Il Lametino 200: La Bomba

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Lamezia Terme - La bomba ritrovata in un terreno in città e dall’obiettivo ancora oscuro, i retroscena dell’Operazione Piana. Sono questi gli argomenti che occupano le prime pagine dell’edizione estiva de “il Lametino” giunta al numero 200.

L’ordigno esplosivo ad alto potenziale, lo ricordiamo, era stato trovato in un capannone industriale adibito a sansificio su via Indipendenza e che era stato prelevato da Angelo Anzalone, 35 anni, con la complicità di Francesco Rocca, 30 anni, entrambi finiti in manette. L’enigma sull’obiettivo dell’ordigno non è ancora stato risolto e il caso diviene così il giallo dell’estate. Su un comune contenitore d’acciaio, che normalmente viene usato per l’olio, era stata posta una miccia e, al suo interno, circa 7 chilogrammi di polvere pirica e 71 bulloni di ferro, un esplosivo capace di provocare effetti distruttivi a diverse centinaia di metri. I due giovani sono entrambi pregiudicati ma, in particolare, il nome di Angelo Anzalone era emerso nelle confessioni dei pentiti Angelo Torcasio che nell’interrogatorio del 5 gennaio 2012, riportato sul numero cartaceo, dice “Anzalone è bravo a fabbricare esplosivi”. Anche il collaboratore di giustizia Battista Cosentino conosceva Anzalone in quanto fidanzato, non accettato in famiglia, della nipote. Nell’interrogatorio del 21 gennaio 2012 Cosentino cita e chiama in causa il trentacinquenne lametino con a carico già diversi precedenti.

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Inoltre, in questo numero, abbiamo riportato l’ultima parte sull’Operazione Piana che, ricordiamo, ha portato all’arresto di 4 imprenditori lametini definiti dal Gip “imprenditori di riferimento”. L’inchiesta, in questa seconda parte, si concentra sulle modalità e sulle trattative che avvenivano tra gli imprenditori e la cosca Giampà. Gli stralci riportati dei verbali dei pentiti illustrano, infatti, un’attività dedita all’illecito dove, come riferisce Giuseppe Giampà nel verbale d’interrogatorio del 3 dicembre 2013 “queste ditte non solo venivano da noi indicate agli imprenditori che prendevano i lavori, ma talvolta facevano da tramite tra gli imprenditori e noi”. Tangenti, mazzette, prestanomi, rapporti diretti con la cosca, questo e altro nelle riflessioni del Gip che spiega le dinamiche e motivi di questi “affari”. Per ulteriori dettagli e particolari vi invitiamo a leggere da oggi in edicola la rivista numero 200.

 

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