Lamezia Terme - “La chiusura dell’Istituto, dopo 33 anni di vita e di notevole e qualificata attività, sarebbe un’altra ferita inferta alla cultura calabrese, agli studiosi e ricercatori che volontariamente e con encomiabile passione si dedicano alla valorizzazione delle nostre risorse culturali”. Lo afferma in una nota Costantino Fittante dopo la notizia della chiusura a Rende dell’Istituto di storia dell’antifascismo.
“Il Presidente dell’Istituto Pantaleone Sergi - prosegue Fittante - preannuncia la chiusura per l’insostenibilità delle spese e per l’indifferenza della Regione. Egli segnala che l’on. Oliverio non ha risposto alla richiesta dell’Istituto di un incontro avanzata a maggio scorso. A maggio la Regione e il suo Presidente, in qualità anche di titolare della delega alla cultura, si apprestavano a lanciare un bando relativo alle attività estemporanee estive per una spesa di ben 7 milioni di euro, con la coda di polemiche e ricorsi al TAR rese note dalla stampa. Ignorare le richieste di incontro da parte dell’on. Oliverio, è un comportamento costante. Un esempio: le 11 Associazioni ambientaliste (tra le quali Wwf, Italia Nostra, Lega Ambiente, Amici della Terra) e i tre Sindaci dei Comuni di Lamezia Terme, Platania, Decollatura, che hanno condiviso e sottoscritto il documento conclusivo dell’assemblea del 17 dicembre 2014 sul problema dei parchi eolici sul Reventino, è dal gennaio 2015 che aspettano la convocazione del richiesto incontro”.
Per Fittante “E’ inaccettabile la chiusura dell’Istituto Calabrese per la Storia dell’Antifascismo e dell’Italia Contemporanea. Bisognerà fare ogni possibile sforzo per evitarla. La notizia data da Pantaleone Sergi mi da l’occasione per sottolineare l’esigenza che la Regione si doti di un progetto culturale per la Calabria. Non è possibile mettere in un calderone indistinto, quello del fondo unico per la cultura o quello dei bandi ai quali possono concorrere indifferentemente la singola Pro Loco e il Sistema Bibliotecario, gli Istituti Culturali e le singole Associazioni per le più svariate iniziative. Non è più accettabile che si spendano milioni all’anno per sostenere attività di soggetti - dei quali sarebbe opportuno accertare anche postuima il possesso della necessaria “personalità giuridica” per ottenere finanziamenti pubblici - lasciando nell’incertezza o nell’agonia totale Biblioteche, Musei, Pinacoteche, Archivi come la Civica di Cosenza, l’Istituto Biblioteca Calabrese di Soriano, la Casa del Libro Antico di Lamezia Terme ecc. La politica culturale della Regione non può essere caratterizzata dalla concessione di contributi a chiunque presenti un “progetto” (?) la cui valutazione è affidata ai “soliti noti”, ma deve partire dal mantenimento e dalla qualificazione delle strutture e istituti culturali esistenti e dalla valorizzazione del patrimonio archeologico del quale è ricca la Calabria”.
“Bisogna compiere un salto di qualità - conclude - interrompendo il pluridecennale andazzo dell’improvvisazione o, per ultimo, dalla misurazione del valore culturale di ciascuno avvenimento, con parametri puramente economici o di spettatori presenti (gli organizzatori di eventi da sempre danno i numeri: migliaia di partecipanti al concerto o al dibattito sui filosofi della scuola di Francoforte). E’ indispensabile compiere scelte significative frutto di una sereno confronto con le Università, gli Intellettuali che vivono e operano in Calabria o calabresi però sparsi nel resto del Paese, i Sindaci, l’Associazionismo culturale. Scelte a fronte delle quali programmare e differenziare gli interventi finanziari, con l’obiettivo di esaltare il nostro patrimonio culturale, per farlo conoscere, metterlo in rete, legarlo, ove è possibile, a programmi di sviluppo turistico. Le canzonette, le sagre ed i festival, da non sottovalutare, da sole e spesso staccate dalla realtà, non servono per la crescita della Calabria e per il recupero e l’affermazione della nostra identità. Mi chiedo perché l’on. Oliverio non convoca una sorta di “Stati Generali della Cultura” come occasione per pervenire alla definizione del “progetto culturale per la Calabria”. Questa si sarebbe un impegno apprezzabile, altro che taglio di nastri e fanfare per inaugurare le più svariate opere viarie”.
© RIPRODUZIONE RISERVATA