Allarme Confartigianato su tempi giustizia civile: "A Lamezia 601 giorni per definire una causa"

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Roma - In Italia i tempi della Giustizia civile "non sono uguali ovunque", vanno "a più velocità: da 132 a 928 giorni. Gorizia la più rapida, a Vibo Valentia i tempi più lunghi. Per le cause di lavoro record di 1.420 giorni a Sulmona". Confartigianato registra caso per caso le "forti differenze nella velocità" nei processi civili, e avverte: "La diversa durata nella definizione dei procedimenti rischia di diventare un fattore di distorsione della competitività delle imprese". Per il presidente della confederazione di artigiani e piccole imprese, Marco Granelli, è "un freno allo sviluppo. Soprattutto per le piccole imprese - avverte - sostenere contenziosi prolungati e l'incertezza sulla durata delle decisioni giudiziarie può significare rinunciare a investimenti, occupazione e crescita".

Se a livello nazionale la media del disposition time (che mette in relazione i procedimenti pendenti a fine anno con quelli definiti durante l'anno stesso) è di 364 giorni, le cose - evidenzia l'analisi del centro studi di Confartigianato - vanno molto diversamente lungo la Penisola". L'analisi territoriale "evidenzia un'Italia della giustizia a più velocità. Tra i 140 Tribunali, le performance migliori si registrano a Gorizia, dove un procedimento civile si chiude in media in 132 giorni, seguita da Vercelli con 151 giorni, Biella con 161, Udine con 166, Chieti con 179, Parma con 180 e Verona con 200 giorni".  

"All'estremo opposto il record negativo spetta a Vibo Valentia con 928 giorni, pari a due volte e mezzo la media nazionale, seguita da Venezia con 773 giorni, Vallo della Lucania con 726, Lanusei con 694, Trieste con 637, Cagliari con 624 e Lamezia Terme con 601 giorni". Anche a livello regionale - evidenzia ancora il rapporto di Confartigianato - "emergono squilibri profondi. Le regioni con una giustizia civile più veloce sono la Valle d'Aosta con 239 giorni, il Piemonte con 248, l'Emilia-Romagna con 268, la Toscana con 271 e il Trentino-Alto Adige con 275 giorni. Maglia nera per la lentezza della giustizia civile è la Sardegna, dove occorrono in media 535 giorni, seguita da Basilicata con 483, Campania con 459, Puglia con 441, Sicilia con 440 e Calabria con 416 giorni. Nel complesso, nel Centro-Nord i procedimenti sono più celeri con una media di 308 giorni, il 15,4% in meno rispetto alla media nazionale, mentre nel Mezzogiorno servono 443 giorni, il 21,7% in più".

L'analisi segnala che "aumentano i tempi della giustizia civile in materia di lavoro privato (che comprende procedimenti riguardanti lavoro dipendente da privato, lavoro parasubordinato e licenziamento individuale/collettivo). In questo ambito il disposition time medio a livello nazionale sale a 401 giorni. I tribunali più efficienti sono quelli di Vasto, con appena 109 giorni, Chieti con 137, Gorizia con 146 e Siena con 161 giorni. Di contro, si toccano addirittura i 1.420 giorni a Sulmona, seguita da Lanusei (1.162 giorni), L'Aquila (1.124), Caltanissetta (1.094), Lagonegro (1.029) e Isernia (987). A livello regionale, le migliori performance si registrano in Valle d'Aosta con 238 giorni, Lombardia con 240 giorni, Trentino-Alto Adige con 246 giorni, Emilia-Romagna con 255 giorni e Piemonte con 279 giorni. Mentre le maggiori criticità emergono in Basilicata con 933 giorni, Sardegna con 662, Molise con 607 giorni, Sicilia con 569 giorni e Calabria con 564 giorni. Anche in questo caso il divario territoriale è netto: nel Centro-Nord i procedimenti di lavoro sono più celeri con una media di 321 giorni, contro i 513 giorni del Mezzogiorno".    Confartigianato "chiede che la riduzione dei tempi della giustizia civile torni a essere una priorità dell'agenda economica, rafforzando organici, organizzazione e incentivi negli uffici giudiziari e intervenendo sulle cause strutturali dell'arretrato. Serve un sistema giudiziario rapido ed efficiente - avverte la confederazione - per garantire la competitività e non vanificare gli sforzi di rilancio previsti dal Pnrr, soprattutto nei territori e nei settori produttivi più fragili". 

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