
Lamezia Terme - “Fuori dalla Nebbia. Due vite all’ombra di Giovannino Guareschi” (Falco editore). Dopo gli eventi che hanno interessato le maggiori città italiane (Torino, Milano, Firenze, Parma, per citarne alcune), il volume, secondo nelle classifiche di vendita delle Feltrinelli di Parma perfino davanti a mostri sacri come Baricco e Carlotto, è una "biografia dell’anima, le cui pagine si leggono tutte d’un fiato", come recita la prefazione di Elena Gerardi e Luciano Peirone. Giancarla Minuti Guareschi, autrice del volume insieme a Concetta Cirigliano Perna, diventa il personaggio chiave, di una vita vera, realmente vissuta, che si frappone tra le esistenze di suo marito, Giuliano Montagna, e del padre di lui, Giovannino Guareschi, celebre creatore di Don Camillo e Peppone. La vicenda si tramuta in travaglio interiore, tristezze celate nel cuore, tra un figlio, Giuliano, non legalmente riconosciuto dal padre, e la moglie devota, Giancarla, che annota nel libro della memoria fatti e sentimenti, dalla lontana Sidney, dove si sono trasferiti. Lontano, oltre la nebbia, la figura di Guareschi, padre mancato, ma desideroso di regalare al figlio quell’affetto che non si può negare. Lontano dai riflettori, persi nella nebbia. Il poeta Paolo Todaro l’ha definito "un romanzo dai destini incrociati, quasi alla Calvino". La scrittrice diventa protagonista di un’introspezione che la trascina fuori dal tempo, mentre il lettore, incantato dalle memorie e dalle evocazioni, si perde come rapito, pagina dopo pagina.
Esce per Rubbettino “Muoia Israele. La brava gente che odia gli ebrei”, un graffiante pamphlet di Giulio Meotti sul pericoloso antisemitismo di ritorno. È appena scomparso il grande scrittore tedesco Günter Grass. La sua ultima polemica pubblica risale a due anni fa, quando una poesia di Grass fece il giro del mondo e accusava Israele di essere un pericolo per la pace mondiale e di voler annichilire il popolo iraniano. I versi di questo importante scrittore, in cui il popolo ebraico assumeva il ruolo di carnefice, erano il sintomo di un più vasto antisemitismo europeo post-Auschwitz che domina il mondo dell'alta cultura, dell'arte e del giornalismo. Il libro di Giulio Meotti "Muoia Israele. La brava gente che odia gli ebrei" ripercorre per la prima volta trent'anni di questo nuovo antisemitismo e "terrorismo culturale". I più accaniti denigratori del popolo ebraico oggi sono gli intellettuali e le classi abbienti dello show buz europeo, sono i tanti Premi Nobel come Grass che vantano specchiate credenziali socialdemocratiche, compresi molti "cattivi maestri" in Italia. Il loro obiettivo non è cambiare la politica di Israele e non esprimono semplicemente una critica legittima a quello stato. No, vogliono inchiodare il popolo ebraico a un destino oscuro e tragico. Sono coloro che, con un colpo di matita o di penna, cancellano Israele dalla mappa geografica.
Il prepuzio di Cristo. Storie di reliquie nell'Europa cristiana di Tonino Ceravolo (Rubbettino). A partire dalla "scoperta" della Terrasanta, con i viaggi di pellegrini e crociati alla volta dell'Oriente, il cristianesimo medievale comincia a fare i conti con le numerose reliquie collegate a Gesù portate in Occidente alla fine di molti "itinerari": reliquie della lancia, della spugna, del flagello, della veste, della colonna, dei chiodi e della croce. Ovverosia (e in gran parte), reliquie della Passione, strumenti e oggetti degli ultimi giorni della vita terrena del Cristo, che vengono sminuzzati, polverizzati, frantumati, divisi e distribuiti, per arricchire le collezioni di papi, re e imperatori, chiese e monasteri. Ma della vita di Gesù, se si tralasciano le reliquie più "eccentriche" e quelle del sangue della crocifissione, rimane qualcosa anche dei primi giorni, frammenti corporali non coinvolti nella risurrezione. Una lunga tradizione, variamente elaborata nel corso di diversi secoli, ha, in particolare, indicato nell'ombelico di Gesù e nel suo prepuzio, conservato da Maria dopo la rescissione dovuta alla circoncisione, le uniche reliquie dell'infanzia rimaste sulla terra. Deriso, dissacrato, reso oggetto di scherno da riformatori e illuministi in quanto esemplare evidente di una superstizione religiosa risultato inevitabile dell'ignoranza, il prepuzio di Gesù, nonostante i suoi "multipli" diffusi per l'Italia e l'Europa, è stato considerato, nel tempo, la prova più evidente dell'umanità del Salvatore. Analizzarne le vicende significa fare appello a un discorso che coinvolge l'antropologia e la storia, la teologia e la cristologia.
Ritorna in libreria, il 30 aprile, la penna del magistrato Rocco Cosentino con la sua narrazione a tinte fosche e noir che s'immerge come una trivella nel coacervo inestricabile della realtà e delle sue venature complesse, spesso paranoiche e incomprensibili , comunque inquiete e inquietanti in cui il male ha volti molteplici e caleidoscopici. Una triade narrativa targata Pellegrini editore e pubblicata nella Collana i gialli "La Ginestra Large": "Niente di cui pentirsi", "Succede tutto per caso" e, fresco di stampa, "L'eloquenza del silenzio" che, tratto da una storia vera, è un romanzo storico multitemporale dalle fosche tinte noir.Protagonisti della ragnatela narrativa due giovani dalle belle speranze: Gustavo e Rocco.Li tiene insieme un doppio tassello: la stessa città di origine, Palmi, e la stessa meta, Como. Ma differiscono i tempi in un voluto sfasamento temporale, una vicenda appartiene al passato e una al presente. Eppure, attraverso un sapiente incastro narrativo, le due storie vanno ad intersecarsi e accompagnano il lettore in un doppio piano narrativo che disegna un romanzo a cerchi concentrici.
F.V.
© RIPRODUZIONE RISERVATA