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Lamezia Terme – Quali gli scenari, quali le potenzialità per il mercato estero e quali gli strumenti per aggredire il mercato e puntare sull’export dell’agroalimentare calabrese. A questi quesiti si è cercato di dare una risposta durante il convegno che si è tenuto questo pomeriggio presso la sede di UnionCamere a Sant’Eufemia, organizzato dall'Associazione nazionale produttori agricoli-Liberi agricoltori della Calabria, Unioncamere e Università della Calabria. Nonostante l’agroalimentare sia uno dei settori trainanti dell’economia regionale, i dati che riguardano l’export internazionale danno la Calabria all’ultimo posto. Secondo l’analisi proposta dall’esperto di commercio internazionale, Luigi Sisi, infatti, se il trend italiano per il 2014 si fissa a 397, 996 milioni di euro, la Calabria rappresenta lo 0,1%. Dati che nel 2015 migliorano, seppur di poco, “ma che fanno emergere – ha sottolineato Sisi – che esportiamo molto meno, anche potenzialmente, di quanto potremmo in realtà”. Su cosa puntare allora? Secondo Giuseppe Mangone, presidente Anpa – liberi agricoltori Calabria, gli strumenti sono i fondi a disposizione, sia il Psr 2014/2020 con 1 miliardo e 200 milioni di euro, che il Por Calabria con più di 2 miliardi di euro “una grande possibilità – ha commentato Mangone – di accesso al credito per l’agroalimentare calabrese”.

Per l’assessore Carmen Barbalace queste nuove ipotesi di sviluppo “sono due strumenti che interagiscono tra di loro, con possibilità di finanziare interventi che possono andare ad interferire su un modello di tipo orizzontale, ma – ha aggiunto – non bisogna fare la corsa all’approvvigionamento di risorse”. Per quanto riguarda l’internazionalizzazione dei mercati, l’assessore ha spiegato che “bisogna prospettare fette di mercato diverse da quelle regionali, nazionali ma anche europee e in questo senso capire quali prodotti esportare e in che modo.

È necessario mettere sul mercato prodotti capaci di attirare l’attenzione e brand con pratiche di marketing mirate”. A questo si è ricollegata la professoressa Antonella Reitano, del dipartimento scienze aziendale e giuridiche dell’Unical: “prima di parlare di internazionalizzazione del mercato, bisogna parlare innanzitutto di elevata qualità - ha spiegato – alla quale si associano il patrimonio di marca e la tracciabilità che arricchisce il paniere di attributi”, tracciabilità comprovata anche da uno studio condotto dal project manager Marco Fazio che ha presentato un esperimento, portato avanti dal dipartimento dell’Unical, su che cosa guardano e a cosa puntano i consumatori, che vogliono essere sempre più informati sui prodotti da acquistare. Secondo il sales manager, poi, Quiris Media Bellavita Expo Londra, Giuseppe Forcina, ad incidere fortemente sui mercati è ancora di più il “brand regione”, al quale si aggiunge il “brand Italia”. Testimonianza dei cambiamenti del mercato, anche in visione estera, sono arrivate dal presidente Cogal Monteporo, Paolo Pileggi, da Antonino Tramontana del Consorzio Kalos, e da Massimo Magliocchi, presidente del comitato promotore IGP olio di Calabria.

C.S.

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