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Lamezia Terme - “Pensando al cibo, mi piace immaginare le mani di chi ne coltiva gli ingredienti e li trasporta, la loro tradizione e la loro storia”. E’ una cucina dai sapori decisi, a tratti forti e legati alla terra quella che accompagna il giovane chef Luigi Lepore. Per lui una nuova sfida, quella di ritornare nella sua Lamezia, dopo tante esperienze vissute in Italia e all’estero, aprendo un ristorante nel cuore della città e avviando un progetto gastronomico con il suo nome.  “Ho sempre amato la cucina, è con mia madre che ho iniziato ad affacciarmi a questo mondo, sin da piccolino, per poi coniugare la passione con il vero e proprio lavoro”. Studi classici, una laurea in scienze del turismo e un master in scienze gastronomiche, ma lo chef Lepore chiarisce subito che non era portato al tipico lavoro “da scrivania”. “Dalle otto ore di lavoro quotidiane -racconta - mi sono subito ritrovato in un ristorante con due stelle Michelin a Milano, e da lì è partito poi tutto”. 

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Fa le sue esperienze in giro per il mondo ed in ristoranti stellati come il Trussardi alla Scala di Milano, Caino in Toscana, il Can Fabes in Spagna, La Bastide de Capelongue in Francia ed Il Comandante a Napoli. Ha collaborato nelle brigate di grandi nomi dell’alta cucina, al seguito di Andrea Berton, Alfio Ghezzi, Valeria Piccini, Santi Santamaria, Xavier Pellicer, Edouard Loubet, Salvatore Bianco. “Ogni esperienza è stata fondamentale per il mio percorso, dal rigore, alla metodologia del lavoro, sino a capire che tipo di cucina avrei voluto portare avanti”. 

Le sue passioni sono, del resto, quelle evocate nel suo menù dai sapori esplosivi, fatto di ricordi della sua infanzia ma anche di quello che è riuscito a carpire dai maestri con cui è entrato in contatto. “In particolare in Maremma - ricorda - ho capito cosa volesse dire il concetto di gusto, riscoprire l’orto e la bellezza della terra”. Cinghiale, pancia di maiale, agnello, maialino ma anche baccalà sono i protagonisti della sua cucina, muovendosi tra sperimentazione e ritorno alle origini, senza mai tralasciare i sapori di Calabria. Un formato innovativo, quello che ha voluto infine ricreare tornando in città, dagli ampi orizzonti, ma con le radici ben salde nelle culture materiali che caratterizzano l’identità del territorio.

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Il ristorante si trova all’interno di un palazzo del XIX secolo a Nicastro, nel cuore di Lamezia Terme. L’architettura ed il design evocano, infatti, gli elementi naturali della terra di Calabria. Nulla è stato lasciato al caso: i tavoli, le sedie, parti dell’arredamento sono stati interamente realizzati da artigiani dell’hinterland, scegliendo piccoli produttori e aziende locali come compagni di viaggio.  Insieme allo chef Lepore, una squadra di giovani professionisti, dal Pastry Chef Federico Cari con i suoi dolci freschi e genuini, al maître Alfredo Manzoni, alla scoperta dei vini autoctoni della Regione. “Nella nostra carta - afferma - puntiamo molto sulla Calabria, al lavoro in vigna, con pochi pesticidi e solfiti, prediligendo il vino che facevano i nostri nonni. Pian piano ci allargheremo sul resto dell’Italia ma per ora restiamo al sud, con spazio anche allo champagne e alla Franciacorta”. Un percorso quindi tutto in salita quello che Luigi Lepore e il suo team hanno deciso di intraprendere a Lamezia, per una regione, come la Calabria, che vanta già un patrimonio enogastronomico d’eccellenza. 

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