoluta, poiché già oggi esiste una distinzione tra funzioni giudicanti e requirenti e i passaggi dall’una all’altra sono numericamente limitati.
Il cuore della riforma, è stato evidenziato, riguarda piuttosto lo sdoppiamento dell’attuale Consiglio Superiore della Magistratura in due distinti organi – uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri – l’istituzione di un’Alta Corte disciplinare e l’introduzione del sorteggio per la selezione dei componenti dei nuovi organismi di autogoverno.
Su questi punti si è sviluppato un confronto approfondito, nel quale sono state illustrate sia le ragioni del NO sia le ragioni del SÌ.
Le ragioni del NO hanno affermato che la riforma:
- non interviene sulle cause strutturali della lentezza dei processi civili e penali, come la carenza di organico e di risorse e non migliora concretamente l’organizzazione degli uffici giudiziari né il servizio reso ai cittadini; - rischia di frammentare l’ordine giudiziario, indebolendo la comune cultura della giurisdizione che oggi accomuna giudici e pubblici ministeri nella ricerca della verità dei fatti, anche a favore dell’imputato; - può incidere sul principio costituzionale dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura e ciò potrebbe, ad una revisione costituzionale, trovare ostacoli in quanto mina i cardini dell’assetto democratico. - aumenterebbe le spese dello Stato, almeno 50 milioni di euro per il secondo CSM, senza contare quello dell’alta Corte, soldi che potrebbero essere impegnati in altri ambiti della Giustizia .- introduce un meccanismo di sorteggio ritenuto da alcuni penalizzante per la professionalità e caratterizzato da un’asimmetria tra membri togati e membri laici (estratti da elenchi predisposti dalle forze politiche con maggioranza semplice).
Accanto a queste posizioni, sono state illustrate anche le ragioni del SÌ, secondo cui la riforma:
- rafforzerebbe l’imparzialità del giudice attraverso una separazione più netta tra chi giudica e chi esercita l’azione penale così da evitare ogni possibile sovrapposizione culturale e professionale tra le due funzioni; - renderebbe più chiari ruoli e responsabilità, distinguendo in modo esplicito le funzioni e i percorsi professionali, coerenti con un modello processuale di tipo accusatorio; - istituendo un’Alta Corte disciplinare autonoma, garantirebbe maggiore terzietà nei procedimenti disciplinari rafforzando la percezione di indipendenza dei giudizi sulle condotte dei magistrati; - attraverso il sorteggio, ridurrebbe il peso delle correnti associative e delle dinamiche interne alla magistratura, aumentando la trasparenza e la credibilità del sistema di autogoverno; - contribuirebbe a rafforzare la fiducia dei cittadini nella giustizia in quanto porterebbe ad una maggiore libertà ed autonomia nel giudizio.
L’incontro si è concluso con un partecipato dibattito, segno dell’interesse e della consapevolezza con cui la comunità sta affrontando un passaggio ritenuto decisivo per il futuro dell’assetto istituzionale del Paese.
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