Quella sera del '43 in cui bombardarono Sant'Eufemia, il ricordo: "Mia madre vide morire le sue amiche"

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Lamezia Terme - "Le sirene suonavano e la gente si rifugiava nelle cantine delle prime palazzine costruite vicino alla ferrovia. Tuonavano le bombe lanciate dagli angloamericani e per tutta la vita mia madre si è portata nel cuore il ricordo delle tre amichette di 14 anni che persero la vita per via dell'esplosioni e i cui corpi furono raccolti davanti all'allora municipio di Sant'Eufemia". La signora Maria rivive nei racconti del figlio Ferdinando Miletta, che riporta indietro le lancette del tempo a quell'estate del 1943 quando anche Lamezia Terme - in particolare l'allora comune di Sant'Eufemia - rientrò negli obiettivi militari dalle truppe alleate che, per bloccare l'esercito tedesco, bombardarono diversi punti della Calabria considerati strategici soprattutto per gli approvvigionamenti ai nazisti.

La signora Maria oggi non c'è più ma i suoi racconti sono immortalati nella memoria del figlio, custode di quei flash back carichi di dramma e dolore e che oggi assumono ancora più valore, scorrendo le immagini e i resoconti che arrivano dall'Ucraina.

L'episodio più drammatico per la città fu senza dubbio la sera del 13 agosto del 1943. Venti lunghi minuti dalle 21.20 alle 21.40, tanto durò l'incursione aerea che distrusse parte della ferrovia, diverse case e soprattutto provocò la morte di nove lametini. Amore Millich, Ernesto Di Palma, Provvido Marchetti, Evelina Veneduzzi in Marchetti, Maria Rosa Marchetti, Pietro Cervetti, Domenico Gentile, Giuseppe Maria Maida: questi i nomi impressi nella lapide esposta dall'amministrazione comunale nel 2013. Ma le vittime totali furono molte di più perché in quegli attimi in cui dal cielo cadevano le bombe, un treno proveniente dalla Sicilia arrivò a Sant'Eufemia e lo scenario di morte e devastazione lascò il segno per sempre.

"La famiglia Marchetti - ricorda ancora Miletta - era nostra vicina di casa. Provenivano dal Nord e si erano trasferiti qui perché il papà era impegnato nei lavori di bonifica della Piana e poi all'ex zuccherificio. Quella sera, al primo suono della sirena, per salvarsi erano andati a nascondersi in una zona boschiva poco lontana dalla ferrovia. Pensavano di scampare alle bombe allontanandosi dai binari e invece in quel piccolo bosco hanno tutti perso la vita. Il ricordo di quella famiglia e di quei terribili giorni hanno accompagnato per sempre la vita di mia madre".

Giulia Veltri

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