
Lamezia Terme - La catastrofe della politica nell'Italia contemporanea. Per una storia della Seconda Repubblica di Giovanni Belardelli (Rubbettino). La catastrofe della politica che dà il titolo al volume è quella avvenuta in Italia negli ultimi anni, quando sempre più l'etica e il diritto hanno sottratto spazi alla politica, senza peraltro che il rispetto delle leggi e la moralità pubblica e privata ne abbiano tratto particolare giovamento. La torsione etico-giudiziaria della politica è stata certamente legata alla peculiarità di una seconda Repubblica incentrata sulla "guerra civile fredda" tra berlusconismo e antiberlusconismo. Ma a ben vedere precede la discesa in campo di Berlusconi e anche la stessa stagione delle inchieste chiamate a far pulizia nel verminaio di Tangentopoli. Attraverso un'analisi originale delle trasformazioni subite dalla cultura politica del Paese negli ultimi decenni, l'autore analizza le ragioni profonde della situazione di stallo e di impotenza in cui la politica italaina si trova ormai da molti anni. Giovanni Belardelli è docente di Storia delle dottrine politiche all’Università di Perugia. Collabora al «Corriere della Sera». Tra le sue pubblicazioni: Il Ventennio degli intellettuali. Cultura, politica, ideologia nell’Italia fascista, Laterza 2005; Mazzini, il Mulino 2011 e con Rubbettino Nello Rosselli, 2007.
Il romanzo "La vita che resta" di Paola Stefania Fratto(Pellegrini) propone al lettore una storia quasi senza tempo, quella di zio Tore e Leo.Delicata, intensa, intima e forte come un cordone ombelicale. Leo è poco più di un bambino quando capita per caso, spinto da quella curiosità infantile unica e irripetibile, nel garage di zio Tore che si affaccia sulla strada e domina la piazza dove i bambini giocano e fanno rumore. Un garage, quello di zio Tore, che è come un luogo magico e fatato che incanta Leo che trascorrerà qui molti anni della sua vita affascinato dai racconti del vecchio che narrano di un passato ormai atavico ed ancestrale che è come un antico scrigno di tesori.Ed è in questo fascinoso dialogo che il romanzo ha la sua forza e la sua bellezza, un dialogo in cui compaiono segmenti che riavvolgono i fili della memoria: il lavoro di un tempo, l'emigrazione, le tradizioni paesane, i ritmi della gente di montagna, i sentimenti, l'amore e il dolore. In questo luogo zio Tore e Leo diventano simbiotici e il loro rapporto si trasforma in un travaso di anima e cuore.Leo diventa adulto, zio Tore invecchia con l'argento nei capelli e nella voce.Ma la vita è strana, talvolta in maniera eccessiva, come una cesoia che recide d'un tratto tutto il bello dell'esistenza.La tragedia incombe e il giovane Leo, che si affacciava alla vita con la dolcezza dei suoi anni e la promessa dell'amore, resta vittima di un terribile incidente.E' la notte di Natale e quella "cesoia", che è il destino, si abbatte su di lui e i suoi quattro amici, vittime della strada che ricordano, nella loro storia, una tragedia reale avvenuta proprio a San Giovanni in Fiore che si avverte, tra le pagine, solo come eco lontana.La narrazione, infatti, sublima quel ricordo e ne fa un racconto così da renderlo indelebile sulla pagina e, in qualche modo, eternarlo.Cosa resta della storia di Leo e zio Tore?Tanto amore e la vita che, lentamente , riprende il suo corso con una nuova vita in sboccio.
F. V.
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