Petizione popolare per chiedere revoca ordinanza che vieta il rito dei vattienti a Nocera Terinese

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Nocera Terinese – Tramite una petizione popolare (arrivata a 1199 firme), numerosi cittadini noceresi intendono chiedere la revoca dell’Ordinanza n. 8 del 29 marzo 2023 che vieta il rito dei Vattienti a Nocera Terinese. La tradizionale celebrazione che ha luogo nel periodo pasquale è stata vietata dalla commissione straordinaria che guida il Comune perché giudicata "in assoluto contrasto con le primarie esigenze di tutela della salute pubblica e salubrità dell’ambiente". I cittadini sottolineano l’importanza storica e culturale del rito dei vattienti per il comune e per l’intera comunità. La petizione e la lettera di accompagnamento sono indirizzate alla Commissione Straordinaria del Comune di Nocera Terinese, al Prefetto di Catanzaro, al Comandante Provinciale Arma dei Carabinieri Comandante Compagnia Carabinieri di Lamezia Terme e della stazione dei Carabinieri di Nocera Terinese. I sottoscrittori chiedono, inoltre, anche un urgente incontro di una rappresentanza dei richiedenti con la Commissione Straordinaria che guida il Comune di Nocera Terinese.

Secondo quanto illustrato dai firmatari, “è necessario ridiscutere l’ordinanza n. 8, del 29/03/2023, di cui chiediamo a gran voce la revoca totale per consentirci di celebrare, in piena autonomia e libertà, il rito dei vattienti, nostra fede e tradizione, nei giorni di venerdì e sabato Santo riaffermando l’identità culturale del nostro popolo, onorando la memoria comunitaria e perseguendo quella coesione sociale necessaria per lasciarsi alle spalle un passato scandito da una pesante crisi sociale, aggravata dagli esiti pandemici”.

Breve excursus sul valore storico culturale del Rito dei Vattienti

“Chi sono i Vattienti e cosa rappresentano? Sono anime che col sacrificio della flagellazione e l’effusione del proprio sangue fanno la comunità! Lo fanno varcando il limes della morte per rigenerarsi, scandendo il lento trascorrere di un giorno in cui i noceresi si ritrovano e condividono un valore che non verrà mai meno perché scritto con l’ottimo dei sughi, il farmaco dell’immortalità. Del resto, sono proprio questi aspetti ‘cruenti’ del rito a richiamare in paese frotte di osservatori: etnologi, antropologi, storici, scienziati, medici che contribuiscono a trasformare i vattienti nel rito più studiato nella nostra regione, nel Mezzogiorno d’Italia e nel bacino del Mediterraneo, un unicum con Verbicaro (CS), Guardia Sanfromondi (BN) e San Vicente de la Sonsierra (Spagna). Chi viene a Nocera è attratto dall’uso simbolico del sangue, dal rapporto con la morte, dalla ridefinizione di quello con il Sacro attraverso la ritualizzazione dell’offerta penitenziale i cui esiti si incarnano nel pianto liberatorio di alcuni vattienti o nel furor sacro manifestato nel momento in cui il penitente incontra la Vergine. Il sangue è un fil rouge che riannoda il presente a un passato trasfigurato in mito, rivelando una straordinaria capacità di adattamento alle mutevoli esigenze della modernità, anche quelle più sfuggenti e impercettibili, che trasformano Nocera Terinese, una remota e sconosciuta periferia del mondo, in un paese speciale ogni venerdì e sabato Santo. Del rito è necessaria una nuova narrazione che riannodi la traccia della memoria a quel 2019 quando l’evento pandemico lo ha bruscamente interrotto, riprendendo a vivere nella sua pienezza il giorno in cui la comunità nocerese celebra la propria identità. Sono secoli che tale rito si compie dimostrando una buona resilienza che gli ha consentito di sopravvivere alle fortissime contestazioni clericali che cercavano di snaturarlo. A battersi sono contadini, operai, artigiani, medici, docenti, professionisti e studenti che, in nome di ideali ‘antichi’ e di un forte sentimento del divino, compiono il loro voto in onore della Vergine Addolorata, ad imitazione di Cristo. Si tratta del più importante tratto culturale della Comunità nocerese di cui non si è tenuto conto nel vietarlo pretendendo di regolamentare un sentimento popolare, di normare l’ineffabile palpito di fede che scandisce il battito profondo del cuore di ogni vattente, l’emozione delle prime cardate e il trasporto emotivo dell’incontro con la Vergine Addolorata quando l’animo si libera dalla pesante zavorra della tristezza. Un freddo documento amministrativo che non tiene per nulla conto dell’importanza storico-culturale del rito, del pathos dei protagonisti, dell’afflato mistico di un popolo intero, meritevole di essere inserito – come del resto già proposto – nel patrimonio UNESCO per raccontare la storia bella di una regione segnata da profonde, drammatiche, contraddizioni”.

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