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Lamezia Terme - Il Direttore di Palazzo Reale di Milano Domenico Piraina plaude all’iniziativa di AIParC Lamezia Terme Giovanil…Mente quinta edizione che ha visto i giovani del territorio in visita per i palazzi storici della città. Lo stesso rilascia una sua dichiarazione sull’iniziativa perché le Istituzioni riconoscano la grande valenza del progetto dell’APS di Lamezia Terme che ha ideato e realizzato “Giovani creativi: Visita ai palazzi storici della città” che ha riscosso successo grazie anche alla numerosa partecipazione di giovani.

Afferma il dottor Piraina: "Tra le iniziative cui ho avuto il piacere di collaborare nella prima parte di quest’anno, conservo un ricordo particolarmente significativo di quella proposta dalla Professoressa Dora Anna Rocca dell’AIparC di Lamezia Terme, che mi ha invitato a far parte della giuria della quinta edizione del concorso “Giovanil…mente”.È stata un’esperienza preziosa, non soltanto per l’opportunità di confrontarmi  con il lavoro di tanti giovani, ma soprattutto per ciò che questi ragazzi hanno saputo restituire attraverso le loro ricerche. Il concorso li ha chiamati a studiare e raccontare, attraverso relazioni storico-artistiche, alcuni dei beni culturali più significativi del territorio lametino. La prima, grande sorpresa è stata la partecipazione: più di seicento studenti hanno scelto di mettersi in gioco. Ancora più sorprendente è stato constatare l’alto livello medio dei lavori, con punte di autentica eccellenza, sia per la profondità e l’accuratezza delle ricerche, sia per la capacità di comunicarne con chiarezza i risultati.

Ma forse il risultato più importante del progetto è stato un altro: i ragazzi hanno avuto l’occasione di guardare con occhi nuovi il territorio nel quale vivono.  Attraverso lo studio di edifici, ville, chiese e altri luoghi della memoria, hanno scoperto che il patrimonio storico-artistico non è qualcosa di lontano, appartenente soltanto ai libri di storia o agli specialisti. È una parte viva della loro identità, qualcosa che appartiene alla loro quotidianità e che,

proprio per questo, merita di essere conosciuto, rispettato e custodito. Si dice spesso che i beni culturali siano il volto di una Nazione. Questi giovani hanno avuto modo di comprendere che sono anche il volto dei luoghi che abitiamo: raccontano chi siamo, da dove veniamo e, in qualche misura, anche chi possiamo diventare. Perché la conoscenza genera un legame. Come accade tra le persone, difficilmente possiamo amare ciò che non conosciamo. 

E questo è forse uno degli insegnamenti più belli di “Giovanil…mente”: attraverso la ricerca, i ragazzi hanno imparato a riconoscere il valore di bellezze che spesso erano sotto i loro occhi e che, proprio per questo, rischiavano di essere date per scontate. Conoscere significa allora imparare a guardare. E imparare a guardare significa diventare più consapevoli. Sono convinto che molti di questi ragazzi, d’ora in avanti, attraversando le strade del loro territorio, vedranno quei monumenti con occhi diversi. Non saranno più semplicemente edifici, chiese o ville, ma testimonianze di una storia che li riguarda direttamente. 

E proprio da questa consapevolezza potrà nascere il desiderio di proteggerli, conservarli e trasmetterli a chi verrà dopo di loro. È questo, a mio avviso, uno dei più importanti investimenti che possiamo fare sui giovani: non limitarci a parlare loro del futuro, ma metterli nelle condizioni di costruirlo. E per costruire il futuro è necessario conoscere ciò che ci ha preceduto, comprendere il luogo in cui viviamo e sentirsi parte di una storia più grande di noi.

Aver imparato ad amare la propria terra non significa chiudersi in essa, né rinunciare a guardare il mondo. Al contrario, significa partire da una consapevolezza più forte della propria identità per aprirsi agli altri con maggiore curiosità e rispetto. Un giovane che conosce e comprende il proprio patrimonio è un giovane che può sentirsi protagonista del proprio territorio e, insieme, cittadino del mondo. La cultura, del resto, contiene già nel suo significato un’idea di futuro: ciò che viene coltivato oggi perché possa dare frutto domani. È una responsabilità che riguarda tutti, ma che assume un significato particolare quando si parla delle nuove generazioni. Per questo il compito degli educatori è fondamentale: aiutare i giovani a scoprire che la conoscenza non è un esercizio sterile, ma uno strumento di libertà; che la storia non è soltanto ciò che è accaduto, ma anche ciò che ci permette di comprendere il presente e immaginare il futuro; che la cultura non è un privilegio per pochi, ma un patrimoniocomune al quale ciascuno può contribuire.

In fondo, facciamo tutti parte dello stesso lungo fiume dell’Umanità. Conoscere il passato, anche quello apparentemente più vicino e quotidiano dei nostri borghi e delle nostre città, significa contribuire a comprendere meglio la storia di tutti. E se “Giovanil…mente” è riuscito a lasciare nei ragazzi anche solo una parte di questa consapevolezza, allora avrà raggiunto il suo obiettivo più importante: aver mostrato loro che il patrimonio che ricevono non è soltanto un’eredità da conservare, ma una responsabilità da trasformare in futuro. Perché il futuro, prima ancora di essere qualcosa che ci aspetta, è qualcosa che possiamo cominciare a costruire insieme, a partire dalla conoscenza, dalla cultura e dall’amore per i luoghi e per la comunità di cui facciamo parte".

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