Lamezia, nome diffuso violando legge privacy: primo contagiato Covid fa causa al Comune e ai “leoni da tastiera” sul web

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Lamezia Terme - Da quando il 16 marzo 2020, con ordinanza sindacale numero 13 pubblicata sull'Albo pretorio del Comune di Lamezia Terme, il suo nome uscì per intero, R.D. non ebbe pace. All'uomo veniva prescritta la quarantena obbligatoria per quello che fu il primo caso Covid in città, ma l'interessato fu "preso di mira" attraverso una vera e propria caccia all'untore. R.D. non avrebbe mai immaginato di vivere giorni e settimane dovendosi quasi nascondere. Il nome per intero dopo poco sparì dall'ordinanza, ma intanto "il danno era stato fatto" perché continuava a fare il giro del web e non solo. Ora, a distanza di tempo, nel prossimo mese di ottobre il Comune e non solo l'Ente, sarà chiamato a difendersi davanti ad un giudice. "In seguito alla diffusione della notizia del nominativo - evidenzia al Lametino, l'avvocato Francesco Balsamo, legale dell'uomo - si era scatenata nei confronti di questo povero Cristo una campagna mediatica, una gogna mediatica vergognosa. Abbiamo fatto all'epoca le denunce anche nei confronti di alcuni soggetti che sui social lo avevano attaccato scatenando odio. Quindi - prosegue il legale - abbiamo intentato anche una causa civile nei confronti del Comune di Lamezia Terme perché chiaramente c'è stata una violazione. L'errore che è stato commesso, è che nei momenti in cui è stata affissa sull'Albo pretorio l'ordinanza che imponeva la quarantena, i dati dell'interessato dovevano essere criptati ovviamente. Invece sono stati diffusi in forma integrale e da lì si è scatenata quella campagna di odio nei confronti di questo soggetto. E quindi abbiamo intentato questa causa nei confronti del Comune di Lamezia Terme per violazione della legge sulla privacy, sulla protezione dei dati sensibili".

Dunque, causa civile nei confronti del Comune di Lamezia e causa penale nei confronti di altri soggetti. "Poi tra le altre cose - puntualizza altresì l'avvocato Balsamo - dicendo una serie di cose completamente inesatte del tipo che lui era sceso già positivo da Bergamo mentre invece lui ha riscontrato la positività dopo qualche giorno che era già arrivato. Questa, insieme a tutta una serie di cose assurde e non corrispondenti al vero. Purtroppo c'erano i cosiddetti leoni da tastiera che attaccavano anche i suoi familiari. In alcuni casi - stigmatizza il legale - si vedevano persone che circolavano sotto casa e gli facevano gestacci. Disagi e apprensione causati da quella ordinanza". Pertanto, sulle minacce e sugli insulti via web, dovranno rispondere penalmente le persone querelate. Per quanto riguarda il Comune, aggiunge il legale "noi abbiamo citato l'Ente". Come dire, le responsabilità dei singoli verranno accertate in un procedimento interno nel quale si dovrà fare chiarezza su chi, presumibilmente, ordinò quanto pubblicato e su chi “caricò” l’ordinanza sul sito. Il Comune dovrà difendersi così come si apprende dalla delibera di Giunta numero 218 del 5 luglio scorso per non aver oscurato le sue generalità. La richiesta di risarcimento è di 25mila euro.

A.C.

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