
Lamezia Terme - “È tutto aumentato, e continuerà ad aumentare”: è questa la prima certezza dei panificatori lametini, in un tempo in cui le certezze sono veramente poche. In particolare quelli di Capizzaglie, “Quartiere del pane” di Lamezia Terme, primi fornitori cittadini del bene di prima necessità per eccellenza. Lo dicono con gli occhi bassi sull’impasto, e cominciano a sciorinare un elenco di utenze che così alte non si sono mai viste: “l’elettricità per far muovere le macchine, il gas per le cucine, e perfino la farina per il pane sono a livelli insostenibili” ci raccontano con le mani bianche e la faccia scura. Sembrano dell’opinione che sia il caso di vivere alla giornata, perché non hanno scelta, e perché “si spera che qualcosa cambi con il nuovo governo”. Anche se sanno bene che dal primo ottobre sono scattate le nuove tariffe, e il costo dell’energia salirà ancora. Ammettono solo in assenza dei loro dipendenti che “potrebbero esserci dei tagli, agli stipendi o al personale”, ma sono certi che non si fermeranno – e in realtà non si fermano mai, nemmeno mentre parlano. Continueranno a lavorare, perché l’imperativo è andare avanti: “Non si può certo lasciare la città senza pane”, dicono sicuri.
Intanto, saliranno i prezzi
Forte la testimonianza di Luigi Angotti presidente dell’Associazione Assipan-Delegazione di Lamezia Terme e titolare dell’omonima storica panetteria lametina. “Da gennaio 2022 l’aumento del costo dell’energia elettrica è stato tangibile: siamo passati da 2000/2.300 euro in bolletta a circa 5000 euro. A marzo abbiamo cambiato gestore usufruendo di un’offerta a prezzo bloccato che ci ha permesso, per ora, di evitare il 60% di aumento previsto. Ma la nostra azienda funziona ad energia elettrica praticamente al 90% e le prospettive per il futuro non sono rosee, e non lo sono credo per nessuno: i costi del gas, di cui noi ci serviamo per il restante 10%, da inizio anno sono praticamente sei volte più alti”. Facile dedurre le prime conseguenze.

“Rispetto ai prezzi del 2021 l’aumento c’è già stato” sottolinea chiaramente Angotti. “Il costo di 1Kg di pane è passato da 2 euro a 2.90, fino agli attuali 3.30, anche a causa del parallelo aumento del costo delle materie prime: il prezzo della farina è passato da 40 centesimi al Kg a 70 centesimi al Kg, quello della farina di segale da 45 centesimi a 95 centesimi”. Non di secondaria importanza le ricadute sul personale delle aziende: “Fino a pochi mesi fa avevamo due dipendenti con contratto a termine, che purtroppo non è stato rinnovato”, continua Angotti, “e anche la nostra barista, che ha deciso indipendentemente di lasciare l’azienda, chiaramente non è più stata rimpiazzata”. Sì, c’è grande incertezza nell’aria, e l’unica speranza che si legge nelle parole dei panificatori è che “il brutto momento passi”. Ma attualmente i pronostici ci dicono esattamente il contrario, e tirare preventivamente la cinghia sembra l’unica soluzione possibile.
Giulia De Sensi
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