
Roma - C’è un’Italia sotto assedio, che conta morti, feriti e sotto continua intimidazione. E’ l’Italia degli amministratori locali, una categoria sociale che negli ultimi quaranta anni conta un numero di morti ammazzati, 132, numero inferiore solo a quello relativo alle forze dell’ordine. Questo dato impressionante, ma non è il solo, emerge dalla relazione finale della “Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno delle intimidazioni nei confronti degli amministratori locali”.
Oggi la Commissione, presieduta dalla senatrice Doris Lo Moro, ha presentato le sue conclusioni nella sala Nassiriya del Senato. E mai come questa volta bastano i numeri, che mostrano con chiarezza come e quanto le amministrazioni locali siano il bersaglio degli istinti e degli interessi più bassi dei cittadini che rappresentano. Un fenomeno diffuso in tutta Italia - ad eccezione della Val d’Aosta – con picchi soprattutto nel Sud.
Qualche numero. 1265 intimidazioni tra gennaio 2013 e aprile 2014, 70 casi di dimissioni di amministratori locali per atti intimidatori (ben 21 hanno poi causato lo scioglimento anticipato dei consigli comunali), 341 misure di protezione attualmente attive (dato sino a luglio 2014), 81 decreti di scioglimento di consigli comunali. Come detto, il fenomeno interessa tutta Italia, ma il 62,6% pari a 792 episodi sono concentrati nel Sud e in Sicilia e Sardegna (211 casi in Sicilia, 163 in Puglia, 155 in Calabria, 136 in Sardegna), mentre il restante 37,4% dei casi (474 episodi) riguarda le regioni centrali e settentrionali (di cui 78 nel Lazio, 56 in Toscana, 93 in Lombardia).
Il fenomeno purtroppo è in crescita: nel quadrimestre 2014 è cresciuto rispetto a tutto il 2013 in tutte le ripartizioni geografiche e quasi un tutte le regioni.
Sindaci, assessori e consiglieri sul fronte ma, attenzione, il nemico non è (solo) la criminalità organizzata. Se l’86% degli atti intimidatori è segnalato a carico di ignoti, una buona quota (673) è stata catalogata come possibile matrice con queste percentuali:
- il 46% dei casi come presumibile matrice è legato all’incarico, al ruolo, alla rivalità politica;
- il 15% a proteste e tensioni sociali inerenti a questioni amministrative;
- il 14% deriva da strategie criminali;
- l’11% al disagio sociale;
- l’8% a motivi privati;
- il 6% ad altri motivi.
Il numero di omicidi (132) negli ultimi 40 anni (tre le donne uccise) per il 47% dei casi è ricondotto alla criminalità organizzata; l’8% a motivi personali tra cui 6 omicidi a relazioni sentimentali. La maggior parte degli omicidi di amministratori locali (il 73%) sono stati commessi in Sicilia, Campania e Calabria. Da segnalare l’età media degli uccisi: 46 anni. Persone nel pieno della vita uccisa perché fa il sindaco, il consigliere comunale, l’assessore: non un mestiere ma un lavoro per il bene comune.
La relazione finale della Lo Moro si è impegnata molto nella ricerca dei moventi e le conclusioni sono riassumibili in cause materiali, ma anche nella crisi del rapporto tra cittadini e istituzioni. Un dato che deve far riflettere molto perché distruggere il rapporto tra cittadino e istituzione porta voti e popolarità (specialmente in questo periodo) ma poi le conseguenze sono incalcolabili.
Per il resto la ricerca dei moventi è una sequenza ormai e purtroppo nota:
- Governo del territorio (illeciti edilizi, demolizioni di case e manufatti abusivi, ambiente e gestione dei rifiuti, cave).
- Appalti pubblici.
- Commercio e cessione di licenze.
- Gestione dei beni confiscati.
- Il mondo del gioco.
- Le politiche del welfare.
- Il ruolo dei sindaci nei trattamenti sanitari obbligatori.
- Violenza nella battaglia politica.
Non di sola denuncia è composta questa relazione finale. C’è anche la parte propositiva, ci sono le proposte per contrastare questa violenza. Si va, in sintesi, dalle misure organizzative agli interventi correttivi alle modifiche normative in materia penale. Le misure organizzative prevedono l’istituzione di una banca dati nazionale per la rilevazione degli atti intimidatori e il monitoraggio delle dimissioni individuali/collettive; il potenziamento degli organici in magistratura e forze dell’ordine, trasparenza, controlli.
La commissione presieduta dalla Lo Moro è stata istituita il 3 ottobre 2013, la relazione conclusiva, approvata all’unanimità, è stata presentata il 3 marzo del 2015. In soli sedici mesi non si può negare che non abbia fatto un lavoro eccellente, che servirà come modello e punto di riferimento. Una velocità fuori dai canoni parlamentari.
b.nota.
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