
Catanzaro - "Vi spiego i motivi del nostro voto contrario al Bilancio. In questi anni non abbiamo mai avuto un atteggiamento irriguardoso o dettato da pregiudizi rispetto all’operato della maggioranza di questo governo regionale. Ci siamo espressi favorevolmente, laddove ci sembrava palese che l’obiettivo di una determinata azione o di un preciso provvedimento legislativo fosse realmente stato pensato negli interessi dei calabresi. Altre volte, il nostro voto di astensione è stato dettato proprio dalla comprensione che – per poter governare bene – è necessario avere un tempo sufficientemente ampio per poter dimostrare in quale direzione si intende andare. E anche in quelle occasioni in cui è stata la maggioranza a trincerarsi dietro muri di autosufficienza evitando occasioni di confronto, abbiamo sempre dimostrato di essere pronti al dialogo e a uno scambio costruttivo in termini di proposte concrete". Lo scrive in una nota Amalia Bruni, consigliere regionale del Pd.
"A questo punto della legislatura però - aggiunge - essendo arrivati al terzo bilancio, siamo in possesso di tutte le ragioni e tutti gli strumenti per una valutazione ponderata. Le nostre fragilità economiche e sociali, sia sul versante delle entrate che su quello delle uscite si riscontrano tutte nei documenti di bilancio. Esistono poi i fattori esterni, per esempio in materia di equilibrio di finanza pubblica, che nel bilancio 2024 sono assai più significativi rispetto al passato, eppure, sono fondamentalmente i fattori esterni che compongono il bilancio. Fondi Europei, trasferimenti dello Stato e – per ultimo – entrate proprie. Quanto ai fondi europei non si è proceduto ancora a iscrivere nel bilancio 2024 il Por CAlabria 2021/2027, mentre ancora insistono residui del Por 2014/2020. Una partita a parte riguarda quella del Fondo per sviluppo e la coesione 2021/2027 su cui va fatta una riflessione specifica, considerato quanto accaduto con il finanziamento del tanto discusso Ponte sullo Stretto".
"A questo proposito - prosegue ancora Amalia Bruni - non si può non sottolineare il regalo di Natale che ci ha fatto il governo Meloni, un regalo di cui i calabresi e le calabresi avrebbero fatto volentieri a meno. Una decisione assurda, un vero e proprio scippo a danno dei Calabresi e dei Siciliani. Saremo costretti a pagarci un ponte che neppure vogliamo, con i nostri soldi. Ben 1,6 miliardi da Calabria e Sicilia per finanziare questo ponte. Mi chiedo, ma per la Tav le regioni interessate hanno contribuito? Per il Mose di Venezia la regione Veneto ha contribuito? Per il traforo del Monte Bianco quelle regioni hanno contribuito? Noi siamo i più poveri e i meno infrastrutturati del Paese e nonostante questo siamo stati obbligati a farlo, per un’opera che sicuramente non rappresenta una priorità e che, ad oggi, non ha alcuna certezza di andare a buon fine. Sulla struttura del bilancio di previsione 2024, sulla prossima annualità si raggiungerà, molto probabilmente il picco delle risorse disponibili. E convergeranno più fattori: Fondi europei vecchi e nuovi, Pnrr, Fsc e residui statali. Tutto ciò renderà ancora più pressante la domanda circa la capacità di spesa della regione. Siamo davvero in grado di spendere tutti questi soldi? Cosa è stato previsto per far sì che la nostra Regione non perda neppure un centesimo di queste risorse? In questi anni la Regione non ha fatto nulla in questa direzione e ora si rischia una vera e propria implosione. I territori sono stati espropriati di qualsiasi intervento e possibilità di autogoverno".
"Certo - precisa - bisognava correggere talune disfunzioni ma la ricetta della maggioranza secondo la quale i territori non hanno funzionato, i comuni grandi e piccoli non sono in grado di far funzionare i servizi, e quindi portiamo tutto in capo alla Regione non ha funzionato. Un’impostazione antistorica di cui nei prossimi anni pagheremo un costo salatissimo. Lo diciamo da sempre, la Regione deve programmare e controllare, non gestire. La gestione, supportata da regole chiare e trasparente deve essere affidata ai territori. Abbiamo bisogno di una Regione leggera non di un pachiderma dove la burocrazia regna padrona, rallentando tutto e impedendo di fatto di andare avanti. Oltre a questa smania di gestione, ricordo che questo governo regionale aveva inteso bloccare i contenziosi come dice il Presidente Occhiuto “al fine di ripianare i debiti sanitari senza il rischio di incorrere in operazioni di pignoramento o di recupero coatto da parte dei creditori, al fine di accertare il debito della sanità calabrese e sanare i bilanci”. Le procedure esecutive erano state sospese fino al 31 dicembre 2023. Per non parlare del rilievo della Corte costituzionale e la procedura di infrazione avviata dall’Unione Europea per i ritardi di pagamenti in Calabria".
"Ora - si domanda - a che punto stiamo? Il termine sta per scadere: dal 1° gennaio 2024 riprenderanno questi contenziosi e in particolare i contenziosi sanitari che meritano un’approfondita riflessione. Le aziende sanitarie non hanno tra l’altro trasmesso tutti i dati: è difficile costruire la loro posizione debitoria. Di conseguenza il pregresso non è ancora accertato, ma in corso ci sono nuove procedure che andranno a incidere sul totale del debito sanitario. Anche a livello parlamentare sono state sollevate critiche per i costi della struttura commissariale calabrese, e per l’impatto finanziario gestionale di Azienda Zero sul bilancio della Regione. Da due anni la maggioranza parla di Azienda Zero, o meglio Azienda Unica, eppure ancora non si vede nulla. Nonostante la disponibilità di più governi e dello stesso parlamento, il nostro servizio sanitario purtroppo è ancora lontano dall’essere un sistema ordinario e soddisfacente. Su tutti i grandi fattori: risanamento finanziario, livelli essenziali di assistenza, servizi ospedalieri, servizi territoriali, mobilità passiva, prevenzione, alta formazione e formazione continua siamo ancora al palo. Non è stata definita la quantificazione del debito, questo centrodestra ha rinunciato a sollevare il problema della responsabilità dello Stato sul debito prodotto dalle gestioni commissariali, tralasciando una Ricontrattazione del piano di rientro, quale strumento principe su cui ancorare le altre necessità per fare uscire la Calabria dal piano di rientro".
"Qual è la strategia, quindi, della giunta Occhiuto? - si domanda ancora la Bruni - Con la mera gestione si sono illusi di stravolgere il mondo. Dopo 13 anni siamo ancora in piano di rientro e, , come se non bastasse alla quarta proroga del decreto speciale per la Calabria. Sempre più speciali ed emergenziali mentre noi abbiamo bisogno di essere una regione normale. Siamo arrivati, per complicità, della stessa maggioranza di governo, al paradosso che il commissario al piano di rientro dal debito sanitario, produce altri debiti. La mobilità passiva del 2022 è stata rinviata al 2026. Come dire che al 1° gennaio del 2026 il servizio sanitario calabrese avrà in dote un debito pregresso di 40/50ml. E siamo sempre in attesa della nuova rete ospedaliera e su quella territoriale si avverte una grande confusione. Il PNRR, anche per responsabilità del governo nazionale, nella Missione 6-Salute è in forte ritardo e si rischia di non vedere la necessaria ricostruzione della sanità territoriale. Case di comunità, Ospedali di Comunità, centrali territoriali sono in Calabria ancora tutte sulla carta, nonostante che il tutto andrebbe collaudato entro il 30 giugno 2026. Il dato più imbarazzante sta nel fatto di non essere riusciti neanche ad utilizzare gli strumenti messi a disposizione: dalla possibilità di assumere gli specializzandi, al blocco dei pignoramenti, oggi rimossi per rischio di infrazione europea, per finire a vicende di questi giorni, il mancato pagamento delle indennità agli operatori dei pronto soccorso e del 118. Per non parlare della precarietà che ancora vivono le aziende, azienda Zero e il dipartimento".
"In sostanza - si legge ancora nella nota - il governo complessivo del servizio sanitario arranca. Il tanto sbandierato dato dell’approvazione dei bilanci consuntivi del 2022, dopo sei mesi dall’adozione non sono stati ancora approvati e forse, non lo saranno mai. E ancora si continuano a pagare milioni di euro per anticipazione di cassa da parte delle aziende: GSA detiene risorse esorbitanti e poi si annunciano avanzi di amministrazione senza avere ancora approvato i bilanci ma solo sui dati del IV trimestre. Nel frattempo, da mesi, non si hanno più notizie del tavolo di monitoraggio, sospeso perché in attesa di documentazione. Nel frattempo i calabresi continuano da 13 anni a pagare le tasse più alte del Paese per la sanità meno efficiente. Solo di tributi aggiuntivi per il ripiano del debito sanitario abbiamo sborsato oltre un miliardo e trecento milioni di euro. Non possiamo permetterci che tutto questo duri in eterno. Noi continuiamo a essere deficitari su tutto, a partire dal punteggio dei Lea e si continua spesso a non trasmettere neanche i flussi delle rispettive attività".
"C’è bisogno - conclude - di un vero e proprio cambio di passo: bisogna rafforzare tutte le strutture dirigenziali, a partire dal dipartimento e in tutte le aziende; bisogna intensificare le procedure concorsuali a tempo indeterminato, a cominciare dalla dirigenza medica e di tutte le professionalità sanitarie; bisogna completare in tempi certi la certificazione del debito e aprire col governo una trattativa sulla corresponsabilità di quello pregresso prodotto dalle gestioni commissariali; bisogna fare della programmazione uno strumento imprescindibile, potenziare una campagna capillare sulla prevenzione; definire un vero progetto strategico per abbattere le liste d’attesa; a tutt’oggi il monitoraggio sul Pnrr - salute testimonia un andamento insufficiente su cui va fatta una riflessione specifica, non possiamo consentirci di perdere anche questo treno".
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