Lamezia, il ruolo della politica per rilanciare opportunità lavorative e fermare esodo giovani dalla Calabria: confronto con Amalia Bruni

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Lamezia Terme - “Orizzonti condivisi”, ovvero dialogo “tra chi va e chi resta nella Calabria del futuro”, questo il tema al centro di un confronto svoltosi al Chiostro San Domenico. Un confronto schietto su un argomento di grande attualità, sinonimo di preoccupazione ma anche di speranza per cercare di costruire un futuro migliore. Presenti giovani laureandi, manager, amministratori di aziende. Un dibattito acceso e foriero di tante idee e propositi, moderato dalla giornalista Nadia Donato e che ha visto gli interventi di Lidia Vescio, portavoce donne democratiche Catanzaro, Luca Falbo, studente in medicina e chirurgia alla Sapienza. Contributi e interventi apprezzati inoltre a partire da quello di Dario Rocca, studente in Politiche per la sicurezza globale, Stefano Capriglia, studente medicina e chirurgia, Francesco Caroleo, praticante dottore commercialista, Ferdinando Caputi, laureato in medicina e chirurgia, Domenico Taverna, Anna Maria Buono, medico specializzando in ginecologia e ostetricia, Aristide Cittadino, Ceo e amministratore di ACSoftware.

"La politica - hanno affermato - deve fare in modo che ci siano delle opportunità per le persone che vogliono rimanere, che ci siano spiragli per poter fare impresa per i giovani che si vogliono mettere in proprio e che vogliono mettersi in gioco. Tutelare le aziende del territorio, i progetti devono valorizzare il territorio". Conclusioni affidate alla consigliera regionale, Amalia Bruni. "Un'iniziativa - ha evidenziato - nata per far parlare i giovani. Giovani che sono andati, giovani che hanno scelto di rimanere, o che sono partiti e poi hanno scelto di ritornare. Il dialogo è fondamentale perché bisogna capire che cosa resterà di questa terra di Calabria che insieme a tutto il Sud si sta desertificando. Negli ultimi anni - ha aggiunto la Bruni - noi abbiamo perso qualcosa come 547mila persone che dal Sud se ne sono andate e il tasso di emigrazione dei calabresi in particolare è il più alto di tutto il Sud perché ci sono sette persone per mille abitanti che ogni anno vanno via e quindi è un dato che preoccupa molto e che mi ha fatto dire e scrivere, che questa nostra terra diventerà un grande villaggio vacanze che apre per una settimana a Natale, quando tutti ritornano facendo la fila sull'autostrada o a prezzi spaventosi con treni e aerei, e poi un mese d'estate quando l'altro villaggio vacanze estivo riapre. Questa è una situazione che chiaramente non può proiettare nessuna area nel futuro. Quindi, non già i piccoli centri delle montagne a rischio gravissimo di spopolamento, ma neanche le nostre città più grosse della Calabria che sono comunque, così come le altre città del Sud, veramente condannate all'inarrestabile. Il dialogo con i giovani pertanto è fondamentale perché da loro bisogna ripartire per creare delle relazioni e capire come si dovrebbe lavorare perché queste terre siano riabitate. Evidente che c'è un problema di domanda e offerta perché la maggiore quota delle offerte sono al Centronord, ma la domanda è: come sarà la qualità di vita di questi ragazzi? Di questi giovani costretti comunque ad andarsene a mille euro al mese certe volte, quando con mille euro non ti fitti neanche una stanza. E qui potresti persino viverci. Allora tutto questo è un tema. Un tema sul quale bisogna cominciare a discutere, sul quale bisognerebbe in realtà proporre delle soluzioni che vanno poi agite dalla politica".

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Per la Bruni occorre pertanto sviluppare il "tema della consapevolezza e dell'affettività nei confronti di una terra che non sembra risuonare da un punto di vista emotivo e affettivo nei confronti dei nostri figli, dei nostri nipoti che pensano che comunque essendo una generazione Erasmus possono vivere da qualsiasi parte, che è vero. Ma è vero anche che la qualità di vita da altre parti è anche gradevole proprio perché si hanno delle radici. Perché si ha un modo di vedere le cose e si ha avuto una crescita importante negli anni di vita che sono i più formativi. Allora ai ragazzi dico: guardatevi intorno perché così come si vogliono fare esperienze straordinarie nei Paesi del Terzo mondo piuttosto che nei Paesi dell'Est che sono diventati un'altra Mecca per i nostri giovani, si potrebbero riscoprire tante realtà anche qui che forse non hanno appeal perché non c'è la consapevolezza o la conoscenza vera e profonda dei luoghi. Da queste piccole ricette che bisogna ripartire. Fermo restando che la politica deve fare il suo, le istituzioni devono fare il loro. Bisogna avere una politica di governo che abbia a cuore il Sud. Questo non lo dico io - ha concluso la Bruni - ma lo dicono tutte le agenzie più grosse ormai da decenni per una Questione meridionale che non era risolta, non lo è mai stata e che forse richiede un impegno molto più importante dei singoli. Singoli che si devono mettere insieme e che devono riconquistare una politica che fino ad oggi è mancata".

A. C.

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