
Lamezia Terme - Si inquadra fra gli eventi della “Maratona della Legalità”, manifestazione del Liceo Scientifico Galilei giunta alla sua seconda edizione, l’incontro “Vittime dimenticate” incentrato, come spiegato in introduzione dalla professoressa Monica Pascuzzi, sulla necessità del dovere civile di fare memoria delle vittime innocenti di mafia. A portare la propria testimonianza in videoconferenza la signora Maria Rosa Miraglia, madre di Pasquale Andreacchi, un ragazzo di Serra San Bruno di soli 18 anni, rapito e ucciso per mano mafiosa nel 2019, di cui, dopo svariati appelli e manifestazioni, sono stati ritrovati, in seguito ad alcune segnalazioni anonime, solo i resti in un cassonetto. Pasquale sarebbe stato attirato con l’inganno fuori da un bar tabacchi, in una pubblica piazza, per motivi tuttora sconosciuti, e una volta appurata la sua totale estraneità all’ambiente malavitoso, la giustizia sembra essere ora a un punto fermo nella ricerca degli assassini e del movente.
“Anche solo uno sguardo o una parola “sbagliata” potrebbero essere stati sufficienti” chiarisce l’avvocato Lia Staropoli, presidente dell’Associazione “ConDivisa”, che insieme alla dottoressa Claudia Vecchio dell’Associazione “Casa Giudice Livatino” e a don Tonino Vattiata dell’Associazione “Capitano Ultimo”, intervenuti all’evento, si occupano di supportare le famiglia delle vittime innocenti della barbarie mafiosa, anche e soprattutto nei casi in cui gli assassini sono ancora a piede libero. “Pasquale era un ragazzo normale, un ragazzo con un cuore d’oro, senza frequentazioni cattive, che aiutava la famiglia con il suo lavoro”, ha aggiunto la Staropoli. Un’immagine che ricorda inevitabilmente la figura del giudice Rosario Livatino, che però, come ha ricordato Claudia Vecchio, ha avuto in sorte la fortuna di un testimone: Pietro Ivano Nava, un agente di commercio che casualmente si trovava sul posto e che d’impulso raccontò ogni cosa, diventando così testimone di giustizia e perdendo per sempre la propria libertà, insieme con tutta la sua famiglia. A sfuggire ancora è il motivo profondo di tanta efferata crudeltà, domandato, come riportarono gli stessi assassini, da Livatino stesso: “Picciotti, che vi ho fatto?” Di tutto quello che sta alla base della giustizia e dell’ingiustizia parla ai ragazzi don Vattiato, ricordando che la figura di Cristo è “il prototipo di ogni vittima innocente”, e infine una frase di Giovanni Paolo II: “Dalla giustizia di ognuno nasce la pace di tutti”. Un concetto profetico, soprattutto in tempi come questi.
Giulia De Sensi

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