Stop al reddito di cittadinanza, don Panizza: “Stiamo raccogliendo tante storie di disagio”

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Lamezia Terme - Dopo la rabbia e il desiderio di protesta sembra essere purtroppo la rassegnazione il sentimento dominante nelle persone che a Lamezia, come nel resto della penisola, stanno vivendo sulla propria pelle la sospensione dell’erogazione del reddito di cittadinanza. Lo racconta don Giacomo Panizza, fondatore di Progetto Sud, ammettendo che, pur essendo ben 529 gli ex percettori sul territorio lametino, di cui 311 residenti in città, coloro che hanno espresso di persona le proprie difficoltà, lo hanno fatto a titolo personale, in genere per la propria famiglia, quando invece sarebbe necessario rendere pubblico un disagio che è dilagante – “e un prete certe cose le sa”. Infatti, la Caritas aumenta gli accessi, ma ognuno sembra vivere il problema nel suo piccolo, senza esporsi al giudizio di una società che fa della ricchezza uno dei suoi valori principali.

“La cosa più giusta sarebbe mettere la questione su un piano politico”, spiega don Panizza, “fare massa critica, rendere un problema che è delle singole persone un problema generale, collettivo: bisogna unirsi. Ma purtroppo è più facile unire gli operai licenziati da una fabbrica che non le persone licenziate da un governo. Oltretutto, la gente si vergogna di dire: “Sono povero”, perché c’è uno stigma sulla povertà. Proporre dei percorsi di formazione è una cosa buona, ma la Calabria non è Brescia, Torino, Novara, non basta imparare qualcosa di nuovo per avere subito un lavoro a portata di mano, e non dipende semplicemente dall’età più o meno giovane che uno ha. Serve prima di tutto un accompagnamento, che venendo meno i navigator del reddito di cittadinanza dovrebbe essere svolto dai servizi sociali dei singoli comuni. E purtroppo, in Calabria, la maggior parte dei comuni, specie nell’entroterra, sta sotto i 5000 abitanti, e non ha a disposizione una rete di assistenti sociali, educatori o psicologi alle sue dipendenze. Il nostro, da nord a sud, è un paese pieno di squilibri, per questo non è giusto sospendere di colpo questa misura di sostegno, soprattutto nei casi più evidenti di fragilità: mi è capitato di incontrare ad esempio una madre rimasta sola con tre bambini piccoli, dopo che il padre ha abbandonato il tetto coniugale. Come potrà mantenerli, mentre frequenta un percorso formativo? Questa è la ragione per cui il 14 settembre con il gruppo “Alleanza contro la povertà” proveremo a chiedere in Senato di non staccare immediatamente la misura del reddito di cittadinanza, ma di derogare, annullando per il momento la sospensione definitiva, perché per risolvere i problemi del lavoro e della povertà serve tempo. E non li si risolve dando in affido bambini arrivati dal mare in cambio di un sostegno economico, perché la condizione per occuparsi di un bambino è saperlo educare, saperlo crescere e amare, indipendentemente dalla situazione economica più o meno bisognosa di un sussidio che uno ha”.

Giulia De Sensi

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