
Lamezia Terme - Due donne, due voci dense di storia, due pilastri di memoria e di cultura del territorio: Rosetta Vecchi e Luciana Parlati sono state le protagoniste del reading di poesie e racconti in vernacolo organizzato a Palazzo Nicotera dalla Commissione Consiliare alle Pari Opportunità nell’ambito della rassegna “Donne in Biblioteca” dedicata a celebrare durante il mese di marzo le figure femminili più significative del territorio lametino. Partner dell’iniziativa diverse realtà associative quali Soroptimist, rappresentata dalla presidente Luigina Pileggi, Anteas con la presidente Silvana Sacco, il Circolo di Riunione con il presidente Paolo Palaia, presenti alla serata animata dalle musiche del chitarrista Gaetano Cinque. A fare da corona un pubblico numeroso e partecipe che ha contribuito a rendere la serata un momento di narrazione intima, confidenziale, in cui sono riemersi ricordi incancellabili, alternando sul volto dei presenti la commozione più autentica e il più vivace divertimento. Racconti che evocano memorie potenti, risalenti al secolo scorso, disegnando nella lingua ammaliante dei padri una città e un tempo che non esistono più; ma anche chicche satiriche d’attualità, in cui risalta l’estro di chi è abituato da sempre a mettere in poesia i propri pensieri. Vite diverse, quelle di Rosetta e Luciana, che s’incontrano in una condivisione di versi, ricordi, emozioni, raccontate dalla voce della moderatrice Pasqualina Ruberto. Entrambe nate durante la guerra, l’una da un maestro elementare, l’altra da un medico condotto – Annibale Parlati, anche lui scrittore e poeta del quale pochissimo resta. L’una vive la propria infanzia in via Conforti, l’altra su Corso Numistrano: luoghi del cuore, che ne segnano profondamente la poetica e la visione del mondo, immortalati mille volte nella luce di mille volti diversi incontrati per strada, alla finestra, nelle tante attività commerciali di cui oggi pochi conservano memoria. Volti di donne, soprattutto: madri sfinite dalla fatica del lavoro e dagli eccessi di un marito violento; mamme di campagna capaci di rendere meravigliosa con poco la vita dei bambini; nonne affettuose, oggi alle prese con i misteri della tecnologia.
“Potremmo considerare i nostri racconti come una rivisitazione di ciò che era il lavoro dei vecchi cantastorie, che giravano nei mercati e nelle piazze raccontando il passato”, spiega la professoressa Luciana Parlati, scopritrice del talento dell’amica Rosetta Vecchi, la quale solo da adulta scopre il proprio dono di narratrice. “La mia musa è l’infanzia”, racconta Rosetta aprendo lo scrigno di sé stessa e dei propri ricordi, che uniscono in una miscela perfetta le lacrime e il sorriso, e che conservano la voce ingenua della bambina che è stata parte di un secolo duro da attraversare, ma pure pieno di gioia e di irripetibile spensieratezza. Così come Luciana, colonna dell’insegnamento lametino, i cui racconti oggi catalizzano l’attenzione di chi ascolta, trascinandolo in un mondo perduto o nei meandri della fantasia, e lasciando a bocca aperta gli astanti come per un gioco di prestigio che fa riapparire cose scomparse. “Questi racconti non appartengono al passato ma al presente”, conclude la presidente del CPO Annalisa Spinelli, “e ci ricordano l’impegno a recuperare le nostre radici, perché senza radici non esiste futuro, e senza memoria non esiste identità”.
Giulia De Sensi
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