Catanzaro - "Una mancanza di sensibilità e un'evidente sottovalutazione dell'importanza dell'avvenimento della canonizzazione di Fra Nicola Saggio da Longobardi per l'intera Calabria non solo sul piano civile e culturale ma anche su quello dell'immagine che la nostra terra vuol dare di sé stessa in Italia ed in Europa". E' quanto si afferma in una nota della presidenza delle Acli calabresi, diffusa al termine dei lavori della riunione della presidenza dell'associazione, in relazione al mancato rinvio della data delle elezioni regionali per la concomitante cerimonia di canonizzazione del frate calabrese in San Pietro. "Ancora una volta le istituzioni e i politici che dovrebbero 'rappresentarle' - riporta la nota - hanno dimostrato incredibili carenze".
"Il presidente regionale Saverio Sergi esprimendo il disagio degli aclisti e non solo di essi, anche altri esponenti dell'associazionismo non solo religioso fra cui il sindacalista ed ex-presidente del Forum delle Famiglie, Franco Sergio, si sono espressi in tal senso - è scritto nella nota - ha manifestato stupore per la 'blindatura' del prossimo 23 novembre quale giorno per le elezioni. La canonizzazione del frate Nicola, primo minimo dopo Francesco di Paola ad essere proclamato santo è un evento che in un'altra regione avrebbe avuto più attenzione e riguardi; infatti, al di là e oltre le considerazioni inascoltate del presidente della Conferenza episcopale calabrese ed arcivescovo di Cosenza, mons. Salvatore Nunnari, il buon senso avrebbe dovuto suggerire una scelta che, anche sul versante esclusivamente 'laico', potesse generare un riverbero positivo per la Calabria mostrandola come una regione in festa a Piazza San Pietro. Sui media purtroppo la nostra terra 'appare e fa notizia' solo per eventi tragici, per una volta non sarebbe stato così e il focalizzare invece l'attenzione su un evento positivo, avrebbe consentito di mostrare i tanti volti di una regione ricca di tesori artistici spesso sconosciute, di località di incomparabile bellezza in gran parte fuori dai circuiti del turismo di massa. Invece i politici non hanno avuto fantasia e coraggio. Ma cosa succederebbe di catastrofico - conclude la presidenza Acli - se si votasse il 30 novembre?".
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