
Lamezia Terme - "A Lamezia al momento c'è una richiesta altissima di medici e una burocrazia lenta”. Con Alberto Caputo, rappresentante dei medici di Medicina generale, affrontiamo quello che è uno dei nodi più spinosi che vive la cittadinanza. La mancanza di medici di base.
"Prima di parlare di ogni cosa - spiega Caputo - bisogna considerare il problema nella sua globalità. Noi siamo passati dagli anni Settanta agli anni Duemila, per un periodo in cui c'è stato, soprattutto negli anni Settanta e Ottanta un sovrannumero di medici. Il rapporto grosso modo era un medico ogni 300 abitanti, si parlava addirittura del medico di quartiere. La politica faceva la sua parte e comandava anche in questo settore e si cercavano di "sistemare" i figli. Sei lei si ricorda, vi erano reparti sdoppiati per consentire ciò. A Lamezia c'era per esempio Chirurgia uomini, Chirurgia donne, Chirurgia generale, chirurgia generale ad indirizzo pronto soccorso. Poi c'era Chirurgia della mano, Chirurgia del dito eccetera. Il politico di turno che aveva un medico da sistemare gli creava un reparto in cambio del consenso elettorale. Ogni reparto occupava delle altre situazioni, e così si creava una postazione di potere. I medici c'erano e bisognava occuparli. Quindi, sorse il problema che con tanti medici, dopo aver esaurito i posti in ospedale, si crearono le Guardie mediche, magari qualcuno si potrà risentire ma è così. Si immagini una Guardia medica a Martirano Lombardo, una alla frazione più grande di Martirano, una a San Mazzeo, una a Conflenti eccetera. Dico naturalmente per fare un esempio. Così, nell'arco di 5/6mila abitanti c'erano fino a quattro, cinque Guardie mediche. Bisognava insomma occupare questi medici, sennò dove si mettevano?".
Dottor Alberto Caputo, rappresentante dei medici di Medicina generale
Analizziamo la situazione attuale.
"Ritorniamo all'esempio di prima. Reparto di Chirurgia uno, 25 posti uomini e 25 donne; Chirurgia due, 25 posti uomini e 25 donne. Chirurgia di Soveria, anche qui 25 e 25; Chirurgia clinica Michelino mi pare ne avesse 15 o 30 in totale. Quindi, se facciamo il totale siamo oltre i 100/150 posti letto e Lamezia e nel Lametino. Guardiamo ad oggi. Abbiamo un'ottima chirurgia, 7/10 posti perché più di 10 non ce ne sono. Quindi, parliamo che sono stati chiusi oltre 100/130 posti letto. Significa che il numero dei medici che c'erano prima è completamente cambiato. Prima c'erano quattro primari adesso uno solo. Prima c'erano due assistenti Chirurgia uomini e due assistenti Chirurgia donne e altro personale ancora. Adesso al massimo in tutto sono 4/5 che mantengono un reparto con sala operatoria. Il numero dei medici è venuto decisamente meno in contemporanea con il numero chiuso, con la tendenza che c'è stata di chiudere l'ospedale, con la tendenza che c'è stata sino a prima del Covid, il punto numero uno era il ricovero. Solo dopo il Covid ci si è resi conto che c'era il territorio. Ma in realtà il territorio è fermo da tantissimi anni, per cui il medico più giovane oggi ha 66-67 anni. A Lamezia, che rispecchia il dato nazionale, al momento c'è una richiesta altissima di medici e un numero di medici che sono pochissimi. Una burocrazia, per l'inserimento, non lenta, ma stralenta. Un potere politico che come sempre blocca tutto perché deve cercare di occupare il figlio, il nipote, il cugino, il parente a destra e a sinistra".
Nello specifico quali sono le criticità?
"Un passaggio che potrebbe essere semplice, come uno più uno uguale a due. Mi spiego meglio. A Lamezia ci sono 30 zone carenti e ci sono 40 medici. Basterebbe mettersi in un pomeriggio e risolvere tutto. Invece no, passano anni. La zona carente viene nominata il mese di marzo. Poi parte ad aprile, poi passa maggio e via discorrendo...".
Cosa si intende per zona carente?
"Significa che deve esistere un medico per ogni 1000 abitanti. Per abitanti si escludono quelli in età pediatrica. Quando si ha questo rapporto di uno/mille in effetti c'è il posto per il medico, Quando se ne va, per un motivo o per un altro, si ha la carenza. A Lamezia poi esiste un altro problema particolare. Negli ultimi quattro anni abbiamo avuto 4mila residenti in meno. Come primo fattore sicuramente la diminuzione delle nascite, e poi c'è un secondo fattore quello che i nostri figli fanno l'Università e se ne vanno. A Lamezia in base a questo rapporto c'è bisogno di circa una settantina di medici".
Come si fa la graduatoria?
"Non si fa più a livello di Asl come si faceva una volta. Oggi si fa a livello regionale. Per cui se a me, esempio, da Reggio Calabria mi danno la Convenzione a Lamezia Terme che faccio? La accetto. Non apro, o apro a livello fantasma, e aspetto che si faccia la graduatoria perché dopo due anni io posso chiedere il trasferimento e così automaticamente salto tutti quelli che ci sono nel mio circondario. Pertanto, noi abbiamo dei medici che non sono di Lamezia Terme, ma che so, di Soverato, di Catanzaro, che fanno un'altra attività come la Guardia medica, o altro e si pigliano la Convenzione a Lamezia con tre mutuati, cinque mutuati non ha importanza, e non ci vengono. Dopo due o tre anni fanno la domanda di trasferimento. Se viene accettata se ne vanno sennò aspettano altri due anni. Quindi, noi abbiamo queste zone che sono bloccate da un certo numero di persone, e poi abbiamo l'altro punto carente che è l'età dei medici, più vicina ai 70 che ai 65 anni, non ai 60. Nel periodo che va tra quelli nati dal 1950 al 1956/57 - che è la partenza del numero chiuso - vi è un numero di medici enorme. Se uno se ne va in pensione a marzo la zona carente viene fatta a marzo dell'anno prossimo. Se ci sono delle persone, per esempio, quelli del 52 che vanno in pensione quest'anno con 70 anni, succede che se manca il dottor Rossi, il dottor Bianchi, il dottor Verde, il dottore Celeste, non è che questi vengono subito rimpiazzati. E nemmeno nell'anno prossimo ma in quello ancora dopo. Possono quindi passare anche due anni".
Come si fa l'assegnazione?
"Quando si fa l'assegnazione, c'è il rischio che le domande non vengono analizzate per bene. Per cui ognuno, vedendosi leso il proprio diritto, fa ricorso. L'ultima graduatoria, per esempio, è uscita qualche tempo fa. Molte persone hanno fatto ricorso e combinazione tutti l'hanno vinto. Su Lamezia di recente ne hanno inseriti 3 nuovi, e questi avevano fatto tutti ricorso e vinto. Poi abbiamo dei casi paradossali. A Curinga per esempio è stata data la Convenzione ad un medico di 68 anni. Cioè, abbiamo chiuso una zona carente con un'altra zona carente. Poi abbiamo il caso di Falerna, per l'amor del cielo tutto legale si intende. Però è andato un dottore bravissimo, ma che fa 70 anni a giorni. Allora che si può fare, un anno, due anni? Ma poi viene a crollare quella che è la medicina di base. C'è anche un altro fattore, chi può sceglie di entrare in ospedale dove si guadagna molto di più. Abbiamo figli di colleghi che se ne vanno se hanno la possibilità di farlo. La verità è che medici ce ne sono pochi e la richiesta è enorme. La Regione e l'Asp non fanno niente per cercare di colmare questa vacatio, consentendo di mantenere situazioni ambigue che potrebbero risolversi in maniera diversa, tipico di tutte le cose della Calabria".
I giovani oggi hanno la passione per la medicina? Possiamo sperare che il numero cresca per sopperire alle carenze?
"Sono fiducioso nei giovani perché sono il presente, non sono il futuro. Questo è un discorso fondamentale. E loro devono lavorare su quello che gli ha lasciato il passato. Abbiamo fatto tante cose buone ma anche tante cose non buone. Il medico, come professione, affascina e credo che ogni genitore sogna il figlio medico. Si vive bene. Facendo il medico non si fa certo la fame, è davvero difficile trovare un medico povero. C'è la possibilità di spostarsi col lavoro come si vuole. Poi, come tutte le cose succede che c'è tanta gente che lo fa per passione ma c'è anche chi lo fa per i soldi. Guardi, tutti i giovani che io ho incontrato, sono bravi, preparati e volenterosi. Io quando parlo dei giovani ho molta fiducia del presente, solo che bisogna dargli più spazio".
A.C.
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