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Roma - I pm di Velletri procedono per istigazione al suicidio in relazione alla morte di Denise Cosco. Il fasciolo è contro ignoti e i pm, coordinati dal procuratore Carlo Villani, hanno dosposto il sequestro del cellulare della donna che verrà ora analizzato. Cosco è morta questa mattina in ospedale dopo essersi lanciata domenica dal palazzo in cui viveva ad Ariccia. Oggi è previsto l’esame autoptico sul corpo di Denise Cosco, figlia di Lea Garofalo, uccisa dopo aver deciso di collaborare con la giustizia contro la 'Ndrangheta, per chiarire le cause del decesso e le circostanze che hanno portato alla tragedia. Gli investigatori intendono verificare se vi siano responsabilità di altre persone. Il procedimento, avviato per istigazione al suicidio, è coordinato della Procura guidata da Carlo Villani. Tra gli accertamenti disposti dall’autorità giudiziaria c’è anche il sequestro del telefono cellulare della 35enne, che sarà analizzato per ricostruire gli ultimi giorni e verificare eventuali elementi utili alle indagini.

Diversi i messaggi di dolore e cordoglio che scorrono sui social, dal mondo politico e quello delle associazioni ma anche di chi ha avuto modo di conoscere la storia di coraggio di Lea e di sua figlia. Tra i tanti messaggi anche quello di Roberto Saviano: "Nessuno può davvero comprendere cosa significhi portare addosso, per una vita intera, la scelta di essersi opposti a un potere diffuso, silenzioso, capace di insinuarsi, sporcare, isolare". E di Gaia Girace, l'attrice che ha interpretato Denise nella serie "In The Good Mothers" che oggi sui social scrive: "Se dovessi immaginare un'eroina dei nostri giorni, si chiamerebbe Denise. Il coraggio è un superpotere che appartiene a pochi, e Denise ne ha avuto abbastanza da lasciarcelo in eredità. Essere forti non significa sempre riuscire a salvarsi. A volte la forza non basta a cambiare il destino di chi la porta dentro di sé. Ma può fare qualcosa di altrettanto importante: può salvare chi, quella storia, avrà la possibilità di conoscerla...".

Reazioni

Don Luigi Ciotti e Libera: "Denise e Lea protagoniste stessa ribellione"

"Ieri è morta una giovane donna coraggiosa e sofferente. Qualcosa si è spezzato dentro la sua anima inquieta e sensibile. E qualcosa si sta spezzando anche dentro di noi, nel corpo vivo delle nostre realtà che hanno provato ad accoglierla e accompagnarla: sentiamo il dolore di una frattura che non si salderà mai del tutto. Vogliamo adesso immaginarla in una foto, riunita in un grande abbraccio con la sua mamma. Nella sua breve esistenza, Denise ha attraversato di tutto: la violenza patriarcale e mafiosa, il peso dell’abbandono, la tenerezza dell’accoglienza, la rigidità di certe regole che comunque volevano proteggerla, la gioia di diventare a sua volta mamma e la fatica di nuove responsabilità. Questo tutto, a un certo punto, è diventato troppo. Non giudichiamo la sua storia, non innalziamola e non compatiamola. Lei non lo vorrebbe". Così don Luigi Ciotti e Libera sulla morte di Denise, figlia della testimone di giustizia Lea Garofalo. Aggiungono: "Denise, resterai per sempre dentro al nostro cuore e al nostro impegno. E già lo sai che scriveremo il tuo nome, accanto a quello della tua mamma, nel lungo elenco del 21 marzo: perché non c'è dubbio che siete state entrambe vittime della stessa violenza, ma anche protagoniste della stessa ribellione. Insieme, vi ricorderemo vive".

Il cordoglio del Coordinamento Belle Ciao CGIL Calabria

Il Coordinamento Belle Ciao della CGIL Calabria "si stringe a tutti coloro che in questi anni le sono stati vicini ed esprime profondo cordoglio per la scomparsa di Denise Cosco, figlia di Lea Garofalo, testimone di giustizia uccisa dalla 'ndrangheta nel novembre 2009. La notizia della sua morte, avvenuta a soli 35 anni – la stessa età della madre al momento dell'omicidio – suscita sgomento e addolora l'intera comunità. Denise, portando sulle spalle un peso insostenibile, ha avuto il coraggio di testimoniare contro gli assassini di sua madre, suo padre Carlo Cosco e il suo clan. Una tragedia che chiude, in modo straziante, una storia di non rassegnazione e di ribellione alla cultura mafiosa, di coraggio e di dolore. La morte di Denise ci ricorda che la violenza mafiosa non uccide una volta sola. Uccide le madri, uccide i padri, ma continua a uccidere il futuro dei figli, lasciando ferite che le Istituzioni e la società troppo spesso non sanno curare e proteggere fino in fondo. La CGIL Calabria, la cui sede regionale è intitolata alla memoria di Lea Garofalo e di tutte le vittime innocenti della 'ndrangheta, rinnova il proprio impegno civile nella lotta contro ogni forma di mafia e violenza patriarcale e il pieno sostegno a percorsi di protezione, accompagnamento e tutela effettiva dei testimoni di giustizia e dei loro familiari. La memoria di Lea e Denise continuerà ad essere parte viva del nostro agire quotidiano per la legalità, per i diritti e per la libertà delle donne. Oggi quell'impegno ci chiama a stringerci ancora più forte attorno alla memoria di Lea e di Denise, due donne che hanno scelto la libertà contro la cultura mafiosa e patriarcale. Come Coordinamento Belle Ciao continueremo a tenere viva la loro storia nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nei nostri percorsi di educazione alla legalità. Perché Lea e Denise non siano mai sole e il loro esempio non venga mai dimenticato. Che la terra vi sia lieve".

Anm: "La scomparsa di Denise è una sconfitta per l'intera società"

"Denise aveva la stessa età della madre Lea Garofalo quando venne uccisa. Era una donna coraggiosa, lo era stata da ragazzina quando era rimasta al fianco della madre che aveva avuto la forza di denunciare la propria famiglia. Lo era stata dopo il suo omicidio, avvenuto nel 2009 a Milano, testimoniando contro il padre. Lo era stata in questi anni da testimone di giustizia. La sua scomparsa è una sconfitta per l'intera società, e può farci riflettere sull'impegno che va messo ogni giorno dalle istituzioni nella lotta alle mafie e a sostegno di chi ha la forza di denunciare". Così la Giunta esecutiva centrale dell'Associazione nazionale magistrati.

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