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Lamezia Terme – Il candidato a sindaco per il movimento “Lamezia insieme”, Rosario Piccioni, dopo la decisione del partito democratico di escluderlo dalle primarie di coalizione, ha indetto una conferenza stampa nella sua sede per chiarire la sua posizione rispetto alle polemiche di questi giorni. Piccioni ha ripercorso i momenti che l'hanno portato a ripensare ad una sua scesa in campo alle primarie, non solo per il ritiro di alcuni candidati ma soprattutto per un clima di maggior correttezza e armonia che si era venuto a creare tra quelli rimasti grazie alla supervisione di Soriero. “Abbiamo il dovere di parlare ai cittadini con onestà – ha affermato Piccioni - e se ho valutato la possibilità di prendere nuovamente parte alle primarie è stato per non lasciare la città in mano al centro-destra e perchè mi preme più di tutto l'unità del centro-sinistra”.

“Dopo due incontri con il commissario Soriero e aver recepito uno spiraglio di apertura – ha poi chiarito – non ho più ricevuto risposte ufficiali se non aver appreso la mia esclusione direttamente dai giornali. E' un sopruso in barba ad ogni regola, un atto di prepotenza, arroganza e anche di discriminazione nei confronti di chi ha sottoscritto una candidatura in maniera democratica e che tra i primi aveva raccolto le firme necessarie, cosa che non è ad esempio accaduta per il candidato Richichi”. “Ad oggi non c'è stata ancora nessuna chiarezza sulle primarie e  qualsiasi siano gli sviluppi resterò comunque in campo consapevole del fatto che il Pd sta portando avanti esclusivamente giochi politici a discapito dei cittadini”.

"Ieri nella sua iniziativa pubblica, Francesco Grandinetti parla di un “accordo” che avrebbe visto protagonisti i vertici regionali del partito democratico. Il popolo di centrosinistra deve sapere qual è il contenuto di questi accordi, quale sono “le postazioni” ambite da Grandinetti per poter verificare il rispetto di questi accordi: se si tace su questo, siamo alla vecchia politica, agli accordi “sottobanco” e ai tatticismi fatti solo per garantirsi una sistemazione con il probabile vincitore.Il bene della città è sacrificato in nome di interessi personali, degli equilibri del partito democratico e dello stesso Soriero che vuole tornare a Roma con l’obiettivo raggiunto di avere un candidato con il brand del Pd, indipendentemente da quello che sarà l’esito delle vere elezioni del 31 maggio. Si capisce allora che le primarie sono svuotate di significato politico e non sono più primarie del centrosinistra, ma primarie del Pd, perché tutti i candidati sono o tesserati del Pd o vicini all’area del partito democratico. Siamo di fronte a un atto di discriminazione grave". 

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A. R. 

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