
Catanzaro - All'indomani delle polemiche che hanno caratterizzato l'assemblea dei sindaci e il consiglio provinciale di Catanzaro relativamente all'approvazione del Piano di dimensionamento scolastico, il presidente Roberto Occhiuto e la sua vice delegata all'Istruzione Giusi Princi rivendicano le scelte adottate dalla Cittadella. "L'assessore Princi - ha affermato Occhiuto a margine di una conferenza stampa dedicata alle misure contro il caro scuola - è stata molto brava, perché ha ridotto i danni derivanti dalle nuove regole sul dimensionamento. Ha fatto una scelta strategica ma sono convinto che ha fatto bene, perché abbiamo deciso di salvaguardare le zone interne, le zone in cui è più presente il rischio di abbandono scolastico, in cui ci sono condizioni anche di mobilità più complesse e questo ha indotto alla riduzione di alcune autonomie in realtà più grandi. Però pensate a quello che sarebbe successo se lo avessimo fatto in comuni come Platì, San Luca, Africo, ecco secondo me - ha chiosato il presidente in questi Comuni l'interesse della Regione dev'essere molto più alto". Emblematico il caso della provincia di Catanzaro dove a fare le spese dei tagli voluti dal governo sono stati i due principali centri del territorio: Catanzaro e Lamezia. Quasi nulla è stato toccato nelle aree interne ad eccezione dell'accorpamento che ha interessato gli istituti i di Petronà e Sersale.
A margine dell'incontro con i giornalisti la vicepresidente Princi ha rivendicato la scelta di salvaguardare le aree interne: "Abbiamo subito inevitabilmente, come è accaduto per altre regioni del Sud, i tagli che - voglio ricordare - risalgono al governo Draghi e ai dettami del Pnrr. Come Regione Calabria, pur dovendo gestire questo importante numero di tagli, abbiamo lavorato d'intesa con i sindacati e con le Province e abbiamo individuato nel deliberato delle linee guida che vengono incontro alle esigenze dei territori. Abbiamo previsto che fossero salvaguardate soprattutto le aree interne, quelle aree dove maggiore è il disagio socio-economico e culturale. Il dimensionamento, infatti, sarà di carattere amministrativo e non andrà a chiudere i singoli plessi. Ho invitato i vari enti provinciali alla concertazione, mi rendo conto che ci sono delle polemiche che sono anche giustificate, perché le operazioni di fusione o accorpamento sono prerogativa delle Province". Rispetto alle posizioni assunte da altre regioni che hanno inteso impugnare la proposta del governo, Princi ha chiarito: "A prescindere dalle singole posizioni, tutte le Regioni stanno ottemperando al Dimensionamento perché è un obbligo di legge che deve essere approvato entro il 30 novembre. Ho chiesto agli enti provinciali di ascoltare i sindacati e di fare rete per essere loro i veri protagonisti tramite la concertazione per governare i processi, diversamente avremmo subito il dimensionamento secondo logiche ragionieristiche (il riferimento è al commissariamento statale in caso di mancata approvazione, ndc). Dopo che i consigli provinciali avranno deliberato il Piano, li acquisiremo come Regione e subentrerà la parte tecnica: laddove ci dovessero essere delle discordanze rispetto alle linee guida interverranno con delle rilevazioni".
B.M.
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