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Lamezia Terme – “Mentre si festeggia l'inaugurazione del "terminal partenze più bello del mondo" a Reggio Calabria, la realtà batte un colpo durissimo. A partire da Novembre 2026, la compagnia low-cost Ryanair cancellerà la quasi totalità delle sue rotte internazionali dallo scalo dello Stretto, con l'unica eccezione di Barcellona”. Lo denuncia, Domenico Taverna, della segreteria PD di Lamezia Terme parlando di un paradosso tutto calabrese, tagliamo i nastri delle grandi opere ma perdiamo i voli. Viene da chiedersi a cosa sia servito il recente e sbandierato viaggio del Presidente Occhiuto e del Sindaco di Reggio Cannizzaro per incontrare i vertici di Ryanair se i risultati sono questi. Incontro che, incredibilmente, non ha visto la presenza del Sindaco Murone in rappresentanza di Lamezia, l’unico comune azionista in Sacal”.

Il quadro, afferma Taverna: “si fa ancora più incerto se spostiamo lo sguardo su Lamezia Terme, da sempre motore del traffico aereo calabrese. L’aeroporto principale della regione attualmente versa in una situazione di sofferenza sistemica con disagi continui per i passeggeri e lavori che si spera partano a breve. La gestione della SACAL è stata affidata per anni dalla Regione a un amministratore unico – oggi guarda caso assessore al Comune di Reggio Calabria – in totale spregio del ruolo e del peso che dovrebbe essere riservato a Lamezia nelle scelte programmatiche. Gli ulteriori dubbi sulla gestione dell’aeroporto di Lamezia arrivano direttamente dalla proposta dal Piano Nazionale degli Aeroporti (PNA 2026-2035) presentato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Innanzitutto, Lamezia rimane relegata a scalo a rilevanza nazionale (e non internazionale) di secondo piano, proprio perché bloccata attorno alla soglia storica dei 3 milioni di passeggeri. Infatti, sebbene la propaganda di centrodestra vanti il superamento dei 3 milioni di passeggeri, va detto che questa quota era già stata raggiunta nel lontano 2019. Lamezia ha registrato per anni una crescita inferiore alla media nazionale, con un risultato che sta migliorando solo nel 2026 lungo un trend generale di ripresa del settore post-pandemia. Secondariamente, la proposta di nuovo PNA fissa stringenti obiettivi di "accessibilità sostenibile", stabilendo che per gli aeroporti regionali/nazionali il 15% entro il 2030 e il 30% entro il 2035 dei passeggeri debba raggiungere lo scalo tramite mezzi pubblici o trasporto intermodale. È la conferma che sul nostro territorio si sta investendo pochissimo nei collegamenti infrastrutturali veri (strade e ferrovia), scaricando la mole del traffico su una rete di Trasporto Pubblico Locale e navette che in Calabria è visibilmente insufficiente”.

Da una nota recente della maggioranza di centrodestra regionale e locale emerge come, sostiene Taverna “la bussola sia mal orientata. Si fa infatti spesso riferimento a passeggeri che partono DA Lamezia. Ma la priorità di una politica di sviluppo regionale, in particolare nel nostro caso, non deve essere agevolare chi parte dalla Calabria, ma soprattutto attrarre e accogliere chi ARRIVA in Calabria. A fare chiarezza su questo punto fondamentale è un interessantissimo studio del Prof. Francesco Aiello, che mette a nudo i limiti del modello economico della nostra regione:

  • Bassa spesa media: La crescita delle presenze turistiche è un dato positivo, ma in Calabria si accompagna a una spesa media giornaliera del visitatore nettamente inferiore alla media nazionale. Festeggiare il numero di presenze senza calcolare il valore economico generato è una narrazione riduttiva e ingannevole.
  • Superare la trappola del turismo "solo balneare e di ritorno": Il turismo degli emigrati e il turismo dei villaggi da soli non bastano più. Generano una spesa concentrata e a basso impatto sul tessuto produttivo locale. Servono flussi da mercati a più alta capacità di spesa (ad es. Europa occidentale, Nord Europa).
  • Servizi e infrastrutture invece della promozione vuota: servizi, cultura, natura, enogastronomia, sport, esperienze, qualità urbana restano risorse potenziali se non vi sono servizi accessibili, trasporti dedicati e una rete integrata sul territorio. Un patrimonio privo di collegamenti e in cui non si sperimenta un’offerta molto variegata è un prodotto turistico che non si vende”.

“Occorre una strategia complessiva – sostiene l’esponente Pd - che parta da un profondo ripensamento della politica dei trasporti regionali. Le risorse pubbliche e i contratti di co-marketing non devono più servire a pagare le campagne elettorali o a rincorrere le decisioni unilaterali dei vettori low-cost. Bisogna rilanciare in maniera forte l’unico vero hub della regione: l’aeroporto di Lamezia Terme. Molti voli partiti da Reggio hanno mostrato percentuali di riempimento estremamente basse. È un’esperienza che deve insegnare. Servono investimenti seri sull'intermodalità ferro-aria, a partire dalla connessione diretta con la rete dell'Alta Velocità, insieme al potenziamento dei servizi di terra e al pieno coinvolgimento dei Comuni e dei territori nelle scelte strategiche di SACAL. Infine, è fondamentale non fermarsi allo scalo ma accompagnare i visitatori verso i borghi, le strutture ricettive, le esperienze e i percorsi culturali ed enogastronomici, garantendo così che la ricchezza generata dal turismo rimanga concretamente sul territorio. La Calabria non si governa con i tagli dei nastri a cui seguono i tagli dei voli”.

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