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COSENTINO-Pd-Paolo.jpgLamezia Terme – “Ritengo di dover intervenire e replicare alla senatrice in carica Doris Lo Moro e alla professoressa Marasco non per prendere le difese del dott. Lelio Giuseppe Petronio, che potrà, anche in seguito, come ha già magistralmente dimostrato poter fare, rispondere  alla nostra punta di diamante e magnifica rappresentante nel parlamento repubblicano ed in seguito anche alla professoressa, ma per ricordare, e rimarcare, lo svolgimento delle primarie del mio partito, il PD, che, nella provincia dell’impero Lamezia ha usato regole e metodi per niente democratici”.  Scrive in una nota Paolo Cosentino del Pd.

Che le primarie siano state gestite dal senatore Petronio l’ho appreso, dagli organi di stampa, dopo l’intervento della senatrice Lo Moro. A me, che ha tentato di prendervi parte risulta che i notabili: Doris Lo Moro, Ernesto Magorno ed un “ambiguo” segretario provinciale presente/assente, a secondo delle circostanze, non riuscendo ad imporre il nominativo del “diletto” di turno, abbiano fatto letteralmente a pezzi le normali regole previste dallo statuto.

Già nel corso di una lunga e molto partecipata riunione degli iscritti “…alla quale” ripeto testualmente le parole del segretario provinciale “a breve seguirà un’ulteriore assemblea  per l’analisi del voto e per le scelte da assumere nell’immediato” assemblea che ancora, dopo quasi 3 mesi,  aspetto sia convocata ho ripercorso le dinamiche, vergognose, che hanno portato alla disfatta del partito (forse anche da qualcuno dei “generali regnanti” programmata e favorita al fine di mantenere un ruolo di leader).

Si sono gestite le primarie con un commissario, l’onorevole Soriero, che conosceva tanto il territorio lametino da proporre candidato unico, e di superamento delle divisioni, una donna –amica e stimata avvocato lametino - già precedentemente legata dal vincolo matrimoniale al competitor del centro destra (oggi sindaco di Lamezia Terme), per la serie “il PD unisce le sue componenti ma contribuisce a dividere le famiglie”. A parte la battuta e la “ rivelazione” della soluzione Soriero, che testimonia l’interesse che Lamezia ha suscitato nei vertici, la disamine fatta dal senatore Petronio appare lucida e serena sotto molteplici punti di vista.

Oggi, a Lamezia, il partito è assente, le governance, sia Regionale che Provinciale, che un minimo di riconoscenza dovrebbero restituire ad un territorio, quello lametino, che tanto ha contribuito alle affermazioni del nostro centro sinistra, deve prendere atto che non si può continuare a mortificare un’intera comunità con idee e proclami che non sentano i veri e reali problemi di un’intera collettività. Mi riferisco al problema sanitario, alle opere necessarie per la messa in sicurezza delle zone montane ed a tutti quei bisogni primari che necessitano di azioni coraggiose e determinate. Si, certo i problemi sono tanti, la crisi economica è di quelle senza precedenti, sicuramente operare scelte è difficile e, a volte, anche impopolare, ma da qui ad ignorare Lamezia e i lametini ce ne passa.

Dare un segnale in questo senso, lanciare un messaggio di orgoglio e di appartenenza ad un comprensorio e ad un partito è stato visto come un reato di lesa maestà, da perseguire e punire.  Ma, dato che tanti amici e conoscenti mi attribuiscono del “ malizioso”  in ossequio a tale mio aspetto caratteriale -che effettivamente mi riconosco -, fosse che la reazione lomoriana sia stata elaborata per spostare l’obbiettivo dal vero problema? E cioè dall’immobilismo regionale, provinciale e nazionale delle sorti della nostra città? Oggi si parla ancora delle primarie e di fantomatiche responsabilità. Le responsabilità sono degli attuali direttivi.

A chi scrive è stata negata la “chance” di chiedere, alla base del PD, il consenso per dare linfa nuova al partito. Ma “ la scelta di un esterno”, dice la professoressa Marasco  ed è il vero motivo del mio intervento- “aveva lo scopo di affidargli una campagna elettorale di rottura e di rinnovamento. Nessuno degli esponenti di spicco del partito sarebbe stato credibile nel prendere le dovute distanze dalla passata amministrazione”, premesso che non mi sento “elemento di spicco”, ma come si permette, signora professoressa, a mortificare i candidati tesserati del Pd anche se poi, tre su quattro (tranne chi scrive) si sono ritirati?

Mi conosce? mi ha mai ascoltato tranne quando pubblicamente al suo segnale di resa al centro destra le dissi che il suo “ex nipote” così ebbe a definirlo era una persona perbene e seria, oltre che un mio amico,  ma potevamo ancora farcela sul piano dei programmi, delle personalità e delle idee? Ha avuto modo di analizzare le critiche mosse, sulla stampa, alla giunta speranza, da commercialista, che tanti problemi, anche sul piano personale, mi hanno portato? Ha elementi, per escludermi dal novero dei “credibili”? “Dimettersi dai ruoli”, dice la professoressa Marasco, certo chi fallisce non può più amministrare, vale nel Privato quanto nel Pubblico ed in tutte le situazioni. Alle comunali il partito ha raccolto meno voti dei candidati, arrivando ai minimi. Di chi è la responsabilità? Di chi ha operato le scelte o degli elettori? Nel caso di Lamezia, di chi ha operato le scelte. Quindi una fase nuova è necessaria.   

Nel comunicato Lo Moro acquisisco, ed apprezzo – da novizio-, lo spirito di servizio della mia attuale senatrice che parla di “unità”. Vorrei, però, che la stessa mi spiegasse – magari pubblicamente, in privato ha espressioni alquanto “colorite”, come e quando convergere nelle scelte unitarie. Cioè attraverso quale metodo si può arrivare a tale nobile obbiettivo.

Sicuramente, non attraverso la freddezza dei numeri (la conta degli iscritti lei l’ha impedita per la scelta del candidato alle primarie di coalizione), né per mezzo dell’accondiscendenza alla volontà della maggioranza del partito nel momento in cui questa sceglie una linea – la stessa è data tra i dissidenti pronti a uscire dal partito per le riforme che non condivide (anche se, aderendo alla prospettiva “professoressa Marasco”, dovrebbe lasciare il posto di senatrice/dimettendosi). Ma, fosse che “l’unità” è accettare le di Lei scelte, che sicuramente, da donna esperta, sono le più sagge?

Se così fosse, annulliamo tutto: annulliamo le consultazioni, annulliamo i confronti e lo scambio di idee, tanto se non piacciono è per colpa degli altri e soprattutto ripristiniamo la censura . A questo punto facciamo in modo che anche le consultazioni elettorali si annullino, anzi no, lasciamo che governi la minoranza. Perché se qualcuno crede di avere avuto i numeri per proporre i suoi programmi e i suoi progetti vuol dire che è sceso a compromessi e non è una persona libera, e quindi affidabile”.

 

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