
Lamezia Terme, 17 novembre - Una doppia intervista ai due maggiori artefici dello smantellamento in atto della cosca Giampà, e cioè il procuratore aggiunto della DDA Giuseppe Borrelli e il responsabile della polizia distrettuale, Rodolfo Ruperti, apre questo numero (il 193) de “il Lametino”. Il magistrato e il dirigente della polizia hanno fatto il punto sulla lotta alla ‘ndrangheta lametina, lo stato delle indagini e gli sviluppi ulteriori, ed importantissimi, creati dal pentimento del capo reggente della cosca, Giuseppe Giampà, figlio del boss storico, Francesco Giampà detto “u prufissuri”. Il procuratore Borrelli ha inoltre sottolineato l’urgenza di continuare le indagini proprio per evitare che il vuoto creatosi nell’ambito criminale lametino dalla sconfitta della cosca Giampà possa creare spazio per la crescita di un’altra cosca.
Urgenza dettata non dalla mancanza di prove, riscontri incrociati dopo le ammissioni dei pentiti, ma dal fatto che tra udienze ed indagini i giudici della DDA hanno poco tempo a disposizione per continuare con celerità il lavoro. Il responsabile della polizia distrettuale Ruperti ha commentato la reazione che si è creata all’interno della cosca dopo la decisione di Giuseppe Giampà, “u presidente”, di collaborare con la giustizia. Le sue ammissioni, peraltro già riscontrate in gran parte con quelle dei precedenti pentiti - in primis Angelo Torcasio - hanno portato ulteriore scompiglio tra gli affiliati e per questo motivo Ruperti non ha escluso una nuova ondata di pentiti.
Sempre Ruperti ha sottolineato la novità “storica” di quanto sta succedendo nella cosca Giampà. “Mai era successo, nella storia della ‘ndrangheta, che si pentisse un padrino e persino una ndrina affiliata, come quella della famiglia Cappello. E nella mia esperienza nel vibonese prima e nel casertano dopo, non avevo mai visto una cosa del genere”. Entrambi gli intervistati hanno poi, quasi all’unisono (le interviste sono state fatte in orari diversi e in luoghi diversi) ribadito che mai come ora la partecipazione dei lametini deve essere massiccia, commercianti e imprenditori e tutti quelli sino a poco tempo fa erano vessati dalla cosca Giampà, adesso devono collaborare di più con gli inquirenti “perché il cerchio della paura è stato distrutto”. Bella la chiusura finale di Ruperti: “Ora i cittadini di Lamezia hanno la possibilità di riappropriarsi della propria città”.
Sempre in tema, ma vista da un’angolazione particolare, l’intervista a Don Giacomo Panizza, che ha ribadito come “Lamezia si trovi ad una svolta e che dopo il grande lavoro delle istituzioni” ora serve uno scatto di qualità della comunità lametina, che deve partecipare di più e dare maggiore sostegno agli inquirenti e ai magistrati. Infine, sempre nelle pagine della lotta alla ‘ndrangheta, ecco la ricostruzione e l’analisi dei carabinieri di Lamezia, che spiegano il contesto – quello della raccolta dei rifiuti urbani – in cui maturò l’uccisione di due innocenti e onesti lavoratori: Francesco Tramonte e Pasquale Cristiano, i due netturbini trucidati il 24 maggio 1991 nel quartiere Miraglia di Sambiase mentre svolgevano il loro lavoro. Buona lettura.
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