
Cosenza - Le sue liriche sono contrappuntate da una sorta di saudade brasiliana, quello struggimento tipico di chi è, obtorto collo, obbligato a lasciare le sue radici, salvo riappropriarsene ad ogni ritorno con sempre rinnovata passione, celebrando il tempo che fu, l’infanzia, il paese, i sogni spezzati e l’immutabilità dei luoghi ancestrali che trasudano di un antico dal quale non ci si può distaccare, neanche se si vive a diversi chilometri di distanza. Il poeta in questione è Pietro Aloise, cosentino di Bucita (San Fili) da dove andò via nel 1954, appena undicenne, emigrando a Roma, insieme alla madre, per necessità. Ma Pietro Aloise non ha mai reciso il legame con la sua terra, vivificandolo anzi ad ogni piè sospinto, proprio grazie allo strumento della poesia.
Quando recita le sue liriche, la potenza del suo linguaggio poetico evoca i testi o i versi di pancia di un Franco Scaldati o la lingua ancestrale di un Mimmo Borrelli, di grande forza evocativa. Una phoné particolare che solo il dialetto sa restituire. Il poeta in questi giorni, invitato dalla Commissione cultura di Palazzo dei Bruzi, ha ritirato nella Sala “Quintieri” del Teatro “Rendano” il riconoscimento alla sua attività professionale che non solo di poesia si è nutrita, ma anche di musica.
Ad introdurre l’ospite degli incontri della Commissione cultura è stato il presidente Claudio Nigro che, nella sua articolata relazione, ha sottolineato come “Pietro Aloise nelle sue poesie racconta le emozioni, le delusioni e le speranze, disattese, del popolo calabrese, sempre in cerca di nuove occasioni di riscatto”. Per la vice presidente Maria Lucente “i versi di Aloise arrivano direttamente all’anima. La sua poesia è un concertato di vissuto e di emozioni che evocano una sana tristezza, ma non sfociano mai nel pessimismo”. “Quello del Comune di Cosenza – ha invece detto il consigliere comunale Mimmo Frammartino - è un riconoscimento che equivale ad una sorta di risarcimento morale e al tempo stesso istituzionale nei confronti di chi incarna alla perfezione la dimensione del nemo propheta in patria”. Giudizio condiviso anche dal consigliere Francesco Perri per il quale il poeta di Bucita “è un gioiello di cultura del nostro profondo Sud”.
© RIPRODUZIONE RISERVATA