Morti bianche in Calabria: "Emergenza da affrontare, troppe vite spezzate" - Reazioni

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Catanzaro – Giornata funesta per il mondo del lavoro in Calabria. Sono state due infatti le vite spezzate durante l’orario lavorativo: un uomo di 41 anni e uno di 54 anni che lavoravano rispettivamente all'interno di un capannone industriale nella frazione "Fedula" di San Lorenzo del Vallo e nelle officine meccaniche Tassone di Gerocarne. La notizia ha riaperto il dibattito sulle morti bianche e da più parti non sono mancate le reazioni e le riflessioni.

Reazioni

Segretario Generale UIL Cosenza: “Una strage inaccettabile”

“Con profondo dolore e rabbia, esprimiamo il nostro cordoglio per l'ennesimo tragico incidente. Ancora un incidente mortale sul lavoro. Quello accaduto a San Lorenzo del Vallo è il terzo caso che in meno di 30 giorni, colpisce la Provincia di Cosenza, mentre nello stesso giorno a pochi chilometri, nel vibonese, un’altra vittima ha perso la vita lavorando. Un numero inaccettabile che richiede un'azione immediata e determinata da parte di tutti. Marco, così si chiamava il giovane operaio di Altomonte morto nella sua azienda, lascia la moglie e tre figli” è quanto si legge in una nota di Paolo Cretella Segretario Generale UIL Cosenza.

“Ogni perdita di vita umana sul posto di lavoro è una tragedia insopportabile e una ferita indelebile nella nostra società. Ogni volta che un lavoratore o una lavoratrice perde la vita a causa di condizioni di lavoro pericolose, vengono spezzate famiglie, sogni e speranze. È un'emergenza che richiede un impegno collettivo per porre fine a questa tragica serie di eventi. Ricordiamo l'importante campagna che come UIL abbiamo lanciato nel paese, “zero morti sul lavoro”, una battaglia di civiltà, che insieme dobbiamo portare avanti per evitare ulteriori perdite di vite umane sui luoghi di lavoro. La tutela della salute e sicurezza deve diventare un tema centrale dell'agenda politica del nostro paese. Ogni lavoratore ha il diritto di tornare a casa sano e salvo alla fine della giornata lavorativa. Così come lo avevano Marco e i suoi figli. Quella che si consuma è una strage quotidiana, per contrastare la quale è assurdo che non si assumano le necessarie misure”.

“Chiediamo alle autorità competenti, alle istituzioni e a le associazioni datoriali, di adoperarsi in modo concreto per garantire condizioni di lavoro sicure per tutti i lavoratori e le lavoratrici della provincia di Cosenza e del nostro paese. La prevenzione degli incidenti mortali sul lavoro deve diventare una priorità assoluta, diffondendo nel paese la cultura della sicurezza sui luoghi di lavoro. In questo momento di lutto e riflessione, esprimiamo la nostra vicinanza alla famiglia ed alla comunità colpita. Siamo al loro fianco e li sosteniamo nella lotta per giustizia e per un futuro in cui la vita dei lavoratori sia valorizzata e protetta. Siamo tutti corresponsabili per creare un ambiente di lavoro sicuro per ogni persona. È un impegno che non possiamo ignorare e che non possiamo permetterci di rimandare. Lavoriamo insieme per porre fine a questa catena di tragedie e costruire un futuro in cui la sicurezza sul lavoro sia una realtà per tutti i lavoratori”.

Cgil: “Troppe morti bianche. fondamentale la cultura della sicurezza”

“Ancora una giornata triste per la Calabria. Siamo vicini alle famiglie dei due operai morti a San Lorenzo del Vallo e Gerocarne nell’ennesimo incidente sul lavoro esprimendo loro la nostra solidarietà. Tragedie come queste non dovrebbero mai avvenire, eppure da gennaio ad oggi in Calabria le morti bianche si stanno susseguendo rapidamente.  Auspichiamo che presto si faccia luce su quanto accaduto andando ad individuare le eventuali responsabilità. Non si può perdere la vita lavorando, non è degno di un paese civile. Ecco perché siamo convinti che molto ci sia da fare andando ad incidere sia sulle aziende che sugli stessi lavoratori affinché si arrivi ad una piena consapevolezza e rispetto della cultura della sicurezza sul lavoro. Nelle prossime settimane ci recheremo su diversi luoghi di lavoro nei territori per parlare di prevenzione, per sensibilizzare e informare affinché si adotti un approccio a queste tematiche che non si riduca ad un semplice rispetto delle norme. Allo stesso tempo ci auguriamo che possano aumentare gli Ispettori del Lavoro che in Calabria sono al momento notevolmente al di sotto del fabbisogno, rendendo questo delicato e necessario compito sempre più difficile da svolgere” I Segretari Generali Angelo Sposato (Cgil Calabria); Umberto Calabrone (Fiom Cgil Calabria); Simone Celebre (Fillea Cgil Calabria) e Giuseppe Valentino (Filcams Cgil Calabria)

Sindaco Lungro: “Drammi che fanno riflettere”

"Al di là delle eventuali responsabilità specifiche che è compito della magistratura valutare, questa tragedia ci fa riflettere sul dramma delle morti sul lavoro, tematica assai delicata che in Italia conta ancora dati allarmanti. Ogni cittadino dovrebbe trovarsi nelle condizioni di svolgere la propria attività in totale sicurezza, come si confà ad una repubblica che porta il diritto al lavoro quale principio sancito dalla Costituzione". Ad affermarlo è il sindaco di Lungro, Carmine Ferraro, nel commentare l'ennesimo incidente mortale sul lavoro avvenuto questa mattina in un capannone industriale sito nella frazione "Fedula", nel comune di San Lorenzo del Vallo, e che ha avuto come vittima un uomo di 41 anni, Marco Romeo, originario proprio del suo comune. "Il primo pensiero - aggiunge Ferraro - è rivolto alla famiglia di Marco a cui esprimo cordoglio e vicinanza. Penso al profondo dolore che li ha colpiti e al paradosso di perdere la vita in una giornata apparentemente come tante, iniziata recandosi al lavoro come gesto della quotidianità".

Nadia Fortuna (Area Vasta Cgil): "Serve formazione alla sicurezza consapevole"

“Le notizie relative ad incidenti in cui lavoratori e lavoratrici perdono la vita a causa della mancanza di sicurezza sui luoghi di lavori diventano drammaticamente sempre più frequenti. A perdere la vita, oggi, un uomo di 54 anni originario di Soriano, nel vibonese, a causa di una caduta dall'alto che non gli ha lasciato scampo; e un uomo di 41 anni nel cosentino: due vite interrotte, due famiglie distrutte dal dolore alle quali la Cgil esprime profondo cordoglio e si rende disponibile per ogni attività di tutela, una volta chiarite le dinamiche dei tragici incidenti da parte delle autorità competenti”. E’ quanto afferma Nadia Fortuna, segretaria confederale Cgil Area Vasta Catanzaro-Crotone-Vibo con delega alla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

“La Cgil ribadisce la necessità di diffondere la cultura della sicurezza: la formazione è prevenzione e la prevenzione si attua attraverso la conoscenza dei rischi sul lavoro. Serve una formazione mirata e trasparente – sottolinea Nadia Fortuna -. La formazione deve riguardare prima di tutto datori di lavoro che molto spesso adibiscono a mansioni molto pericolose lavoratori assunti senza l'accurata e necessaria esperienza – afferma ancora Fortuna - tutto questo accade a pochi giorni dalla grande manifestazione su salute e sicurezza che si terrà a Roma il 24 giugno. Mai come in questa fase i continui  infortuni mortali sono al centro della nostra azione sindacale perché tutto ciò non può e non deve accadere”.

Mancuso: “Non si può morire mentre si lavora”

“Non si può morire mentre si lavora. Ogni richiesta per il rispetto delle norme sulla sicurezza rischia di essere vana, se poi non si dà seguito con provvedimenti puntuali e controlli rigorosi. E ogni parola rischia di apparire retorica, dinanzi alle vite stroncate dei lavoratori Vito Farina e Marco Romeo, nel Vibonese e nel Cosentino. Esprimo il cordoglio del Consiglio regionale alle loro famiglie, sicuro che gli organi preposti sapranno accertare le dinamiche della tragedia. Le vittime sul lavoro in Italia sono una strage inaccettabile. Una cifra allarmante e dinanzi alla quale non ci si può assuefare”.

Cuomo (Anmil): “Il lavoro che diventa fonte di dolore non possiamo accettarlo”

La dichiarazione di Luigi Cuomo, presidente ANMIL Catanzaro e vicepresidente regionale Calabria: "Due voli mortali hanno distrutto oggi la vita di due famiglie che non potranno più rivedere i loro cari per essere caduti dall’alto mentre erano impegnati a lavorare senza le necessarie protezioni che avrebbero potuto salvare le loro vite, e mentre saranno le indagini ad accertare le dinamiche più scontate, non potrà esserci rassegnazione per queste famiglie a cui va tutta la nostra vicinanza e solidarietà, pronti ad offrire loro ogni tipo di aiuto o sostegno morale”, afferma il Vicepresidente regionale ANMIL Luigi Cuomo. Secondo i dati INAIL dei primi 4 mesi del 2023 sono state 2.664 le denunce di infortunio rispetto alle 3.602 dello stesso periodo del 2022 ci dicono che le denunce mortali del 2022 erano state 2 contro le 5 dell’anno precedente, in pratica un trend che sta invertendo la tendenza ma che non può vederci vittoriosi quando i fatti sembrano replicare film già visti e dai quali impariamo ben poco. Tuttavia, dietro questi freddi dati ci sono le storie personali di donne e uomini che hanno visto la loro vita cambiare per sempre e ai quali dovrebbe essere garantita la migliore tutela possibile sia dal punto di vista delle prestazioni economiche che da quello delle prestazioni sanitarie fino al reinserimento nella vita sociale e nel mondo del lavoro.È urgente intervenire sul fronte della sicurezza e della prevenzione dove dal 2008 mancano ancora 20 decreti attuativi che completino il Decreto 81, anche se molto è stato fatto. Il problema ha radici troppo profonde nella nostra cultura per essere sconfitto solo a colpi di norme e regolamenti: sullo sfondo, una costante mancanza di informazione e formazione, soprattutto nelle piccole imprese, laddove l’esperienza sul campo ed una tradizione lavorativa basata su vecchi metodi di lavoro, nonché sull’utilizzo di macchinari obsoleti e privi dei più moderni sistemi di protezione, diventano motivo di sottovalutazione dei rischi che provoca la maggior parte degli infortuni. Il prossimo 19 settembre l’ANMIL compirà 80 anni: un anniversario significativo che ci fornisce lo spunto per riflessioni profonde sul nostro operato e su quanto il Paese sia o meno cambiato in questo lungo tempo. Ma se gli ultimi anni non sono stati affatto facili per le politiche pubbliche, gli invalidi del lavoro e le loro famiglie non possono attendere oltre, considerato che la gran parte della normativa che regola le prestazioni a cui hanno diritto è contenuta in un Testo Unico del 1965, ormai non più al passo con la società ed il mercato del lavoro di oggi. Occorre riformare completamente questa normativa, rivedere il sistema degli indennizzi per renderli più adeguati alla realtà odierna, ampliare la tutela e dare maggiore sostegno ai superstiti dei caduti sul lavoro sia dal punto di vista economico che del diritto al lavoro. Si tratta di interventi che l’INAIL potrebbe sostenere nell’ambito dei positivi risultati di gestione che ogni anno l’Istituto fa registrare dal momento che il Bilancio dell’INAIL stilato si chiude ormai da anni con oltre un miliardo di euro di avanzo, che confluisce nelle casse dello Stato. Alla luce di questa situazione sarebbe auspicabile un adeguamento e un miglioramento della tutela in favore degli assistiti e dei familiari superstiti, in modo tale da impiegare utilmente alcune risorse che, poi a fine anno, andrebbero altrimenti ad incrementare l’avanzo di gestione INAIL. Ma proprio dalle nostre esperienze di vita abbiamo tratto l’ispirazione e trasformato i drammi vissuti sulla nostra pelle in atti di solidarietà dove, condividendo le nostre storie, cerchiamo di far comprendere quanto possano essere fatali la mancanza di formazione, la sottovalutazione dei rischi e il mancato rispetto delle norme antinfortunistiche. In proposito abbiamo un’esperienza più che ventennale che ci vede portare le testimonianze delle vittime di questi eventi nelle scuole e nelle aziende, coinvolgendo anche vedove e madri che hanno perso mariti e figli a causa del lavoro, con la certezza che solo così si riesca ad incidere in maniera molto profonda sui comportamenti e sulle coscienze individuali. In questi ultimi anni abbiamo incontrato migliaia di studenti e lavoratori e molte grandi e piccole aziende si rivolgono a noi ormai costantemente per inserire le nostre testimonianze all’interno dei loro programmi formativi su salute e sicurezza. La forza di questo metodo sta diventando diffusamente riconosciuta e apprezzata in tutto il territorio nazionale con un continuo aumento di richiesta di interventi a cui danno straordinaria disponibilità i nostri volontari perché avendo provato sulla nostra pelle il dramma e i danni di un infortunio, sentiamo di dover fare la nostra parte affinché ad altri non capiti quanto accaduto a noi e per i cui danni hanno pagato i nostri cari. L’ANMIL è nata come punto di riferimento per le persone vittime del lavoro, ma quello per cui dobbiamo lottare uniti tutti insieme è affinché queste tragedie non si verifichino mai più".

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