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Roma - È caro conto-corrente: in Italia il costo di gestione di un conto corrente è salito in 10 anni del 23%, e nello stesso periodo è cresciuto il valore dei depositi in banca delle famiglie, che nel 2026 sfiora quota 1.163 miliardi di euro, seppur con enormi differenze sul territorio. I dati arrivano da Adusbef (Associazione Difesa Utenti Servizi Bancari) che ha realizzato uno studio per analizzare l'andamento dei conti correnti in Italia. In base agli ultimi dati della Banca d'Italia il costo di gestione di un conto corrente è salito in 10 anni del 23%, passando da una media di 82,2 euro a 101,1 euro, spiega l'associazione.

Lo studio di Adusbef analizza poi il valore dei depositi bancari, ossia le somme che le famiglie italiane hanno a disposizione sul conto corrente (ad esclusione delle forme di liquidità remunerata o vincolata). Alla data del 31 maggio 2026 le famiglie consumatrici conservano in banca un totale di 1.163 miliardi di euro, ma le differenze sul territorio sono fortissime. La Lombardia, con depositi per quasi 239 miliardi di euro, detiene il 20% di tutta la ricchezza depositata sui conti correnti italiani, seguita ad enorme distanza da Lazio (122 miliardi) e Veneto (105 miliardi). Chiude la classifica la Valle d'Aosta con circa 2,8 miliardi. Se però si considera il valore dei conti correnti in rapporto alla popolazione residente nelle varie zone d'Italia, si scopre che la provincia più "ricca" in termini di soldi depositati in banca è Bolzano, con una media di quasi 30.400 euro pro-capite. La provincia con i conti correnti più bassi è Crotone, con una media di 9.679 euro a residente.

Caro carburanti in Calabria

In Calabria i prezzi dei carburanti risultano tra i più elevati d’Italia: il gasolio self raggiunge 2,150 euro al litro e la benzina 2,032 euro, valori superiori alla maggior parte delle regioni e secondi, per la benzina, solo alla Provincia di Bolzano. Particolarmente elevati anche GPL e metano, rispettivamente a 0,801 e 1,755 euro al litro: il dato conferma una situazione poco favorevole per gli automobilisti calabresi, soprattutto per il metano, tra i prezzi più alti a livello nazionale.

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Assoutenti, 'il governo tagli le accise almeno fino al 6 settembre'

"Il governo deve reperire al più presto le risorse necessarie per tagliare in modo consistente le accise sui carburanti e deve farlo in fretta, perché la salita senza sosta dei prezzi alla pompa rischia di avere effetti devastanti sull'economia italiana". Lo afferma Assoutenti, che chiede all'esecutivo di intervenire su petrolieri, società energetiche e compagnie di assicurazioni. "L'abnorme crescita dei listini ai distributori non ha effetti solo sul pieno, ma rischia di creare un effetto domino sull'economia italiana portando a rincari a cascata in tutti i settori con conseguente perdita del potere d'acquisto delle famiglie e contrazione dei consumi che già non godono di buona salute - spiega il presidente Gabriele Melluso - Per questo riteniamo indispensabile tagliare subito le accise, con lo sconto che deve essere esteso almeno fino al 6 settembre, quando termineranno i rientri estivi degli italiani". "Capiamo le difficoltà nel reperire le risorse necessarie, ma il governo può trovare i fondi utili allo scopo intervenendo sia sugli extra- profitti di petrolieri e società energetiche, soggetti che stanno arricchendo le proprie casse grazie all'attuale situazione di crisi, sia sugli utili record di banche e assicurazioni, in modo da redistribuire in modo più equo la ricchezza. Crediamo inoltre sia giunta l'ora di una revisione della tassazione eccessiva che pesa sui carburanti in Italia, attraverso una riduzione strutturale delle accise, provvedimento che il governo deve al più presto inserire nella propria agenda" conclude Melluso. 

Unc, 'per la benzina è record storico e il governo dorme e va in letargo'

"La benzina venduta nella rete stradale a 2,008 euro al litro e in autostrada a 2,085 rappresenta, in entrambi i casi, un record storico. Mai si è mai avuto un prezzo così alto dall'inizio delle serie dei prezzi medi giornalieri comunicati dal Mimit, iniziate il 1 agosto 2023. Per trovare un prezzo più alto bisogna risalire al 2022, con lo scoppio della guerra in Ucraina e fare riferimento ai dati settimanali raccolti dal ministero dell'Ambiente, anche se il confronto è improprio visto che quelle medie uniscono i prezzi della rete stradale con quelli autostradali". Lo denuncia Massimiliano Dona, presidente dell'Unione Nazionale Consumatori.

"In ogni caso è probabile che i prezzi di oggi siano inferiori a quello rilevato nella media settimanale dal 27 giugno 2022 al 3 luglio 2022 quando la benzina costava 2,065 euro al litro, inferiore al prezzo autostradale di oggi e superiore a quello delle strade normali. Per trovare una media settimanale superiore a entrambe le rilevazioni del Mimit di oggi bisogna risalire fino alla rilevazione del 21 marzo del 2022 (dal 14 al 20 marzo), con 2,137 euro al litro, prezzo che indusse il governo Draghi a tagliare le accise di 25 cent, 30,5 cent con l'Iva al 22%" prosegue Dona.

"Il governo Meloni, invece di fare altrettanto, con la scusa delle accise mobili, dorme un sonno profondo, va in letargo, girandosi dall'altra parte, fregandosene della stangata sul primo controesodo. Insomma, altro che promesse elettorali: anche Meloni considera gli automobilisti polli da spennare" conclude Dona.

 

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