
Vibo Valentia - La Squadra mobile della Questura di Vibo Valentia ha dato esecuzione a un'ordinanza di custodia cautelare in carcere e degli arresti domiciliari, con applicazione del braccialetto elettronico, emessa dal Gip del Tribunale di Vibo Valentia, su richiesta della locale Procura della Repubblica, nei confronti di due persone, originarie del Vibonese, in relazione all'aggressione subita, il 29 aprile scorso, dal dirigente del settore urbanistica del Comune di Vibo Valentia, Andrea Nocita.
L'uomo, mentre si trovava nei pressi della stazione ferroviaria di Vibo-Pizzo, è stato aggredito e colpito con un bastone, riportando lesioni giudicate guaribili in 15 giorni. Tre settimane dopo, nello stesso luogo, è stata data alle fiamme la sua auto. Ai due sono contestati, in concorso, i reati di lesioni personali aggravate, tentata estorsione e violenza a corpo amministrativo. Nei confronti di uno dei due indagati, inoltre, viene contestato anche il reato di danneggiamento seguito da incendio di un'autovettura. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori ci sarebbe un collegamento con l'attività professionale svolta dalla vittima e, in particolare, con accertamenti amministrativi in materia di abusivismo edilizio eseguiti dal Comune di Vibo Valentia. Secondo la ricostruzione investigativa, infatti, l'aggressione e l'incendio dell'auto sono stati commessi per ostacolare o comunque condizionare il regolare esercizio dell'attività amministrativa, attraverso condotte di carattere intimidatorio nei confronti degli organi comunali competenti.
Nello specifico dalle indagini emergerebbe che a seguito di un controllo amministrativo finalizzato alla demolizione o all'acquisizione al patrimonio comunale di un fabbricato abusivo in uso ad uno degli indagati, questi, dopo aver manifestato la propria opposizione all'attività dell'amministrazione, avrebbe rivolto a un tecnico comunale incaricato dell'accertamento una minaccia riferibile al dirigente, facendo intendere di conoscerne le abitudini e il luogo in cui parcheggiava l'autovettura. L'aggressione fisica, inoltre, sarebbe stata materialmente compiuta dietro promessa di un compenso economico, dal secondo indagato il quale, per compiere l'agguato, avrebbe utilizzato un motoveicolo successivamente rinvenuto nella disponibilità del mandante. Secondo gli investigatori inoltre la targa del mezzo sarebbe stata modificata per alterarne i caratteri alfanumerici.
© RIPRODUZIONE RISERVATA