
Roma - "Le procedure di appalto pubblico sono spesso ancora oggi, nonostante gli apprezzabili progressi intervenuti - anche sulla spinta della legislazione europea - poco trasparenti, molto complicate e sottoposte ad una elevata soggettività e discrezionalità. Occorrerebbe pertanto, a mio avviso, favorire tre ordini di riforme": queste le parole pronunciate dal ministro per gli Affari Regionali, Maria Carmela Lanzetta, in audizione davanti alla commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle intimidazioni nei confronti degli amministratori locali. Il ministro propone di semplificare al massimo le procedure, anche mediante centrali uniche di acquisto; ridurre il più possibile la discrezionalità e l'incidenza del "fattore umano" nelle procedure, favorendone la maggiore oggettivizzazione possibile, attraverso l'utilizzo di strumenti informatici; garantire la massima trasparenza e pubblicità dei procedimenti amministrativi, così da favorire un sistema di controllo diffuso sulle scelte dell'amministrazione locale. "E' anche importante - prosegue Lanzetta - assistere le Amministrazioni locali e fornire loro l'adeguato supporto, nei percorsi di risanamento che conseguono allo scioglimento di Consigli comunali. In questo senso è fondamentale agire in chiave preventiva. Su questa strada, nella veste di ministro degli affari regionali, ho già annunciato alla Camera di voler proporre al ministro dell'Interno la possibilità di individuare insieme strategie operative che possano intervenire ancor prima dell'avvio di un procedimento così devastante e traumatico per le comunità locali quale risulta essere il dissolvimento degli organi elettivi". Lo scopo principale "è sostenere e accompagnare il regolare svolgimento delle varie attività amministrative per consolidare e far emergere la parte sana della pubblica amministrazione locale".
Nel 2013 351 atti intimidazione, quasi 1 a giorno
Sono stati 351 gli atti di intimidazione e minaccia nel 2013 nei confronti di amministratori e funzionari pubblici: quasi uno al giorno, con un aumento del 66% dei casi rispetto al 2010, distribuito tra 18 regioni, 67 province e 200 comuni. I numeri li ha forniti il ministro per gli Affari Regionali, Maria Carmela Lanzetta, in audizione davanti alla Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle intimidazioni nei confronti degli amministratori locali. "Se a questi dati, poi, si aggiungono quelli relativi al numero di Comuni sciolti per infiltrazioni mafiose - 243 dal 1991 all'aprile 2014 - il quadro di insieme appare ancor più sconcertante nella sua complessiva fisionomia", ha proseguito il ministro. "In un simile scenario, appare ovvia la considerazione che la "resistenza" dei tanti amministratori onesti, seppur fatta di grande abnegazione e smisurata passione civile, da sola non possa bastare. Di fronte a fenomeni così dilaganti non ci si può limitare agli attestati di "solidarietà" ma occorre dimostrare la presenza, il sostegno, l'aiuto concreto dello Stato e di tutte le sue istituzioni". "E' nel sindaco che spesso il cittadino vede e richiede la soluzione ai propri problemi, a volte vi vede invece la causa. Nei casi "patologici" è giocoforza che il sindaco diventi anche un bersaglio - afferma in un altro passaggio Lanzetta - soprattutto in quelle realtà più duramente provate dalla crisi economica. Si pensi a come sia complesso dover gestire contemporaneamente, con "armi spuntate", solo alcuni dei principali servizi che il Comune deve garantire: sicurezza e decoro urbano, servizi sociali, gestione dei rifiuti, manutenzione delle strade, illuminazione pubblica, edilizia scolastica, trasporto locale, protezione civile ecc. A fronte di questo, il primo cittadino si trova in una condizione di solitudine "umana e strumentale" per inadeguatezza, da un lato, degli apparati amministrativi locali, dall'altro, delle risorse economiche: queste ultime sono quasi sempre insufficienti o carenti e il personale amministrativo spesso non è adeguatamente formato e preparato a fronteggiare tensioni e pressioni sociali che ne derivano. Per questo occorrerebbe innanzitutto concepire interventi che supportino, a 360 gradi, l'azione degli amministratori locali".
Un settore che merita di essere monitorato è quello relativo all'utilizzo dei beni confiscati: è necessario che la funzione pubblica a cui questi beni sono destinati - a valle del procedimento, pur complesso, di gestione e successiva assegnazione - risulti sempre effettiva e attuale. A sostenerlo, davanti alla Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle intimidazioni nei confronti degli amministratori locali, è il ministro per gli Affari Regionali, Carmela Lanzetta. "E' mia intenzione - ha detto il ministro - incentivare il più possibile la stipula di accordi, intese, protocolli e altri strumenti di gestione associata tra le Amministrazioni locali, anche mediante il coinvolgimento di cooperative o fondazioni non profit, per l'utilizzo del bene a favore delle esigenze e delle istanze della collettività di riferimento. Inoltre, in questa direzione di contrasto alla criminalità organizzata, reputo importanti alcune iniziative che credo debbano essere sostenute, da ultimo cito quella più recente del viceministro dell'Interno Filippo Bubbico, per l'introduzione nel nostro ordinamento del cosiddetto reato di autoriciclaggio: risulta infatti irragionevole che attualmente il nostro ordinamento non preveda nessuna sanzione per il reimpiego e la re-immissione sul mercato di risorse provenienti da reato da parte di chi lo ha commesso. Una lacuna che molti addetti ai lavori (magistrati, forze dell'ordine, giuristi e amministratori locali) reputano di fondamentale importanza colmare, per rendere il nostro sistema di protezione dalla criminalità organizzata maggiormente competitivo e attrezzato". Infine, per Lanzetta è "evidente la necessità della creazione una di banca dati nazionale che censisca la casistica per consentirne un'analisi rigorosa e trovare i rimedi e i correttivi migliori per fronteggiare un problema che risulta in costante e preoccupante aumento. Sarò lieta, qualora questa Commissione ne ravvisasse l'opportunità, di incaricarmi di attivare forme di collaborazione istituzionale, tra livello centrale di governo e realtà territoriali, per promuoverne la costituzione".
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