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rosy-bindi-presidente-antimafia-2013.jpgRoma - A fine maggio dovrebbe essere pronto il lavoro della Commissione parlamentare Antimafia sulla trasparenza delle candidature per prevenire l'infiltrazione mafiosa negli enti locali in vista delle elezioni del 5 giugno. "Il nostro lavoro prosegue con approfondimenti che le commissioni elettorali non sono state in grado di fare ovunque nei comuni da noi messi sotto attenzione e proseguono con gli accertamenti su come si sta svolgendo la campagna elettorale. Siamo supportati dalle prefetture e dalle forze di polizia e stiamo stilando relazioni sulla situazione politica che ha portato agli scioglimenti e su come si va evolvendo in vista delle elezioni", ha detto la presidente della Commissione Antimafia Rosy Bindi, che ha fatto intendere che si tratta di un lavoro complesso.

“In Calabria autodichiarazioni non veritiere. Serve anagrafe candidati”

"La prefettura di Catanzaro ha svolto un lavoro importante perchè non si è fermata alle auto certificazioni che i candidati hanno presentato ma è andata a verificare presso le procure la veridicità di queste dichiarazioni ravvisando in alcuni comuni da noi non attenzionati alcune dichiarazioni non rispondenti alla veridicità. Questo non è stato possibile farlo ad Imperia". Così la presidente della Commissione Antimafia, Rosy Bindi, dopo l'audizione, oggi in audizione, del Prefetto di Catanzaro, Luisa Latella, e del Prefetto di Imperia, Silvana Tizzano. "E' la conferma di due sottolineature contenute nella nostra Relazione sulla trasparenza delle candidature: innanzitutto che è necessario che le commissioni elettorali abbiano più tempo a disposizione, 48 ore sono troppo poche e a Roma la verifica con la procura è stata possibile solo per la metà dei candidati. Inoltre, occorre una anagrafe dei candidati per informare i cittadini: al di là della legge Severino, ci sono candidati condannati per altri reati ed è giusto che i cittadini sappiano chi vanno a votare. Si conferma che, infine, non bastano i certificati penali e gli atti giudiziari: parentele e frequentazioni non sono spesso in atti giudiziari ma non sono meno rilevanti dal punto di vista politico".

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