“Non un’altra Giulia, non un’altra Adele”, inaugurata a Platania la “Scala Rossa” contro la violenza sulle donne

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Platania – “Non un’altra Giulia, non un’altra Adele, non un altro fiore spezzato da una mano bruta! Da quella mano che dava carezze ed emozioni, che faceva sentire bene che ti stringeva…che poi stringeva troppo, lasciava lividi e spegneva l’anima. Che soffocava. Mai più una di meno, mai più rosso sangue, mai più un fiore spezzato”. Sono queste le frasi che capeggiano sulla scalinata rossa inaugurata questa mattina a Platania in occasione della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne.

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La scalinata è stata pitturata dalle socie dell’associazione ADA con l’aiuto, come volontaria, dell’artista Cristiana Davoli e hanno contribuito con elaborati simbolici i progetti Sai e Cas di Platania delle cooperative progetto Enea e Iride. Un momento di forte riflessione e raccoglimento alla luce anche degli ultimi fatti di cronaca che hanno acceso ancora di più i riflettori sulla problematica della violenza di genere a tutti i livelli. Presenti le classi IV E V della scuola primaria e della scuola secondaria di I grado che con i loro elaborati hanno reso ancora più pregnante l’incontro e sottolineando come l’educazione su questi temi debba partire dai più piccoli che hanno tanto da insegnare ai grandi in tema di affettività e rispetto.

A prendere la parola a inizio cerimonia Giuseppe Chirico presidente associazione ADA: “Uno dei problemi principali è che inconsapevolmente arriviamo a convincerci di essere semplicemente dei corpi, di essere materia, di essere di meri oggetti e sono tanti i fattori che concorrono a convincerci di tutto questo. Partendo dalla comunicazione, ormai le persone si incontrano sempre di meno, comunicano sempre di più attraverso gli strumenti elettronici,  una comunicazione sterile e non ci permette di guardare negli occhi quella persona con cui stiamo comunicando. Altro esempio è una problematica riportata ogni anno, il modello di donna riportato dai media e dai social, una donna che deve rispettare determinati canoni estetici, l’apparire senza guardare a quello che una donna ha dentro cosa c’è aldilà del corpo. Per non parlate della violenza nei videogiochi, i nostri figli giocano alla violenza e mano a mano ti convinci che la violenza può essere un gioco quindi sono una serie di fattori che il sistema utilizza per convincerci di essere dei meri oggetti. Questa differenza di genere viene alimentata dal sistema perché con questa divisione il sistema fa su di noi i propri interessi, a mio avviso avendo coscienza di questa cosa e riuscendo noi a trasmetterla alle generazioni future arriveremo al punto che manifestazioni di questo tipo non avrebbero senso perché la violenza u giorno potrebbe diventare solo un brutto ricordo”.

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Il sindaco avvocato Davide Esposito ha precisato che “Il mio plauso va all’associazione ADA per aver decorato questa scala di rosso, per dare un segno tangibile del fatto che Platania è contro ogni forma di violenza e trovo che il discorso della violenza è un discorso di carattere culturale, perché ci sono delle situazioni familiari in cui si cresce in cui si è condizionati con quella forma di patriarcato di cui si parla, dove la donna viene considerata inferiore all’uomo dove c’è questa cultura maschilista di un certo tipo. Ben vengano queste proposte anche di educazione all’affettività di cui si vuole parlare nelle scuole. È importante continuare a manifestare in questo senso perché comunque bisogna dare un segnale forte. Invito tutte le donne a parlare, ad aprirsi e non avere paura e ad avere il coraggio di mettere in evidenza quelle che sono le problematiche onde evitare che poi dobbiamo ascoltare storie come quella che è capitata a Giulia".

L'Avvocato Rossella Zofrea di “Attivamente Coinvolte Aps” centro antiviolenza si è soffermata sulle normative internazionali in materia: “E' importantissimo iniziare questa opera di sensibilizzazione, all’educazione contro ogni forma di violenza sin dalla tenera età perché è una cultura, intesa come costume che molte volte noi siamo portati a tollerare come degli atti consueti. Io come avvocato che fa parte di un centro anti-violenza posso raccontarvi quello che è successo a livello nazionale e internazionale a livello europeo, la convenzione di Istanbul del 2011 dove tutti gli stati internazionali hanno firmato questo documento sulla regola delle tre prevenzione, protezione e processo, proprio tutti insieme sinergicamente gli stati aderenti all’Onu hanno stabilito di intervenire in maniera drastica su questo male sociale che accomuna tutto il mondo. Purtroppo in grandi aree del mondo ma anche d’Europa, la donna continua ad essere un oggetto, continua ad essere uccisa e denigrata ripudiata termini che non dovremmo più sentire in tuto il mondo, dovrebbe essere un’educazione una sensibilizzazione e da questa concezione sono nate parecchie iniziative come uno strumento he ha dato modo all’Italia nel 2019 di aprire il codice rosso introducendo nuovi reati e soprattutto ha inasprito le pene e ha introdotto parecchi strumenti di agevolazione e di avvicinamento alla giustizia, c’è un fondo di garanzia che sostiene le spese per le donne vittime di violenza, ci sono una serie di misure atte a garantire la tutela e la riservatezza e l’affidamento dei figli, tutte cose che spaventano le donne e spesso le portano al silenzio e all’omertà totale. A livello europeo la corte di giustizia europea nel 2017 ha sanzionato lo Stato italiano perché non è intervenuto tempestivamente nonostante ci fossero tutte le condizioni per farlo, con questa sentenza storica la corte europea ha voluto significare che lo stato è responsabile di questi crimini inauditi di cui non dovremmo più parlare nel 2023. Sempre partendo da Istanbul ha voluto trasmettere a tutti gli stati un importante monito gli stati devono sensibilizzare tutte le istituzioni a tutti i livelli questa lotta contro il malcostume all’interno della famiglia della scuola ovunque”.

A.B.

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