Lamezia Terme - Si è svolta presso il Civico Trame la V edizione del Premio “Un Anthurium per Francesco”, un’occasione per premiare le eccellenze calabresi, l’ingegno e la passione applicati a tutti i campi del sapere uniti all’umiltà nell’operare, che ha avuto quest’anno come tema portante la solidarietà, aprendosi con un ricordo accorato delle vittime del genocidio di Gaza letto da Rosalba De Fazio e Vincenzo Ruberto, e scegliendo di esporre accanto alla bandiera della pace la bandiera palestinese. Il premio, come ricordato nei saluti dall’attuale presidente Giuditta Crupi, è nato per ricordare il presidente storico Francesco Ruberto, prematuramente scomparso, e raccoglie la preziosa eredità del rinomato “Centro Studi Anthurium” che “per 30 anni, dal 1987 al 2016 è stato punto di riferimento della vita sociale e culturale lametina”.
La serata, presentata dalla professoressa Enza Mirabelli, è stata animata dalla chitarra di Luca Vittorino, in arte Aquerel, giovane cantautore lametino, già autore di due dischi – l’ultimo in uscita – e di un progetto su Franco Costabile, in collaborazione con Strangis e De Sensi, di cui ha eseguito un brano che reinterpreta una delle liriche più struggenti del poeta di Sambiase. Laureato in Lettere Moderne a Bologna e diplomato al Liceo Classico “Francesco Fiorentino”, Aquerel è stato fra l’altro affezionato allievo del primo dei premiati della serata: ad essere insignito del premio “Un Anthurium nel cuore alla Memoria” è stato infatti il professor Antonio Milano, storica figura di docente, scrittore e studioso lametino, recentemente scomparso, ricordato in un video inviato dallo scrittore Paolo Rumiz. Ritira il premio la moglie Rosa Tavella. “Considero questo riconoscimento un regalo, non solo da parte vostra ma anche da parte di Antonio” dice, “perché oggi è il mio compleanno. Allo stesso tempo non lo considero però solo un fatto privato, perché Antonio aveva una passione politica nel senso più antico e più vero del termine, che lo metteva in connessione con le persone della comunità”.
Laureato in Lettere Classiche all’Università di Firenze con una tesi sull’Archeologia Preistorica della Calabria pubblicata su rivista scientifica, Docente di Latino e Greco al “Francesco Fiorentino”, Milano collabora all’allestimento del Museo Archeologico Lametino, cura la pubblicazione delle lettere del padre spedite dalla Somalia fra il 1934 e il 1936 durante la campagna coloniale, è costantemente impegnato in politica, i suoi studi di epica omerica, metrica e prosodia combinati ad una fervida passione per la musica, particolarmente per le sonorità Afro, lo portano a condurre una serie di ricerche culminate nella pubblicazione di “The Millman Parry Blues”, testo uscito postumo che riscopre lo spirito e la musicalità di Omero, accompagnato da una copertina che riproduce una delle opere in ceramica del figlio Francesco.
Il secondo dei premi va invece all’associazione Avis, impegnata nella raccolta di sangue e plasma in maniera costante per rendere autonomo il centro trasfusionale territoriale fin dal 1996, quado viene fondata a Lamezia da Pino Caimi, oggi presidente emerito. A ritirare il premio la vicepresidente Esterina Scalise, in luogo della presidente Pina Abramo, e i consiglieri Luciano Fazzari e Luigi Albanese, quest’ultimo fra i componenti storici del Centro Studi Anthurium insieme a Cesarino Mercuri. Il premio viene consegnato da don Domenico Cicione che si esprime sull’assurdità della guerra e sull’importanza della solidarietà.
Un premio Anthurium doveroso, questa volta nel campo delle Scienze Mediche, va al dottor Gianfranco Butera, di Lamezia Terme, cardiologo interventista all’Ospedale Pediatrico “Bambin Gesù” di Roma, specializzato nelle cardiopatie congenite del feto e dell’età adulta. Diplomato al Liceo Scientifico “Galileo Galilei” con il massimo dei voti, Laureato in Medicina e Chirurgia all’Università Cattolica di Roma, Specializzato in Cardiologia e in Pediatria, con dottorato in Cardiologia Fetale e Pediatrica, prosegue la sua formazione a Londra e a Parigi e partecipa poi all’esperienza del “San Donato” Milanese. Dopo un’altra esperienza lavorativa oltremanica, nel 2018 diventa professore associato al “King’s College” di Londra, quindi pediatra al “Bambin Gesù” che cura ogni anno più di 650 pazienti, dai feti agli adulti, dove Butera applica la tecnica innovativa della “clessidra per il cuore”.
Autore di oltre 200 pubblicazioni scientifiche, di vari volumi e di un manuale, i suoi studi sono oggi un punto di riferimento nel settore. Già vincitore del Premio Marsico e del Premio Pitagora, impegnato in viaggi umanitari per prestare soccorso medico nei luoghi più dimenticati del pianeta, Butera si è formato nel Gruppo Scout Lamezia Terme 1, fondato da don Saverio Gatti, sotto la guida spirituale di don Vittorio Dattilo, e si è distinto al “Galilei” fra gli allievi della professoressa Rosa Andricciola, da lui definita “fonte d’ispirazione per il mio percorso, non solo allora ma ancora oggi”, che si è detta “onorata di aver potuto cogliere le primizie delle sue straordinarie capacità”. La stessa professoressa, fonte della sua segnalazione all’Anthurium, è stata per l’occasione insignita del titolo di membro onorario dell’associazione. Il premio è stato consegnato dall’avvocato Nicolino Panedigrano, presidente dell’Ambulatorio Solidale “Prima gli Ultimi ODV”.
L’ultimo dei riconoscimenti, ma non in ordine d’importanza, va al professor Carlo Spartaco Capogreco, Ordinario di Storia Contemporanea all’Università della Calabria, noto per i suoi studi sul campo di internamento di Ferramonti e uno dei massimi esperti dei campi di internamento civile fascista in Italia e nei Balcani. Sul tema è stato autore di svariati saggi per Einaudi, con cui ha collaborato anche alla stesura dei Dizionari della Resistenza, del Fascismo e dell’Olocausto, dopo aver ricostruito per primo la storia di Ferramonti in uno studio uscito per Le Giuntine. A consegnare il premio, l’assessore alla Cultura Spinelli, che si è soffermata sulla necessità di ricordare i capitoli di Storia rimossa, altro tema fortemente sentito da Capogreco, il quale ha sottolineato la necessità di non romanzare la storia di Ferramonti – esempio singolare di campo di internamento, dove di morte violenta non morì nessuno ma furono celebrati matrimoni e nacquero perfino dei bambini.
“Merito della solidarietà dei calabresi, che erano in fondo altri internati, imprigionati a vivere dall’altra parte del filo”, ha chiarito Capogreco, “Il Fascismo aveva trasformato l’intera Italia in un campo d’internamento, e bisogna ricordare che i prigionieri di Ferramonti, se non fosse stato per l’arrivo tempestivo degli Alleati, avrebbero preso la via del Brennero, e sarebbero finiti ad Aushwitz come gli altri. Ferramonti tuttavia non è un’espressione della Shoà, ma piuttosto della barbarie fascista”. Accolto dagli applausi del pubblico, Capogreco ha ricordato poi con affetto il professore Milano, con cui ha presentato a Lamezia il suo libro “Il piombo e l’argento” sul partigiano Dante Castellucci, di Sant’Agata di Esaro, testimonianza di una Resistenza che affonda le sue radici anche in Calabria e nel meridione d’Italia. I premi sono stati realizzati dal Maestro Antonio La Gamba.
Giulia De Sensi
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