Flash mob contro riforma della scuola gli insegnanti allo scolastico Maggiore Perri.jpg
Catanzaro - Sono molte le scuole che in Calabria hanno aderito alla giornata nazionale di protesta contro la riforma della scuola. La manifestazione principale per il Sud Italia si svolge a Bari, con pullman di docenti partiti anche dalla Calabria, ma gli operatori scolastici si sono mobilitati anche nel capoluogo di regione e in altre città calabresi. A Catanzaro tra Piazza Matteotti e Piazza Prefettura, in pieno centro cittadino, alcune decine di insegnanti hanno inscenato dimostrazioni coinvolgendo i passanti. Oltre a qualche slogan contro la riforma della "buona Scuola", anche musica e canti per allietare i momenti della protesta. L'iniziativa non ha creato alcun problema per la circolazione o per l'ordine pubblico. Analoghe iniziative di presidio si stanno svolgendo negli altri capoluoghi calabresi, mentre sono sospese le lezioni nella gran parte degli istituti scolastici di ogni ordine e grado.
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A Cosenza corteo di protesta, sindacalisti in prefettura
A Cosenza sono scesi in piazza alcune centinaia di persone che hanno partecipato a un corteo che si è concluso davanti alla sede del Comune. Durante l'iniziativa sono stati esposti striscioni con la scritta "La buona scuola non la vogliamo, prendiamoci il futuro". Una delegazione di sindacalisti è stata ricevuta in Prefettura. Proteste si sono svolte anche in altre città della Calabria.

Prof. ssa Rachele Via insieme a tanti colleghi e colleghe: la Buona scuola siamo noi
“Oltre alle manifestazioni nazionali contro il decreto “La buona scuola” che hanno riempito diverse piazze italiane da Nord a Sud, anche a Crotone il 5 maggio gli insegnanti si sono autoconvocati per unire le loro voci al coro di contestazioni contro un disegno di legge inaccettabile. In effetti, questa volta il forte dissenso del mondo della scuola è unanime, perché è in gioco la stessa dignità professionale di chi lavora nella scuola. In una società in cui il valore delle cose, delle istituzioni e delle persone si misura in base a quanto si produce, alla qualità e al valore commerciale del prodotto, era naturale che la scuola venisse definitivamente sacrificata sull’altare dell’economia (malgestita dalla politica). Da diversi decenni ormai, colpo dopo colpo, la scuola italiana viene sistematicamente demolita e impoverita, smantellata come si farebbe con una qualsiasi altra azienda in perdita. Solo che la scuola non può considerarsi un’impresa come le altre. A scuola non si producono macchine nè si evadono pratiche. A scuola si formano persone. Chi può quantificare dal punto di vista economico il lavoro degli insegnanti nelle scuole? Potremmo dire che ogni ragazzo che trova la sua strada, matura una giusta consapevolezza di sé, in una parola, ogni ragazzo che diventa uomo rappresenta un successo che non è quantificabile in termini strettamente economici. L’impossibilità di quantificare, di vedere il risultato in modo immediato e possibilmente tradotto in cifre relega la scuola al ruolo di Cenerentola nel contesto politico e sociale italiano. Bisogna, tuttavia, riconoscere a Renzi il merito di aver suscitato, suo malgrado, un moto di orgoglio nella classe docente. In effetti, è proprio da noi insegnanti che deve partire un vero percorso di recupero dell’identità professionale, e questo percorso non è più rinviabile. Dovremmo fare uno sforzo di astrazione passando dal particolare al generale per entrare nella consapevolezza che aiutare l’alunno Pierino a crescere rispettando le regole non è semplicemente l’azione del buon insegnante che magari è anche bravo e preparato. È, piuttosto, l’espressione di una professionalità completa che costituisce il fondamento di ogni società civile. Questo in Francia l’hanno capito. Anche in Germania ed in altri Paesi europei. In Italia, invece, la presidenza della Commissione cultura è tuttora affidata all’ex ministro Giancarlo Galan, che però è agli arresti domiciliari, accusato di corruzione per l’inchiesta Mose, mentre il sottosegretario del Miur, Davide Faraone, non si è mai laureato. È facile immaginare perché la società civile, a cominciare dalle famiglie, non ha nessuna idea del contributo prezioso che riceve dal lavoro che quotidianamente si svolge, e si danno per scontate la buona volontà, la generosità, la capacità di sacrificio di tanti insegnanti spesso costrette a lavorare in ambienti fatiscenti. Perciò è importante che i docenti prendano tra le mani in modo consapevole la propria professionalità e che si decidano a non svenderla al primo burocrate di turno. La nostra professione e il modo di interpretarla hanno radici antiche e nobili, e forse è anche giunto il momento di far sì che tanto lavoro silenzioso e generoso fatto nei confronti dei nostri figli venga portato a conoscenza della società in generale, e delle famiglie in particolare”.
Alleanza Calabrese si schiera con gli studenti ed i docenti
"Ci schieriamo apertamente con la protesta odierna degli insegnanti, contro la “Buona scuola” di Renzi-Giannini. e chiediamo ai genitori calabresi di boicottare le prove Invalsi. La nostra battaglia, iniziata da più di un anno, parte dalla sicurezza delle strutture che ospitano le scuole italiane e che vengono ancora trascurate dal governo e dalle amministrazioni locali nonostante i crolli che stanno interessando, da nord a sud, le stesse. E senza che si muova nulla. In attesa di una ulteriore strage di innocenti. Il DDL da i super poteri ai dirigenti, facendo cadere nell’oblio gli organi collegiali e la loro autonomia, che con scelta autonoma potranno inserire i loro “comparelli e commarelle”. Questa è la scuola 2.0. Alleanza Calabrese in questi giorni ha informato i genitori di molte scuole primarie reggine e della regione sulla validità delle prove Invalsi. Vergognosa è la mancata informazione delle famiglie sui test, di non viene comunicato ne il contenuto, ne le finalità e gli stessi insegnanti sono stati trasformati in meri esecutori delle, che non tengono conti dei percorsi seguiti dal bambino negli anni. Il questionario inoltre contiene delle domande in cui si chiedono informazioni sia sulle risorse disponibili in famiglia, sia su questioni delicatissime, come l’essere stati vittima di bullismo o il tempo trascorso con mamma o con papà. Domande sulla loro vita familiare senza che la famiglia stessa abbia dato alcuna autorizzazione. Dagli stessi test, in alcuni casi, vengono esclusi i bambini che hanno qualche difficoltà e quindi continuano essere invisibili. L’INVALSI è un ente esterno, soggetto alla vigilanza del Ministero della Pubblica Istruzione che individua le priorità strategiche delle quali l'Istituto tiene conto per programmare la propria attività. L’Istituto, sempre esterno, si riserva la valutazione delle priorità tecnico-scientifiche. Il Ministero vigila… Questa è la scuola italiana. Affidata ad un ente esterno pluriforaggiato con milioni di euro dallo stato. Alleanza Calabrese dice NO a questa scuola. Dice NO ai test INVALSI perché non appartengono alla tradizione della didattica italiana, che sempre ha distribuito la forza ai giovani per stimolare la loro capacità creativa e critica. Il governo Renzi continua a cercare la uniformazione delle menti a partire dai più piccoli. Questa non è la scuola che vogliamo per i nostri figli. Vogliamo una scuola che continui ad essere il serbatoio del futuro italiano e che non abbi figli e figliastri Per tutto questo Alleanza Calabrese invita i genitori delle classi che dovranno essere sottoposte ai test, giorno 6 maggio, primo giorno delle prove, a tenere i figli a casa".
Bevacqua su Riforma scuola, "dopo la protesta riflessione costruttiva e pacata"
“La partecipazione massiccia allo sciopero degli insegnanti, registrata in provincia di Cosenza e in tutto il paese, impone una riflessione da parte del Governo sulla opportunità di aprire un dibattito franco e leale con il mondo della scuola” Lo ha dichiarato il consigliere regionale Mimmo Bevacqua che già nei giorni scorsi , dalla pagina del suo profilo facebook, riflettendo sulla “buona scuola” di Renzi, aveva avanzato perplessità “sulle nuove prerogative dei dirigenti scolastici che – ha detto Bevacqua - appaiono esorbitanti e potenzialmente pericolose”. “Il rischio, reale – ha sottolineato l’esponente del Pd – è che docenti e personale Ata siano privati di adeguate garanzie, di fronte alla insindacabilità delle valutazioni di presidi e direttori che, potrebbero tradursi in scelte arbitrarie e comportamenti discriminatori”. “Un confronto con le parti sociali, in questo momento – ha sottolineato il consigliere regionale – è più che opportuno anche per veicolare i contenuti di una riforma, tanto attesa ma forse, poco conosciuta nei suoi contenuti reali. Una riforma meditata e che tenga conto dei rilievi dei diretti interessati è di per sé garanzia di un percorso ottimale; al contrario, una riforma confusa potrebbe essere all’origine di una decostruzione dell’intero sistema che, malgrado tutto, ha garantito in questi anni, all’Italia una degna posizione fra i paesi più avanzati del mondo”. “Si impone quindi una riapertura del confronto – ha aggiunto Bevacqua – con chi, in questi decenni ha sostenuto la scuola con senso di responsabilità, competenza e tanta, tanta dedizione. Nella riforma devono trovare giusta collocazione le aspettative del precariato, le attese di modernizzazione di studenti e genitori, le speranze di riconoscimento del merito dei docenti”. “Sono sicuro che il governo Renzi – ha concluso l’esponente regionale del PD – che ha mostrato sin da subito sensibilità e attenzione verso il mondo della scuola, sappia trovare la sintesi più esaustiva tra le esigenze di rinnovamento, le richieste dei docenti, le aspettative di alunni e genitori e l’irrinunciabile principio costituzionale che sancisce il diritto all’istruzione e impone alla Repubblica l’istituzione di scuole statali di ogni ordine e grado. L’attenzione del Governo, del resto, è confermata dagli ingenti investimenti di risorse per l’edilizia scolastica e dalle previste assunzioni di docenti. Sono convinto che le modifiche apportate in questi giorni dalla Commissione Cultura della Camera e in gran parte condivise dall’esecutivo nazionale, aiuteranno a risolvere contraddizioni e a superare incomprensioni. L’invito, dopo la legittima protesta di oggi e ad una riflessione costruttiva e pacata”.
Raffaella Ciardullo: Governo ascolti ragioni della protesta del mondo della scuola
"La massiccia adesione allo sciopero di oggi, la grande partecipazione di docenti, genitori, dirigenti e studenti alle manifestazioni che si sono tenute in tutta Italia - scrive, in una nota, Raffaella Ciardullo Coordinatrice Dipartimento Scuola e Formazione PD Cosenza ed anche nella nostra città, conferma la giustezza della linea che abbiamo assunto sin dall’inizio come Dipartimento Scuola e Formazione del PD di Cosenza. Il DDL Scuola va cambiato profondamente. Accogliamo, pertanto, con soddisfazione la notizia che molte delle proposte di modifica di alcuni dei punti più controversi che abbiamo formulato come Dipartimento Scuola ed affidato ai nostri parlamentari, siano diventate patrimonio comune di tutto il PD e siano oggetto di discussione presso la Commissione Cultura della Camera. Il Governo ascolti, dunque, le ragioni della protesta e dello sciopero di oggi che ha avuto dovunque percentuali di adesione altissime, intervenendo sui punti più controversi del DDL e riaprendo il dialogo con le organizzazioni sindacali".
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