
Catanzaro - A 48 ore di distanza dalla dichiarazione di stato di emergenza su tutto il territorio nazionale “a seguito dell'eccezionale incremento dei flussi di persone migranti attraverso le rotte del Mediterraneo”, deliberata dal governo su proposta del ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare Nello Musumeci, il capo del Dipartimento per le Libertà civili e l’immigrazione del Ministero dell’Interno, il prefetto Valerio Valenti, durante la sua visita in Calabria, ha fatto tappa alla Cittadella regionale dove, accompagnato dal Sottosegretario di Stato Wanda Ferro, ha incontrato il governatore Occhiuto. Lo stato di emergenza, sostenuto da un primo finanziamento di cinque milioni di euro, avrà la durata di sei mesi.
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“Il presidente Occhiuto – ha affermato il prefetto Valenti - dimostra di aver perfetta coscienza non soltanto di quella che è la situazione migratoria della Calabria ma di tutto il Paese e dei flussi che sono destinati a interessare le regioni del sud. L'intervento del Ministero, già prima della dichiarazione dello stato di emergenza – ha spiegato - è orientato a individuare le aree di maggiore flusso per strutturare degli ambiti per meglio assorbire l'onda d'urto e al tempo stesso trattenere ai fini del rimpatrio i migranti provenienti dai cosiddetti paesi sicuri. Su questa linea d'azione noi abbiamo trovato in Sicilia come in Calabria una grande sensibilità da parte dei governatori ma anche dei sindaci dei comuni dove avvengo gli sbarchi, al di là dell'appartenenza politica vi è la consapevolezza che è il sistema-Paese che deve offrire una risposta a questa emergenza”.
Per Valenti si tratta di un'emergenza “che riguarda l'intero paese perché le strutture di accoglienza ovunque sono sature, quindi vi è la necessità di creare queste camere di compensazione nei luoghi di primo sbarco dove poter ospitare per qualche settimana i migranti prima di distribuirli nel paese creando le condizioni per una migliore accoglienza”. Sul piano delle risorse a disposizione il rappresentante del Viminale non ha usato giri di parole: “Non ci sono tante risorse a disposizione, abbiamo i 5 milioni della dichiarazione dello stato d'emergenza ma a fronte di quello che è il lavoro che ci attende, le sinergie con le Regioni e i Comuni sono necessarie e indispensabili. I territori chiedono di passare da una risposta assolutamente emergenziale e affidata all'improvvisazione in alcuni casi ma anche alle buone amministrazioni di molti sindaci e associazioni che si prestano a questo scopo. La risposta deve essere corale e deve essere in grado di corrispondere alle attese dei cittadini”. Gli ha fatto eco il governatore Occhiuto: “Il sostegno del governo e dei vari corpi dello stato nella gestione dell'emergenza migranti vale più di ogni pacchetto di risorse”.
Wanda Ferro replica a Giuseppe Conte
Il sottosegretario Ferro, sollecitata dai cronisti, ha risposto alle critiche avanzate da Giuseppe Conte nei confronti del provvedimento adottato dal governo. Il leader dei Cinquestelle aveva ricordato quando gli esponenti di Fratelli d'Italia in Parlamento si erano opposti all'adozione dello stato di emergenza per i migranti, stigmatizzando il cambio di linea politica rispetto a quando dall'opposizione Giorgia Meloni chiedeva il blocco navale.
“Abbiamo tentato di spiegare ma – ha esordito Ferro - vedo spesso che la lingua italiana non abita in tutte le case. Dire blocco navale significa disincentivare le partenze attraverso un decreto che ha visto interessate le Ong e quell’idea di rete ai poveri migranti che vanno incontro alla morte, perché abbiamo visto che i numeri degli ultimi 10 anni dei morti nel Mediterraneo – forse il presidente Conte l’ha dimenticato – sono molto alti. Sarebbe molto semplice rispondere al presidente Conte che non c’era quello che c’è oggi in Tunisia, le condizioni a livello geopolitico erano totalmente diverse e quindi anche le condizioni per dichiarare uno stato di emergenza. Ma al presidente Conte direi anche molti dei suoi sindaci o comunque dei sindaci non schierati politicamente con la presidente Meloni hanno fatto richiesta e noi, a differenza dei governi che ci hanno preceduto, abbiamo dimostrato capacità di ascolto perché ritenevamo giusto farlo e l’abbiamo fatto. Quindi – ha concluso il sottosegretario all’Interno - c’è uno Stato che ci mette la faccia, una Regione come la Calabria in questo caso che ci mette la faccia”.
B.M.
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