Lamezia, devianze e disagio giovanile nell’incontro con il Procuratore Ruberto del Tribunale dei Minori di Catanzaro al Liceo “Fiorentino”

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Lamezia Terme - Un momento formativo importante per i docenti del Liceo “Fiorentino”, l’incontro dal titolo “Il ruolo della scuola nell’intercettazione del disagio e della devianza minorile”, che dopo i saluti del dirigente Nicolantonio Cutuli e della referente per la Funzione Strumentale Inclusione e Benessere Stefania Giampà, ha visto l’intervento della dottoressa Maria Alessandra Ruberto, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale dei Minori di Catanzaro, chiamata a relazionare sul tema anche alla presenza dei rappresentanti d’Istituto, portavoce della delicata tematica nelle future assemblee.

Un argomento complesso quello delle devianze, termine da usare infatti preferibilmente al plurale, che inquadra molteplici casi possibili. Casi comunque caratterizzati, secondo Ruberto, da “una condotta violante le norme di comportamento e in frattura con i valori normalmente condivisi da una comunità, che garantiscono al suo interno la civile convivenza”. Si pone come strumento fondamentale di lotta alle devianze l’educazione, “finalizzata allo sviluppo delle potenzialità interne all’individuo, con lo scopo di renderlo soggetto autonomo e responsabile, capace di interagire correttamente con i propri simili in un contesto mediato dalle norme sociali”. Fisiologiche, durante l’adolescenza, quelle forme di rottura che permettono il cambiamento di norme e modelli da mettere in discussione, perché sbagliati o modificabili nel tempo, e che possono avere dunque una valenza positiva di progresso. La condizione fondamentale per inquadrare una devianza nella sua accezione negativa consiste piuttosto nel “venir meno nella condotta del soggetto del rispetto nei confronti degli altri individui con cui interagisce”.

Chiaramente, non tutte le devianze sono di rilevanza penale, ma “ne esistono alcune che costituiscono fatti di reato, e quando si tratta di reati procedibili d’ufficio – cioè di tale rilevanza e pericolosità sociale da non richiedere l’invito a procedere della parte lesa – esiste per ogni pubblico ufficiale l’obbligo a segnalare il fatto al Pubblico Ministero Ordinario, nel caso di reati commessi da persona maggiorenne, o alla Procura per i Minori, se di minore età. E un insegnante è a tutti gli effetti un pubblico ufficiale. L’omissione è penalmente sanzionata”. Da qui l’invito a considerare la segnalazione non come un danno per il minore o per la sua famiglia, ma piuttosto come un atto costruttivo nel loro interesse, principalmente quello del minore, capace di salvargli la vita, talvolta non solo nel senso figurato del termine. “I processi per reati minorili, anche nei casi più gravi, garantiscono sempre una possibilità di rieducazione”, spiega Ruberto, “e un’uscita dal percorso penale attraverso un reinserimento sociale e una messa in prova”. Anche nei casi di disagio non conclamati, tuttavia, è necessario vigilare, perché molti sono i comportamenti predittivi di devianza, rispetto ai quali è necessaria la collaborazione della scuola nell’emersione del problema. “Parliamo dei casi di consumo di sostanze stupefacenti o alcol, delle dipendenze da videogiochi e da internet, del bullismo e di tutte le manifestazioni di prevaricazione sull’altro, della dispersione scolastica e delle fughe dall’abitazione”, continua il Procuratore. “Molto spesso, ma non in tutti i casi, sono situazioni favorite o innescate da fattori come la povertà sociale, economica, culturale, affettiva, dalle famiglie che si sgretolano e dalla mancanza di modelli certi di educazione e di comunicazione”.

Importante cercare di stabilire un’alleanza educativa con il giovane e con la famiglia, quando collaborante. In caso contrario, ovvero nel caso il minore versi in una situazione di abbandono, lo Stato, su segnalazione, può intervenire a tutela del suo superiore interesse, sempre mantenendo come ultima ratio l’allontanamento dal nucleo familiare, e cercando di preservare anche, con progetti educativi allargati alle figure genitoriali, il suo diritto a rimanervi incluso. “Importante vigilare anche sul malessere, sul disagio manifestato attraverso scritti, elaborati, colloqui fiduciari, consapevoli che l’obbligo alla segnalazione vale anche se non si sa chi è l’autore di eventuali vessazioni o maltrattamenti procedibili d’ufficio”, chiarisce ancora la dottoressa. La spia fondamentale di molte situazioni di disagio è prima di tutto la dispersione scolastica, che secondo la nuova normativa viene punita come reato addebitato all’adulto responsabile, e va segnalata dal dirigente prima all’adulto stesso e poi alle autorità dopo quindici giorni complessivi di assenza ingiustificata nell’arco di tre mesi, ovvero quando si arrivi ad un quarto della presenza dovuta.

“Importante non solo rilevare le assenze, ma anche quello che c’è dietro”, conclude il Procuratore Ruberto, “Lo si fa comunicando con i ragazzi e osservando eventuali segnali di disagio e condotte irregolari, anche non penalmente rilevanti, come gli atti di autolesionismo”.  Atti che talvolta possono nascondere drammi peggiori: abusi sessuali, violenze, atti persecutori, e altri reati perseguibili e ormai molto comuni fra gli adolescenti, come il revenge porn. Informazioni di grande utilità, all’interno di un evento che dunque costituisce un invito per gli adulti a non abbassare la guardia, e che si inquadra perfettamente nelle finalità delle attività di prevenzione del progetto PTOF “Inclusivamente”, creato per promuovere benessere e inclusione a scuola.

Giulia De Sensi

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